Referendum, Aduc invita a votare due Sì e due No

"Due SI': all'abrogazione del nucleare e del legittimo impedimento. Due No: i referendum a nostro avviso non risolvono, ma bloccano l'economia e alimentano l'incapacita' pubblica" il parere di Vincenzo Donvito


12 E 13 GIUGNO — Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: "Farò il mio dovere, andrò a votare". In cabina però conterà il personale iudizio, la consapevole valutazione di ciascun quesito sottoposto che non si ferma allo slogan ma che, come sempre, è radicato in uno specifico contesto sociale.

"Due SI': all'abrogazione del nucleare e del legittimo impedimento. Molto semplice per il nucleare: visto che le alternative di produzione energetica ci sono, fintanto che la scienza non ci dira' cosa fare delle scorie, non ha senso correre anche un minimo pericolo. Altrettanto semplice per il legittimo impedimento: si tratta della reintroduzione surrettizia di norme bocciate e ri-bocciate in passato, ritornate a galla solo per una prova di forza della maggioranza di governo contro l'opposizione, ma totalmente inutili anche per “non dare impedimento” a chi ci governa nella sua opera" questa la dichiarazione di voto da parte di Vincenzo Donvito, presidente dell'Associazione per la tutela dei diritti di utenti e consumatori.

"Meno semplici e piu' articolati i quesiti per l'acqua pubblica o privata. I referendum a nostro avviso non risolvono, ma bloccano l'economia e alimentano l'incapacita' pubblica.
Il primo referendum chiede di abrogare le modalita' di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, modalita' in cui, pero', si ribadisce che acqua e impianti vari di trattamento sono e restano un bene pubblico. I promotori non vogliono che i Comuni possano affidare la gestione anche a societa' private o miste privato/pubblico.
Il secondo referendum intende abrogare la remunerazione del capitale investito in materia, quindi anche quello di chi presta i soldi ad un ente pubblico.

Purtroppo i fautori del SI' e quelli del NO (che puntano essenzialmente sull'astensione perche' non sia raggiunto il quorum e la consultazione sia invalidata) hanno reso banale una questione che invece non lo e'. I fautori dell'abrogazione ci e si illudono che, vinto il referendum, l'acqua tornera' pubblica e tutto funzionera' bene. Lo schieramento opposto, confermato lo status quo, ci vuol far credere che tutto va bene e il mercato e' salvo.

Cosi' non e' in entrambi i casi. Il problema maggiore che la risorsa acqua ha nel nostro Paese e' la normazione nazionale e regionale, che cambia in continuazione ed ha contribuito -pubblico o privato non cambia- ad una situazione in cui -con poca o tanta acqua- si depura o non si depura, si paga o non si paga, fino a vere e proprie elusioni. Un contesto in cui ne risentono qualita', equita' dei servizi idrici e sostenibilita' ambientale: la legge Galli del 1994, che prevede la copertura dei costi tramite tariffa con servizi adeguati ai livelli territoriali, e' sempre punto di riferimento.

Il problema e' che la risposta che il nostro sistema politico-istituzionale ha dato fino ad oggi, e' condizionata da un modo di gestione della cosa pubblica dove l'interesse dell'utente finale del servizio e' spesso considerato alla stregua di “limone da spremere” e senza nessun reale controllo pubblico.
L'esempio Publiacqua, azienda fiorentina che sostiene di fare gli interessi degli utenti, e' lo specchio di questa situazione: un privato “cattivo” che il quesito referendario vuole ricondurre a pubblico, ma che e' solo il pessimo pubblico che continua ad essere pessimo pubblico, in metodi (conflitto di interesse: i Comuni sono contemporaneamente gestori e controllori della societa') e sistemi (interessi utenti all'ultimo posto: per loro inefficienze gestionali fanno pagare le bollette anche due volte).
Forse che Publiacqua trasformata in ente pubblico sarebbe diversa da Publiacqua spa controllata dagli enti pubblici?

Il problema e' che la legge che prevede la presenza dei privati per dare respiro economico e di mercato ad un settore che ha bisogno di tanti soldi, viene elusa con troppi e pesanti condizionamenti pubblici. E si vuole riconsegnare a questi 'pubblici' il tutto? Se la situazione oggi -pur con le dovute differenze da zona a zona, che' tutto e' a macchia di leopardo- e' quella che e', non e' certo colpa della possibile apertura ai privati, ma di un pubblico che ha distrutto con clientelismo, nepotismo, interessi di parte, incapacita' e mancanza di professionalita'. Un pubblico a cui ci si e' illusi di far seguire un privato che non ha potuto essere tale perche' mascherato sempre da pubblico.

Avremmo quindi bisogno di un pubblico senza conflitto di interessi, in grado di controllare i privati (o anche altri pubblici o misti che pero' non siano se stessi). Bandi di gare per l'affidamento delle gestioni. Un'Autorita' nazionale di controllo, con altrettante diramazioni territoriali, che sia emanazione anche dei cittadini utenti, e con nessuna commistione coi gestori dei servizi.
Per questo i referendum sull'acqua serviranno solo a bloccare l'esistente in una prospettiva di tornare indietro e negandoci la possibilita' di una gestione privata di qualita', rispettata e apprezzata per questo, e non per le manfrine politiche e per il suo essere pubblico mascherato. Per questo invitiamo a votare NO.

