Il fango e il maltempo sulla Toscana

Nuovo avviso della Protezione civile. E' allarme nei campi e nelle aziende agricole. Situazioni critiche nelle province di Massa Carrara, Grosseto e Siena. Evangelisti (Idv): "il Governo sblocchi le risorse per la messa in sicurezza del territorio"


VIDEO — La Regione Toscana ha emesso una nuova allerta meteo valida dalle 14 di oggi alle 00:00 di mercoledì 14 novembre per tutte le aree, con criticità elevata. Sono previste precipitazioni diffuse anche a carattere temporalesco di forte intensità.

SITUAZIONE
Al momento non si registrano precipitazioni significative raggiungendo il valore massimo di 8 mm/6h a Lamole (Greve in Chianti).

EVOLUZIONE
Il Centro Funzionale della Regione Toscana conferma per le prossime ore precipitazioni diffuse localmente anche a carattere temporalesco. I livelli idrometrici dei corsi d'acqua in particolare del Fiume Arno risultano stabili o in leggero incremento. Nel Comune di Incisa, l'Arno è ormai prossimo al raggiungimento del secondo livello di guardia, dovuto anche alle operazioni di svaso delle dighe di La Penna e Levane.

Al momento è difficile quantificare i danni, anche se è forte la preoccupazione per alcune zone che risultano completamente allagate a causa di esondazioni e rotture di argini.



«E’ ora di dire basta con la conta dei danni e cominciare seriamente a lavorare per la prevenzione di simili disastri». Così Monica Coletta, presidente della Federazione toscana dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali commentando frane, smottamenti e allagamenti che in queste ore stanno interessando tutta la regione con particolare intensità nelle zone di Massa, Grosseto e Siena. «Il maltempo di questi giorni dimostra come sia diventato indispensabile quello che come professionisti dell’ambiente chiediamo da anni – spiega il presidente Coletta -. C’è bisogno di un’attenta progettazione di opere di sistemazione idraulica e il potenziamento dell’attività di bonifica dei terreni anche con l’aiuto dei privati, è indispensabile reperire le risorse prima, e monitorare costantemente lo stato di salute del territorio. In Italia purtroppo le politiche di prevenzione stentano a decollare e la natura, quando colpisce, fa pagare alla collettività con interessi pesanti, le mancate scelte programmatiche. Come nell’edilizia, senza una costante manutenzione idraulico agraria e idraulico forestale, le sistemazioni ed il territorio si degradano con costi che oltre che economici sono sociali, ambientali, culturali. Ad esempio per una manutenzione periodica della rete scolante e della vegetazione ripariale i costi sono di 850 euro a ettaro, mentre per una manutenzione straordinaria i costi sono notevolmente maggiori, 7-9mila euro a ettaro con un rischio di peggioramento della qualità ambientale e paesaggistica. Dopo l’emergenza scattata in seguito all’alluvione dello scorso anno si sono spenti i riflettori sulla sicurezza del territorio, una materia su cui c’è da fare ancora molto per una corretta gestione delle aree agricole coltivate, di progettazione, direzione e collaudo delle opere di sistemazione idraulica, di contrasto all’abbandono delle aree rurali, dove i solchi del degrado, innescano forme di dissesto di gravità crescente che collassano in occasione di eventi meteorologici eccezionali. Proprio quello che stiamo vedendo in queste ore – conclude il presidente Coletta -. E il passato sembra non averci insegnato davvero nulla».

«Non è possibile che in ogni periodo autunnale, quando le precipitazioni più o meno intense sono normali e prevedibili si sia a discutere della mancata prevenzione delle responsabilità e probabilmente dell’inutilità delle norme, e si rischino sempre nuovi dissesti idrogeoligici. Siamo un Paese dove all’organizzazione del territorio, purtroppo, si antepone la fatalità» Lo sottolinea il presidente del CONAF(Consiglio dell’ordine nazionale dei dottori agronomi e dei dottori forestali) Andrea Sisti, in queste ore difficili per molte regione italiane a causa del maltempo che sta mettendo a dura prova Toscana e Umbria in particolare, con frane, smottamenti, paesi e famiglie evacuate.
«Sul consumo di suolo servono anche strumenti finanziari finalizzati alla realizzazione di opere di manutenzione del territorio in grado di inserire diritti ecologici e paesaggistici che devono sostituire gli oneri di urbanizzazione – aggiunge Sisti -. Dobbiamo riqualificare i centri abitati nell’ottica di interconnettere e interconnetterle con il territorio circostante. Un’operazione non più procrastinabile che deve necessariamente portare a cambiare i sistemi di tassazione sul territorio per migliorare la qualità degli insediamenti. Le amministrazioni comunali e gli enti preposti devono essere obbligati con questa modalità di contribuzione a fare interventi per la salvaguardia del territorio e non deturparlo».

