Assistenza familiare: lavoro per immigrati? Ora si fanno avanti gli italiani

Presentato il modulo formativo AIMA per Assistenti Familiari stranieri. 50 assistenti–badanti hanno partecipato al corso di formazione dell’AIMA


SOCIETÀ — Cavalleri (Comune di Firenze) “il comune non può utilizzare le badanti nell’assistenza familiare”. Martini (Caritas) “Sempre più donne italiane si propongono per questo lavoro”. Matera (AIMA) “La badante è fondamentale per la qualità della vita della famiglia con malato o anziano in casa”. Proci (Agenzia Tu) “A Firenze e provincia lavorano 20.500 assistenti familiari straniere”

Sono la categoria più numerosa tra i lavoratori immigrati in Italia. Hanno un livello di istruzione elevato ed una grande capacità di risparmio. Provengono soprattutto da Romania, Ucraina, Moldova Filippine, Perù e Sri Lanka e trovano lavoro principalmente tramite il passaparola tra i connazionali.
E’ questo, in sintesi, l’identikit degli assistenti familiari - immigrati, principalmente donne, che svolgono mansioni di badanti, colf e baby sitter - che è emerso oggi nel corso del dibattito Assistenza Familiare e Alzheimer dove sono stati presentati i principali risultati della ricerca “L’indagine sull'assistenza familiare in Italia: il contributo degl’immigrati” ed il modulo formativo AIMA rivolto ad Assistenti Familiari stranieri.

All’incontro sono intervenuti: Vincenzo Cavalleri - Direttore Servizi Sociali Comune di Firenze, Giovanna Le Divelec - Presidente della Fondazione Andrea Devoto, Manlio Matera - Presidente AIMA Firenze, Alessandro Martini – Direttore Caritas Diocesana Firenze, Cristina Proci – Responsabile Agenzia Tu UniCredit.

Obiettivo dell’indagine, ideata e coordinata da Agenzia Tu UniCredit e UniCredit Foundation e realizzata dal team dei ricercatori del Centro Studi e Ricerche Idos, è stato quello di conoscere meglio chi sono gli assistenti familiari, cosa fanno, come vengono trattati, come considerano gli italiani e quali rapporti hanno con i Paesi di origine. L’indagine è stata effettuata nelle regioni del Nord e del Centro Italia, dove risiede la maggioranza degli assistenti familiari, intervistando 606 persone, individuati tra i clienti e non della Rete di Agenzia Tu di UniCredit in Italia (12 Filiali in Italia, di cui 1 a Firenze), nata per favorire percorsi virtuosi di integrazione attraverso un approccio fondato sull’accoglienza, sull’ascolto, sulla semplicità, sulla trasparenza e sull’impiego di personale di diverse nazionalità.

“Crediamo che questa ricerca possa portare il suo contributo al dibattito collettivo ma soprattutto possa far emergere la dedizione, la passione e la serietà che tanti lavoratori oggi dedicano alla nostra nuova Italia e che noi di Agenzia Tu UniCredit incontriamo ogni giorno ai nostri sportelli - ha affermato Cristina Proci Responsabile Area Com.le Agenzia Tu UniCredit - Grazie alla loro attività, permettono inoltre alle strutture pubbliche di realizzare un notevole risparmio. L’organizzazione “Badandum” del Pio Albergo Trivulzio di Milano ha stimato che nel 2010 le badanti siano costate alle famiglie 9 miliardi di euro (appena un miliardo in meno della spesa sostenuta dallo Stato per l’indennità di accompagnamento) e per fornire un servizio analogo lo Stato dovrebbe investire 45 miliardi (Romina Spina, “Le immigrate invisibili che tengono insieme l’Italia”).

Manlio Matera, presidente di AIMA Firenze, ha sottolineato che “il ruolo degli assistenti familiari (comunemente ma impropriamente chiamate badanti) è fondamentale per la qualità della vita di una famiglia alle prese con un malato di alzheimer. Il problema è trovare la persona giusta ed AIMA svolge anche questa funzione delicata di facilitazione dell’ incontro tra la disponibilità di lavoro ed i diversi bisogni delle famiglie. I corsi AIMA (come quello che stasera andremo ad erogare a 50 assistenti familiari) vanno proprio in questa direzione: dare formazione alle assistenti in modo che possano dare il giusto aiuto alle famiglie ed al contempo possano ricevere un giusto ritorno in termini economici ed in termini di integrazione sociale.”

