I numeri della Toscana durante la crisi

La nostra regione meglio di altri. Interessanti segnali su investimenti stranieri. Incognita occupazione. A Piombino, Rossi annuncia: “L’ok ai lavori per il porto premessa per l’arrivo della Concordia”


IMPRESE — FIRENZE– La Toscana va meglio di altre regioni: export e turismo in crescita e segnali interessanti sugli investimenti, dove la Toscana dimostra un riscoperto appeal nei confronti degli investitori esteri. Anche il Pil regge assai meglio di altre Regioni. L’incognita e il problema maggiore per i prossimi anni, in una fase ancora di crisi e recessione, rimane però quello dell’occupazione. E’ quello che emerge dall’analisi dell’Irpet, al centro oggi di una comunicazione alla giunta in una seduta tutta dedicata a fare il punto su come la Toscana ha reagito (o subito) la crisi. Una crisi che comunque la Regione ha affrontato, fin dal 2008: con 6.891 milioni di euro di investimenti diretti, sostegni all’innovazione, incentivi al credito in più forme e sostegno al lavoro, con il pacchetto “Emergenza ed economia”, con i contributi su ricerca e sviluppo e con il Progetto Giovanisì, che hanno complessivamente attivato 18 miliardi di investimenti, contribuito alla crescita del Pil per 9.962 milioni e garantito 172.727 unità di lavoro, pari a circa 35.000 posti di lavoro l’anno. Senza tutto ciò sarebbe stato molto peggio.

Export e turismo trainanti
La Toscana va meglio di altre regioni perché crescono export e turismo: anche in questo caso grazie agli stranieri. Le esportazioni dal 2008 al 2012 crescono quasi tre volte di più della media nazionale, sette volte che in Lombardia, il triplo dell’Emilia Romagna e più di diciassette volte del Veneto. E con export e turismo La Toscana ha potuto ridurre le perdite sul Pil e recuperare qualche decimo di punto del gap che aveva con chi, come il Veneto o l’Emilia Romagna, negli anni Ottanta si era dimostrato invece più dinamico. In Toscana è cresciuto, dal 1950 ad oggi, anche il Pil pro capite, con un trend migliore rispetto alla media nazionale, ma anche rispetto a regioni di più antica industrializzazione, come ad esempio Lombardia e Piemonte: il che vuol dire che, pur con i limiti del pollo di Trilussa, la ricchezza prodotta in Toscana è aumentata e meglio si è distribuita. Tre indicatori per dire appunto che non tutto va male, nonostante la crisi che è “la peggiore e più grave per l’Italia negli ultimi sessanta anni– sottolinea il direttore e ricercatore dell’Irpet Stefano Casini Benvenuti -, in un paese che dal 1995 è ultimo in Europa quanto a crescita ma anche produttività”. Una crisi fatta di famiglie con redditi più bassi e posti di lavoro che si riducono. Una crisi fatta di imprese che devono fare i conti con una domanda in calo e con difficoltà sul fronte finanziario. Una crisi dove la pubblica amministrazione è stata costretta per la prima volta a tagli consistenti della propria spesa

Recupero posti di lavoro non prima del 2020
“La recessione proseguirà fino al 2013 e la ripresa, lieve, è prevista solo nel 2014” annota Casini Benvenuti. Degli ultimi sei anni quattro sono stati di recessione, ricorda il direttore dell’istituto di programmazione economica della Regione, e solo con una forte ripresa e un recupero di produttività e competitività (oltre naturalmente alla crescita della domanda mondiale) potranno essere recuperati nuovi posti di lavoro. Le previsioni sono difficili, ma una prova a farla. “Se la crescita del Pil sarà dell’1,5% l’anno – dice – torneremo ai livelli occupazionali pre-crisi nel 2030, con il 2% l’anno nel 2024 e con il 3% l’anno nel 2020”. Gioie e dolori, curve che salgono ed altre che flettono. Non mancano numeri e dettagli nella fotografia sulla Toscana in questi ultimi anni di crisi scattata dall’Irpet, l’istituto di programmazione economica della Regione. Ed eccoli.

Le gioie
L’export all’estero è cresciuto dal 2008 al 2012 del 12,2%: è cresciuto di più all’inizio (+20.3% dal 2009 al 2011) e di meno dopo (+3% dal 2011 al 2013). E’ cresciuto dopo lo scossone subito nel 2007 e nei due anni successivi, quando la crisi finanziaria è dilagata sui mercati stranieri. Ed è cresciuto, in Toscana, più che in altre regioni. Senza contare le esportazioni in oro la Lombardia, nello stesso periodo, si è fermata all’1,8%, allo 0,7% il Veneto e al 4% l’Emilia Romagna, con una media italiana attestata al 4,3%. Anche il turismo avanza: +12,1% di presenze dal 2008 al 2011, con gli stranieri che pesano per oltre la metà (50,6%). Veneto e Emilia Romagna sono invece ancora dietro.