«E’ necessario ripensare l’approccio alla pianificazione e alla progettazione in un’ottica integrata e di cooperazione – aggiunge la vicepresidente CONAF Rosanna Zari- ; non solo bisogna pensare al riuso delle strutture produttive e residenziali ma anche alla loro demolizione e quindi, conseguentemente, alla riorganizzazione dei modelli insediativi e produttivi. Nel nostro settore agro-silvo-pastorale, dobbiamo fare in modo che gli strumenti di programmazione e sviluppo delle filiere produttive siano basati sulle riorganizzazione del territorio, consentendo alle attività produttive di svolgere appieno quelle funzioni di presidio del territorio che hanno consentito la costruzione e il mantenimento del paesaggio e la relativa identità delle comunità locali e, al tempo stesso, la prevenzione rispetto alle calamità naturali».

"Il Governo garantisca con la massima urgenza le risorse necessarie a sostegno dei territori e delle popolazioni della Lunigiana colpite dalle calamità naturali dello scorso fine settimana". Lo chiede, in un'interpellanza urgente al Presidente del Consiglio, Mario Monti, e al Ministro dell'Ambiente, Corrdado Clini, l'on. Fabio Evangelisti. "Le risorse assegnate dall'attuale Governo al Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare, e in particolare alla difesa del territorio, sono andate diminuendo pesantemente e costantemente in questa legislatura. Per questo vogliamo sollecitare l'Esecutivo non soltanto a far fronte all'emergenza conseguente al disastro che ha colpito in particolare la provincia di Massa Carrara e la Lunigiana ma anche, come hanno richiesto da tempo numerose regioni italiane, a sbloccare i costi per la messa in sicurezza del territorio dai vincoli del Patto di Stabilità. Non è possibile, infatti, piangere ogni anno i disastri ambientali delle piogge autunnali e cercare soltanto di rispondere a situazioni emergenziali: è al contrario prioritario permettere alle Istituzioni e agli Enti locali di avviare un serio programma di manutenzione, prevenzione e tutela territoriali". "Lo scorso 11 novembre 2012, su Massa e Carrara e in generale in tutta la Lunigiana, in poche ore sono caduti 70 millimetri di pioggia e quasi 100 sulle località collinari e montane causando frane, smottamenti, torrenti straripati, blackout elettrici e, stando alle ultime notizie, almeno un centinaio di evacuati e, fortunatamente, non vi sono stati morti anche grazie ai pronti interventi di alcune squadre della protezione civile", spiega Evangelisti. "Frane e smottamenti si sono verificati anche nella zona di Lavacchio dove, purtroppo, lo scorso anno morirono per una frana una madre e il figlioletto di due anni, un ponte è crollato sul torrente Aulella in piena, a Serricciolo e ad Aulla il fango e i detriti hanno danneggiato le condutture del gas (in alcune frazioni, infatti, mancano anche corrente elettrica e acqua, oltre il gas); anche a Torano, Codena, Miseglia e Monteverde si sono verificati frane e allagamenti. A Carrara alcuni canali sono straripati e alcune abitazioni sono state evacuate mentre il principale viale della città si è trasformano in un fiume e l’onda in pochi minuti ha raggiunto Marina di Carrara allagandola mentre i clienti di ristoranti e pizzerie venivano salvati dall’acqua dai mezzi anfibi della protezione civile".

Per la possibilità di fenomeni atmosferici avversi o di presenza di ghiaccio la Provincia di Firenze ha disposto dal 15 novembre 2012 al 15 aprile 2013 l'obbligo per gli autoveicoli (come definiti dall'art. 54 del Codice della Strada) di avere a bordo mezzi antisdrucciolevoli o di essere muniti di pneumatici invernali idonei alla marcia su neve o ghiaccio, adeguati al tipo di veicolo in uso, su tutti i tratti stradali elencati anche nel sito della Provincia di Firenze.

Redazione Nove da Firenze