Commercio a Firenze e in Toscana, come cambiano le regole

"La liberalizzazione ha indubbiamente penalizzato la piccola impresa: tanto quella commerciale della piccola distribuzione, quanto quella artigianale della piccola produzione di qualità"


FAMIGLIE —
Ok di Confartigianato Imprese Firenze al progetto sostenuto dal vicesindaco di Firenze, Dario Nardella, per la costituzione di un “Super Centro Commerciale Naturale” che, collegando tutti quelli esistenti in città, affronti la liberalizzazione di settore riuscendo ad acquisire un vantaggio competitivo sulla grande distribuzione in termini di qualità e socialità.

“In attesa del pronunciamento della corte costituzionale, la politica si faccia avanti! ”Con l'iniziativa svoltasi Presso la sede Confesercenti di Piazza Pier Vettori, cui hanno partecipato il Presidente Provinciale Confesercenti Nico Gronchi, l'Assessore Regionale alle attività Produttive, Cristina Scaletti, il Vicesindaco di Firenze, Dario Nardella, i Sindaci Gianni Gianassi (Sesto Fiorentino) e Giovanni Occhipinti (Castelfiorentino), il Direttore Regionale e Provinciale Confesercenti, Massimo Biagioni ed Alberto Marini, può ritenersi di fatto conclusa la campagna lanciata, ormai alcune settimane fa, dalla associazione di categoria per contestare, nel merito, alcuni provvedimenti di deregolamentazione contenuti nel cosiddetto "Decreto Salvaitalia" e per proporre soluzioni diverse.

Gronchi: Quando si parla di deregulation, il nostro territorio, in termini di orari, ma anche di crescita della Grande Distribuzione "ha già dato". Occorre mettere in campo tutti gli strumenti, anche di carattere normativo, che consentano di tradurre inconcreta realtà il concetto di "area satura".
Sugli orari, è possibile, anche sull'esempio che ci giunge dall'accordo sottoscritto nell’Empolese-Valdelsa, trovare un "Patto tra Gentiluomini”, mettendo insieme le istituzioni e i principali soggetti economici delterritorio, attraverso il quale individuare su base consensuale il numero di aperture festive e domenicali.

Scaletti: La Deregulation si traduce in crescita economica? Noi crediamo di no, e comunque, anche facendoriferimento (Non a caso!) ad un importante atto di indirizzo politico ed amministrativo Europeo (SmallBusiness Act, 2005), la difesa della piccola e media impresa costituisce un elemento costitutivo delle difesa del territorio, della sua identità e valenza turistica, economica e sociale. Abbiamo impugnato il Decreto Monti perché ci impedisce, di fatto, di governare il nostro territorio e mette in serio pericolo quello che viene comunemente definito "il modello toscano".
Se il nostro modello distributivo si omologa a quello, tutta Grande Distribuzione, esistente nel NordEuropa, perdiamo gran parte della nostra identità e del nostro "appeal”.

Gianassi: “Laissez-faire” non appartiene al mio credo politico: ci stiamo avvicinando ad un modello americano che non mi ha mai convinto fino in fondo, mentre invece il modello cui guardare è quello europeo. Occorrono interventi di natura diversa sui seguenti temi: Legalità, buona occupazione, tutela redditi dellefamiglie, passeggio generazionale tra imprese.
Disponibile a trovare una strada di carattere istituzionale con l’obiettivo di limitare i danni della deregulation del commercio.

Occhipinti: Rivendica la ratifica del primo accordo raggiunto, a livello di area, tra soggetti economici ed istituzioni conl’obbiettivo di trovare un equilibrio su orari ed aperture domenicali e festive (11 domeniche piùdicembre).
Compito della politica è quello di fare accordi nell’interesse del cittadino e delle imprese. Ricorda come la Regione Toscana abbia recentemente stanziato oltre 17 milioni di Euro per leinfrastrutture finalizzate allo sviluppo del commercio nei comuni. Le aperture domenicali hanno un senso solo se corredate da eventi e iniziative promossi dalle imprese insieme alle Amministrazioni Comunali
Biagioni: Gli incontri di stasera dimostrano che la politica non è morta e che forse si possono ancora trovaresoluzioni di buon senso. In attesa del pronunciamento della Corte Costituzionale, Anci, Regione, associazioni di categoria sisiedano ad un tavolo di confronto con l’obbiettivo di trovare le migliori soluzioni possibili nell’interesse delterritorio. La deregulation produce aumento dei costi di gestione delle attività, desertificazione dei centri storici eurbani, precariato diffuso, spostando e aumentando il conflitto tra datori di lavoro e lavoratori dipendenti.A conclusione della mobilitazione promossa da Confesercenti Firenze, il Presidente Provinciale Nico Gronchi, chiede che, in attesa del noto pronunciamento della Corte Costituzionale, “la politica si faccia avanti, con l’obiettivo di superare gli scontri istituzionali degli ultime settimane e quindi trovare soluzioni orientate al mantenimento dell’equilibrio tra le diverse forme distributive, salvaguardando e rilanciando il modello toscano di piccola e media impresa.

