Depuratore Fucecchio: milioni di litri di liquami non trattati finiti in Arno

Sequestrati conti correnti e beni immobili per un valore di € 18.250.000. Nel 2012 segnalate da Arpat alla magistratura gravi irregolarità


SMALTIMENTO RIFIUTI — FIRENZE- I Finanzieri della Compagnia di Empoli hanno dato esecuzione, nella mattinata odierna, ad un decreto di sequestro preventivo emesso dal G.I.P. presso il Tribunale di Firenze - dott. Fabio Frangini – al termine dell’indagine condotta dal P.M. dott. Tommaso Coletta della D.D.A. di Firenze nell’area della Valdelsa in materia di reati ambientali. Sottoposti a sequestro immobili e terreni siti in Fucecchio e Santa Croce sull’Arno, conti correnti bancari e partecipazioni societarie fino alla concorrenza dell’importo di 18.250.000 euro. Il sequestro consegue ad una serie di irregolarità riscontrate nel sistema di smaltimento dei reflui delle acque trattate da un Consorzio conciario. Questo aveva costituito un depuratore, successivamente ceduto al comune di Fucecchio, che si occupava di depurare le acque provenienti dalla lavorazione delle oltre 40 aziende del settore di Ponte a Cappiano nonché scarichi civili del comune di Fucecchio e, dopo l’autorizzazione del Circondario Empolese Valdelsa, anche liquami provenienti da aziende non consorziate. In particolare, le attività investigative hanno fatto emergere che il Consorzio, a partire dal 2006, ha trattato e depurato in maniera abusiva circa 5 milioni di metri cubi di liquidi che non sono stati completamente depurati. Con tale condotta, perpetrata anche mediante una sistematica falsificazione della documentazione delle analisi di laboratorio interno all’ente e dei campioni oggetto di controllo da parte dell’ARPAT, autorità pubblica di controllo (alterando il campionatore posto al termine dell’impianto di depurazione), il Consorzio ha immesso nel canale Usciana, affluente del fiume Arno, ingenti quantità di liquidi contenenti sostanze altamente inquinanti. Il sistema illecito accertato ha consentito al Consorzio di abbattere i costi di lavorazione, quantificati in circa 1.350.000,00 di euro, i costi di smaltimento dei fanghi, quantificato in oltre 3.000.000,00 di euro nonché di percepire ingiusti profitti per circa 14 milioni di euro.

Nel corso del 2012, a seguito di tre sopralluoghi – a maggio, luglio e ottobre – l'Arpat aveva rilevato irregolarità nell'attività del depuratore di Fucecchio, gestito dal Consorzio dei conciatori, e le aveva prontamente segnalate all'Autorità giudiziaria. "Arpat ha svolto la propria attività di controllo sul depuratore – afferma Giovanni Barca, direttore dell'Agenzia - in totale autonomia e nel rispetto delle normative. Un'attività che ha contribuito a limitare gli effetti della sistematica falsificazione di documenti e campioni forniti dai gestori dell'impianto. E che al tempo stesso ha indirettamente contribuito allo svolgimento delle indagini che hanno portato alla scoperta delle irregolarità nell'attività di depurazione". Anche questo è il risultato dell'attività svolta da Arpat che nel corso del 2012 ha portato ad individuare oltre 100 situazioni di irregolarità a seguito di più di 200 depuratori controllati in tutta la Toscana. "Per la Regione – è il commento dell'assessore all'ambiente Anna Rita Bramerini – è assolutamente prioritario il rispetto della legalità, la tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini. Esigenze che non possono mai passare in secondo piano. Voglio anche sottolineare che comportamenti come questo hanno effetti pesanti e negativi per le stesse attività economiche".

Redazione Nove da Firenze