… e i dolori
Il resto sono tutti segni negativi: – 2,8% sul Pil (ma cala meno che altrove), -8,4% dell’import estero, -5,1% della spesa della famiglie, -2,3% della spesa della pubblica amministrazione, – 11,7% sugli investimenti. Lo sono negli ultimi due anni, dal 2011 al 2013, ma lo erano anche nel biennio 2007-2009, quando Pil, import e investimenti erano diminuiti in maniera ancora più consistente, la spesa per le famiglie aveva iniziato a contrarsi (-2%) e l’unico segno positivo era quello di una spesa pubblica in crescita, lieve, del 2,1%. Quanto all’export, l’unico segno negativo all’interno riguarda mobili (-14%), prodotti tessili (-6%) e nautica (-31%), ovvero settori vecchi e settori nuovi.

Il manifatturiero soffre, ma c’è anche chi ha successo
A patire la crisi sono stati soprattutto il manifatturiero e le costruzioni, ma non mancano le eccezioni. Un terzo della imprese di capitale manifatturiere hanno infatti realizzato aumenti di fatturato, a volte anche particolarmente alti: un fenomeno il cui perimetro, spiega ancora l’Irpet, è difficile da disegnare ricorrendo alle classificazioni tradizionali, sulla base cioè della dimensione (piccole, medie o grandi), della tipologia di produzione (tradizionali o ad alto contenuto tecnologico) o dell’inserimento in distretti. L’unico comune denominatore di queste imprese sembrerebbe l’alta qualità delle produzioni e la capacità di posizionarsi su segmenti elevati della domanda mondiale.

La Toscana che sa attrarre investimenti
Se anche gli investimenti calano (-21% nel biennio 2007-2009, -11,7% dal 2011) in controtendenza sembrano andare quelli stranieri e delle multinazionali: grazie anche alle Università, apprezzate da chi investe. I buoni esempi, recentissimi, non mancano. Dieci giorni fa la tedesca “Dialog Seminconductor” ha inaugurato a Livorno un centro di ricerca e design dove si studiano circuiti per far durare di più le batterie dei nostri smartphone e dove sono stati assunti venti ingegneri, per lo più del posto, che potrebbero in due anni raddoppiare. La General Electrics Oil&Gas, già presente al Pignone di Firenze e a Massa, si espande e decide di attrezzare sulle colline pisane di Larderello la sala prove delle nuove generazioni di turbine che si appresta a progettare. La francese McPhy, che produce innovative pile a idrogeno, ha appena deciso di investire a Ponsacco, dove già aveva comprato la piccola Piel. E poi ci sono la Continental, la Thales e la giapponese Yanmar.

Recessione, lieve ripresa e poi ancora recessione
Quello che le statistiche raccolte dall’Irpet raccontano e ci consegnano sono due fasi depressive intervallate da un biennio di lenta crescita. La crisi finanziaria mondiale ha fatto sentire i suoi effetti anche in Toscana a partire dal 2008, attraverso la forte caduta delle esportazioni, che in due anni si sono contratti in termini reali di oltre un quarto. Il clima di sfiducia ha portato a sua volta ad un crollo degli investimenti, le famiglie hanno perso reddito e sono diminuiti i consumi. Tra il 2010 e il 2011 le esportazioni sono tornate a crescere – già nel 2010 il valore era quello pre-crisi, che altre regioni hanno recuperato solo uno o due anni dopo – e c’è stata una ripresa lieve. Ma nel 2012 è arrivata l’austerity, la spesa pubblica è calata, la pressione fiscale è aumentata, sono crollati gli investimenti a causa anche delle difficoltà delle imprese ad accedere al credito e il sistema è tornato in recessione. Gli effetti più pesanti e vistosi hanno riguardato appunto l’industria (e in particolare quella delle costruzioni), che dal 2008 ha perso un quarto del suo peso, in una Toscana dove il manifatturiero puro – senza considerare il settore edile – conta ancora 11 addetti su 100, nonostante la precoce deindustrializzazione degli anni Ottanta. Ma la crisi ha colpito anche i servizi; e il terziario, per la prima volta da decenni, registra un duraturo, anche se più lieve, calo di vendite.

I numeri del mercato del lavoro
Il resto sono numeri in gran parte già noti: disoccupazione al 7,8% nel 2012 (in Italia il 10,7%) ed occupazione, dal 2008 al 2013, in calo soprattutto per i giovani tra 15 e 34 anni e in lieve crescita oltre i 35, in calo per chi ha un titolo di studio basso e in crescita per gli stranieri, con un -1,1% complessivo dal 2008 al 2012, pari al Veneto, peggio dell’Emilia Romagna (-0,5%) ma meglio che la Lombardia (-1,6%) e la metà dei posti persi in Italia (-2,2%). Numeri apparentemente non senza ‘qualche mistero’: come quelli che nella fase più acuta della crisi e nonostante la gravità delle situazione registrano ‘solo’ un calo di meno di 24 mila unità tra il 2008 e il 2010 e un recupero di 6 mila nei due anni successivi, i disoccupati che passano da meno di 74 mila nel 2007 a 88 mila nel 2008 e 132 mila nel 2012 e un calo della domanda di lavoro ancora più alto.