“La liberalizzazione ha indubbiamente penalizzato la piccola impresa: tanto quella commerciale della piccola distribuzione, quanto quella artigianale della piccola produzione di qualità che, proprio in virtù di quest’eccellenza, non è in grado di soddisfare i quantitativi di forniture richiesti dalla grande distribuzione – commenta Gianna Scatizzi, presidente di Confartigianato Imprese Firenze – Il progetto sostenuto dal Comune di Firenze va invece nella direzione giusta: al posto della standardizzazione, l’alta qualità della produzione locale (dall’enogastronomia all’abbigliamento, dall’arredamento all’artigianato artistico ecc.), al posto dell’impersonalità, la relazione e la rivitalizzazione sociale dei quartieri cittadini, con tutto vantaggio di consumatori, commercianti e produttori".
Accolta con favore anche “L’intenzione espressa dall’assessore alle attività produttive Nardella di far sì che nella locazione dei fondi che si libereranno, specialmente nel centro storico, sia facilitato l’accesso alle attività artigianali d’eccellenza” conclude Scatizzi.

Cosa ne pensano i consumatori? Il Tar Toscana ha accolto un'istanza di sospensione che ha momentaneamente mandato in soffitta i regolamenti dei Comuni toscani di Pontedera e Prato che limitavano la liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali cosi' come messo in atto dal decreto liberalizzazioni del Governo.
"La levata di scudi delle categorie e' stata ed e' notevole sottolinea Vincenzo Donvito, presidente di ADUC - ma non riusciamo a comprenderla, se non nel fatto che i commercianti non vogliono “darsi una mossa” ed adeguare il proprio business all'attuale epoca. La prima immagine che viene in testa a fronte delle difese dell'attuale status quo e' via Calzaioli a Firenze. Ho un'eta' che mi consente di ricordare come fosse ieri quando l'importante strada fiorentina che congiunge piazza Duomo a piazza della Signoria, aveva i marciapiedi e le auto erano parcheggiate come qualunque strada dell'attuale periferia fiorentina, e gli autobus vi passavano in mezzo.
Una lungimirante amministrazione comunale decise che quella strada doveva essere chiusa al traffico veicolare per il bene di tutta la citta'. Ci fu la rivolta dei commercianti, che declamavano contro chi voleva buttarli sul lastrico e, ovviamente, per difendere i consumatori che a loro detta non avrebbero saputo come fare acquisti se non parcheggiavano l'auto al bordo del marciapiede davanti al loro negozio.... si provi a chiedere oggi a qualche commerciante di via Calzaioli se sono d'accordo per rimettere i marciapiedi e riattivare il traffico veicolare in quella strada... vi guarderanno come un marziano. E' quello -ne siamo convinti- succedera' da qui a breve se i commercianti saranno liberi di offrire le loro merci e servizi quando e come lo ritengono opportuno, ad un consumatore che non dovra' essere costretto a comprare di corsa solo in determinati esercizi e, quindi, senza ben ponderare le proprie scelte di qualita' ed economiche.

Valga per tutti un altro esempio. Io abito a Firenze - spiega Donvito - in un quartiere che confina con il centro storico e sotto casa c'e' un negozio alimentari di 20/30 mq con accanto, non solo un supermercato di una grande catena ma anche un mercato rionale tutte le mattine con ortofrutta, alimentari, casalinghi e vestiario. Questo negozio e' quasi sempre pieno di gente e si e' fatta una fama che va anche oltre la specifica zona: non campagne pubblicitarie aggressive e costose, ma solo prodotti e servizi di qualita' e diversificati (gastronomia, prodotti di nicchia, fornitori piccoli produttori, servizio a domicilio, etc) che, giustamente costando di piu' del supermercato e del mercatino rionale, vengono apprezzati dai consumatori, anche per la cura con cui vengono venduti, spiegati e non solo messi a disposizione sugli scaffali o sulla bancarella.
Una chimera di un commerciante particolarmente geniale e attivo o chi ha deciso che si divertiva e guadagnava di piu' ad essere creativo che non a fare il commesso in un supermercato? Al mercato l'ardua sentenza. Ora crediamo sia piu' chiaro quando diciamo ai commercianti di “darsi una mossa”"

La Grande distribuzione.
Il Consiglio Direttivo del Consorzio del Centro Commerciale I GIGLI ha deliberato il nuovo calendario di aperture che prevede da domenica 19 febbraio l’apertura di tutte le domeniche e festività ad eccezione dei giorni di Pasqua, Pasquetta, 1° Maggio, Natale e Santo Stefano 2012.