Per la Fondazione Devoto che si occupa di affrontare le situazioni di disagio sociale in tutte le sue forme, Giovanna Ledivelec è intervenuta sottolineando che “anche le Assistenti familiari vivono una situazione di disagio. Spesso non si sentono integrate e non vivono il loro ruolo di collaboratrici all’interno della famiglia in cui lavorano con un sufficiente livello di rassicurazione e serenità. In questo percorso di integrazione svolgono una funzione di grande rilievo le famiglie. Sono loro le principali protagoniste della integrazione ed è necessario prevedere anche per loro percorsi formativi finalizzati”.
La Caritas ha tradizionalmente svolto un ruolo chiave nell’accoglienza dei nuovi lavoratori. Alessandro Martini, direttore della Caritas diocesana di Firenze, ha affermato che “per la Caritas l’impegno verso i lavoratori stranieri è una priorità”. La Caritas opera nel territorio attraverso i centri di ascolto che permettono di accedere di prima mano alle situazioni di bisogno o comunque di disagio. In termini generale Martini ritiene che “ il fenomeno delle assistenti familiari sta scendendo nonostante la crescita ulteriore della popolazione anziana. Certamente il protrarsi della crisi (orma da un quinquennio) non permette alle famiglie di poter utilizzare le badanti straniere e sempre di più donne italiane si propongono per questo lavoro. Il sistema Italia è fortemente garantista sul tema della sanità e dell’assistenza sociale, ma in realtà fa molto conto sulle capacità FAI DA TE delle famiglie italiane. Quando una famiglia decide di gestire autonomamente il malato o l’anziano in famiglia è fortemente penalizzata sotto il profilo economico e amministrativo e non viene aiutata minimamente”.

Vincenzo Cavalleri, Direttore dei Servizi Sociali de Comune di Firenze, molto concretamente evidenzia che il tema dell’assistenza familiare si scontra con i bilanci dei Comuni che hanno risorse sempre più ridotte per i servizi sociali. ”Il Bilancio del comune di Firenze è di 50 milioni di euro da suddividere tra anziani, famiglie indigenti, disagio giovanile, tossicodipendenza, ecc.. di cui 10-12 milioni vano destinati per le RSA. E inoltre importante rilevare, ha sottolineato Cavalleri, che il comune, nell’assistenza familiare, non può utilizzare le badanti. Il Comune deve utilizzare strutture e risorse “riconosciute” che sicuramente hanno un costo molto maggiore dei privati assistenti familiari. Manca il riconoscimento formale di questo tipo di figura”

L’indagine

Dall’indagine è emerso che sono oltre 750mila i lavoratori stranieri censiti dall’Istat che si occupano, in forme diverse, di assistenza familiare e costituiscono la categoria più numerosa tra i lavoratori immigrati in Italia. Provengono, in ordine di importanza numerica, da: Romania, Ucraina, Moldova, Filippine, Ecuador, Sri Lanka e Perù.
Gli intervistati hanno una buona capacità di risparmio. Sono infatti in grado di accantonare anche fino a 250 euro al mese. Il denaro guadagnato viene poi in parte spedito, nella maggioranza dei casi, ai familiari nei Paesi d’origine (il 33,6% attraverso canali informali, correndo il rischio del mancato recapito

Tra i diversi dati interessanti emersi dall’indagine, è da segnalare il tema del livello di istruzione, che risulta mediamente elevato, con il 26,7% che ha conseguito il diploma e il 18,0% che ha frequentato l’Università. Meno soddisfacente è la formazione specifica ricevuta per la cura delle persone (73,3% risposte negative e 24,7% risposte positive). Va segnalato che solo una quota minoritaria sente la necessità di una formazione specifica (36,0%, contro il 59,4% di risposte negative).

In tema di diritti e doveri, infine, si segnala che il 33,6% non fruisce pienamente dei giorni di riposo settimanali previsti dal contratto collettivo nazionale, il 56,5% non presenta la dichiarazione dei redditi (benché obbligatoria per i redditi da lavoro dipendente superiori a 8.000 euro). Il 61% trova lavoro attraverso il passaparola tra connazionali.

Venendo alla tipologia delle persone da assistere, sono principalmente gli anziani (53,1%; in più della metà dei casi si tratta di un anziano solo). Inoltre in un terzo dei casi (36,5%) l’assistenza viene prestata alle famiglie, dove quasi sempre vi sono dei figli e, in un terzo dei casi, degli anziani a carico. La grande maggioranza degli intervistati lavora tra le 20 e le 40 ore a settimana (55,6%), una quota consistente (26,2%) lavora tra le 41 e le 60 ore e addirittura non mancano i casi di oltre 60 ore di lavoro (4,0%), come vi è anche chi lavora meno di 20 ore (6,4%). Le mansioni affidate riguardano principalmente la cura delle persone (per il 66,5% degli intervistati) e la cura della casa (per il 63,2%), ma non è di poco conto il lavoro svolto in cucina (33,3%), mentre è meno ricorrente il compito di fare la spesa (7,1%).

Dalla ricerca emerge che gli assistenti familiari sono fortemente motivati nel lavoro e molto attaccati alle famiglie, nonostante pesi la frequente lontananza dal proprio nucleo familiare. Si pensi infatti che il 91,6% giudica benissimo o bene il comportamento delle famiglie nei propri confronti e che l’ l’84,9% di essi svolge con piacere (abbastanza, molto, moltissimo) il servizio presso la famiglia.

Sulla base di un’elaborazione della Fondazione Leone Moressa su dati INPS emerge che in provincia di Firenze al dicembre 2010 (ultimo dato disponibile) erano operativi 20.465 colf/badanti stranieri. In particolare su mille persone di età over 75 si contano a Firenze circa 167 badanti. Al 31 dicembre 2012 (dati ricalcolati a partire dal censimento) a Firenze risiedevano 42.979 stranieri (pari al 12% della popolazione), in provincia di Firenze 97.395 (10% del totale) ed in Toscana 322.811 (8,8%).

Redazione Nove da Firenze