Approvato dal Consiglio dei ministri il decreto che dà il via libera agli interventi urgenti per il porto di Piombino, confermandolo così come destinazione finale della nave Costa Concordia, naufragata oltre un anno fa al largo dell’isola del Giglio. Il presidente della Regione Enrico Rossi viene nominato commissario straordinario, con il compito di coordinare gli interventi, compresi quelli finalizzati al rilancio economico e al rafforzamento industriale dell’area avvalendosi dell’Autorità portuale e del Comune quali soggetti attuatori. “L’approvazione del decreto – commenta il presidente Rossi – è per noi un doppio motivo di soddisfazione. Da una parte infatti, consentendo di avviare subito i lavori, rende effettivamente praticabile la destinazione della Costa Concordia nel porto di Piombino. Si accelerano poi gli interventi infrastrutturali, tra cui le opere portuali previste dallo specifico Piano regolatore, la bretella di accesso al porto e gli interventi di bonifica della zona. Tutto questo si lega all’attesa dichiarazione dell’area come situazione di crisi industriale complessa, un riconoscimento che apre nuove concrete prospettive di riqualificazione e rilancio complessivo di quello che per la nostra regione rappresenta un settore strategico, vitale per l’intero sistema economico toscano, il secondo polo siderurgico a livello nazionale. Ci auguriamo ora che si vada quanto prima alla firma dell’intesa che renderà operativo il decreto”. Il decreto sarà reso operativo da un’intesa – che dovrà essere firmata da Regione, Enti locali, Autorità portuale, Ministeri di ambiente, sviluppo economico, infrastrutture – dove sarà definita la destinazione delle risorse, che ammontano complessivamente a 110 milioni, cui se ne aggiungono altri 50 per la viabilità.

Intervenendo in Consiglio regionale, l’assessore alle Attività produttive, Gianfranco Simoncini, ha comunicato che “il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto che riconosce Piombino area di crisi industriale complessa”. Il provvedimento per le emergenze approvato oggi definisce le regole per l’ammodernamento e l’adeguamento del porto e il potenziamento delle infrastrutture. Tra gli interventi più urgenti, il dragaggio dei fondali, il completamento dello svincolo fra la Tirrenica e il porto, il risanamento dei sedimenti contaminati. “In questo modo”, ha affermato Simoncini, “si potrà dare un importante contributo al superamento della grave crisi industriale ed occupazionale che affligge la zona di Piombino”. Nell’ambito della medesima comunicazione al Consiglio, l’assessore Simoncini ha annunciato inoltre che mercoledì 8 maggio si svolgerà un “incontro fra gli assessori delle Regioni interessate alla risoluzione della vicenda Selex”. L’azienda, che occupa oltre 4 mila dipendenti, fa parte del gruppo Finmeccanica e ha clienti di molti Paesi del mondo. In Toscana, con sede a Campi Bisenzio, è presente la Selex Galileo, specializzata nel settore dell’elettronica per la difesa e la sicurezza.

L’assemblea regionale ha approvato all’unanimità una risoluzione che impegna il Consiglio toscano e le forze politiche “a promuovere ogni iniziativa per sollecitare il Governo e il Parlamento a reperire le risorse sufficienti a coprire il fabbisogno per gli anni 2012 e 2013”, a sollecitare “il Governo affinché a fianco degli interventi urgenti di sostegno al reddito dei lavoratori e delle lavoratrici promuova una politica di sviluppo nazionale con politiche industriali pubbliche e private” e a sensibilizzare “Governo e Parlamento affinché questi temi siano posti all’ordine del giorno del dibattito a livello europeo”. Il documento ha lo scopo di sollecitare il Governo in merito alle azioni di sostegno al reddito come primo impegno del futuro Esecutivo nazionale, ma anche di evidenziare che “pur condividendo ed apprezzando l’impegno della Regione Toscana per le azioni positive svolte”, il Consiglio toscano crede che il livello regionale non possa, da solo, “contrastare gli effetti negativi della crisi economica che attanaglia il Paese”. Pertanto la risoluzione afferma di condividere “la posizione della Conferenza delle Regioni circa la necessità e l’urgenza di reperire le risorse necessarie a garantire la copertura degli ammortizzatori sociali in deroga per tutto il 2013” evidenziando che esiste una “comune responsabilità nel perseguire l’obiettivo di uscire dalla crisi”. Nella risoluzione, inoltre, si legge che “la Toscana, pur subendo anch’essa le conseguenze della crisi, è riuscita a contenerne gli effetti in misura maggiore rispetto alle altre Regioni” ma anche che “l’aspetto che appare oggi più drammatico è che, nell’insieme dell’economia, siamo lontani da una ripresa sostanziale della domanda di lavoro”. Da qui la sottolineatura che “lo strumento della cassa integrazione in deroga ha permesso di mantenere attivo l’intervento in tutti i settori nelle dimensioni di impresa, elemento determinante per la Toscana poiché in essa il 95 per cento delle imprese conta meno di quindici dipendenti” ed esse “non avrebbero avuto la copertura degli ammortizzatori sociali”.

Redazione Nove da Firenze