La decisione è stata assunta dal Consiglio Direttivo del Consorzio del Centro Commerciale I GIGLI, che raggruppa 134 punti vendita che occupano circa 1800 lavoratori.
Inizialmente I GIGLI avevano deciso di aprire solo la prima e la terza domenica del mese fino a tutto il prossimo marzo accogliendo l’invito dell’amministrazione comunale in modo da permettere un periodo di riflessione che avrebbe potuto sgombrare il campo dalle polemiche insorte dopo il decreto sulle liberalizzazioni.

“I GIGLI, da sempre è il Centro leader in Toscana per area di attrazione e visitatori nel weekend e, preso atto delle decisioni assunte dai nostri competitors presenti sul territorio – spiega il Direttore Yashar Deljoye Sabeti – abbiamo optato per il nuovo calendario delle aperture consapevoli che si tratterà di un evento epocale per tutto il commercio che andrà ad incidere sulla stessa struttura, a livello socioculturale e sulle abitudini dei consumatori del territorio. Auspichiamo che tale decisione comporti anche un’influenza diretta sui livelli occupazionali dei punti vendita del Centro Commerciale anche se abbiamo appena iniziato un anno difficile sia per la contrazione dei consumi quanto per le prospettive economiche del Paese”.

“Siamo dispiaciuti che i comuni della Piana, Campi, Sesto, Signa e Calenzano, non abbiamo trovato un accordo che avrebbe permesso di governare il fenomeno della liberalizzazione – commenta il presidente del Consorzio I GIGLI Franco Malinconi – avevamo raccolto l’invito del Sindaco di Campi per mantenere un comportamento di attesa, ma le decisioni condivise non sono giunte e anche lui ha dovuto allargare le braccia. Elemento dirompente, comunque, è stata la decisione della Coop di aprire sempre nonostante gli editoriali firmati da Turiddo Campaini con i quali invitava al rispetto del riposo domenicale, a scegliere una vita meno consumistica, a far prevalere ritmi più bucolici. Poi la decisione repentina che ha decisamente influenzato anche la nostra decisione”.

A differenza di altri che, in solitudine, sostenevano le chiusure domenicali ad oltranza per poi decidere di aprire – aggiunge il Direttore Yashar Deljoye Sabeti – I GIGLI coerentemente con la loro storica posizione favorevole all’aumento delle aperture, hanno coinvolto nella decisione tutti i soggetti presenti nel Centro Commerciale. Un lavoro che si è protratto per settimane e che non ha tralasciato l’analisi dei fattori sociali quanto di quelli economici. D’altra parte, per I GIGLI, questo è un metodo di lavoro trasparente, democratico e di grande professionalità che ci contraddistingue da 15 anni sia nell’interesse degli operatori, dei lavoratori e dei consumatori nostri clienti”.


San Casciano in Val di Pesa - La campagna messa in piedi dal Comune di San Casciano si propone di informare gli operatori commerciali sul contenuto e il complesso di regole che costituiscono la normativa regionale nella specifica attività di vendita al dettaglio. Elaborati dagli uffici Sviluppo Economico e Polizia municipale, gli opuscoli saranno diffusi tra alcuni giorni e consegnati direttamente alle attività commerciali di San Casciano.

L’opuscolo indica, ad esempio, che i prodotti esposti devono segnalare in modo chiaro e leggibile il prezzo di vendita al pubblico. Quanto alle vendite straordinarie il commerciante può attivare una liquidazione e mettere in vendita la propria merce per esaurirla nel più breve tempo possibile, a seguito di una cessazione, di una cessione dell’attività o di rinnovo locali. In caso di vendita straordinaria gli esercenti sono tenuti a comunicare al Comune dati e ragioni che motivano questo tipo di operazione.
Sul capitolo outlet la vendita diretta è possibile in due circostanze: quando la merce è realizzata dalle imprese in locali adiacenti a quelli di produzione e nel caso in cui, non trattandosi di generi alimentari, i prodotti siano stati realizzati almeno dodici mesi prima dell’inizio della vendita.

Le vendite promozionali consentono agli esercenti di vendere i propri prodotti a prezzi favorevoli in un certo periodo di tempo. Per le merci esposte con sconti o ribassi deve essere indicato il prezzo iniziale di vendita, la percentuale di sconto e il prezzo finale. Anche in caso di subingresso o cessazione definitiva di attività è necessario far pervenire la relativa comunicazione al Comune.
Per i trasgressori sono previste sanzioni che oscillano tra i 500 e i 1000 euro. L’attività di controllo sul territorio è svolta periodicamente dalla Polizia Municipale.

Redazione Nove da Firenze