A differenza dei detrattori del referendum (la terza scheda che la Costituzione ha dato in mano agli elettori dopo quella politica e amministrativa) per far fallire l'eventuale abrogazione di un quesito su cui mezzo milione di elettori ha chiesto che sia chiamato il corpo elettorale a decidere, noi crediamo che sia importante andare a votare. La legge sui referendum e' pessima e, fintanto che non ci sara' una su riforma, il gioco e' truccato per il grosso potere che ha chi non vuole l'abrogazione; ci vorrebbe: abolizione del quorum, pronuncia preventiva, rispetto alla raccolta firme, della Corte Costituzionale sull'ammissibilita' dei quesiti, semplificazione delle procedure di autentica delle firme.
Tutto questo per rendere tale un meccanismo di democrazia partecipativa e non farlo essere una sorta di plebiscito pro o contro il governante o l'odiato di turno, come per alcuni sono gli attuali quesiti. Questo anche per portare su un binario di certezza del diritto cio' che oggi e' molto provvisorio, diventando buono o cattivo in base alle tifoserie e alla loro popolarita': l'ammissione del referendum contro le centrali nucleari trasferendo le vecchie norme da abrogare (non piu' esistenti) su quelle di una normativa successiva alla richiesta di referendum, per quanto noi siamo contro le centrali nucleari, e' a nostro avviso un precedente pericoloso che, visto l'uso distorto dei referendum che viene abitualmente fatto, e' quasi certo che un domani si ritorcera' contro gli attuali beneficiari. Il problema esiste e va combattuto, ma non per questo non votiamo SI' al quesito sul nucleare".

Sono diversi gli inviti al voto, o all'astensione, per Sinistra Ecologia e Libertà si tratta di votare 4 volte Sì:
"Si tratta di decidere se vogliamo o meno l'energia nucleare - spiega il coordinatore di Sel Pisa, Dario Danti - votare, e votare sì, significa farla finita per sempre con il nucleare: scommettere sulle energie rinnovabili e pulite. Si tratta, inoltre, di battersi contro la privatizzazione dell'acqua, che è un bene comune, cioè di tutte le persone che abitano il pianeta. Per questo non si deve privatizzare e non si deve fare profitti con l'acqua. Votare sì per l'acqua pubblica come bene comune significa questo: l'acqua è di tutti, nessuno escluso.
E poi il legittimo impedimento. Sì, vogliamo che la legge sia uguale per tutti, anche per i ministri e il presidente del consiglio. Non bisogna, con l'utilizzo di norme ad personam, sottrarsi dai processi"

Un ruolo importante sull'opinione pubblica lo esercita anche WWF Italia. I Supremi Giudici, accogliendo le richieste di WWF, hanno definitivamente accertato che l’intenzione del referendum di impedire la realizzazione di impianti nucleari in Italia non è stata superata dalle norme di Governo e Parlamento.
“La Consulta, confermando la decisione della Cassazione sul quesito nucleare, ha messo fine ai tentativi del Governo e in Parlamento che avevano il solo scopo di eludere le garanzie costituzionali a tutela del referendum, quale tipico mezzo per esercitare la sovranità popolare. Dinanzi a questo tentativo la Corte Costituzionale ha detto no, ora votiamo SI’”: questo il commento e l’appello del presidente del WWF Italia, Stefano Leoni. Il WWF esprime così la propria soddisfazione per la decisione della Corte costituzionale che consentirà finalmente agli italiani di pronunciarsi sul rilancio del nucleare in Italia. Il WWF che organizza domani, con partenza alle 17,30 sotto la sua sede nazionale a Roma la manifestazione podistica “IL 12 E 13 GIUGNO IO CORRO A VOTARE SI’” (che toccherà Palazzo Chigi, Montecitorio, Palazzo Madama e il Quirinale) ritiene inoltre che “con la decisione di oggi si chiude finalmente una lunga battaglia legale, iniziata in Corte di Cassazione e conclusasi oggi con la definitiva decisione della Consulta”.

Anche l’Arci provinciale di Siena invita tutti ad andare a votare sui quattro quesiti referendari e rivolge un appello a esprimere "quattro sì per dire no". Con queste parole Serenella Pallecchi, presidente dell’Arci provinciale di Siena, invita tutti a recarsi alle urne in occasione delle consultazioni referendarie “Per salvaguardare la democrazia nel nostro Paese, a prescindere dallo schieramento politico di appartenenza, domenica e lunedì occorrono quattro sì. Siamo chiamati su temi che riguardano tutti, quali ambiente, acqua e giustizia”.
“La democrazia - aggiunge Pallecchi – va garantita ed esercitata e per questo è assolutamente determinante andare a votare. Ecco perché, come Arci provinciale, invitiamo a votare sì ai due quesiti sull’acqua, affinché non diventi una risorsa sottostante alle leggi del mercato, manipolata da imprese private che ne farebbero solo un bene di lucro. Invitiamo a rivolgere un sì anche contro la costruzione delle centrali nucleari in Italia, fonte energetica pericolosa, puntando invece su un corretto sviluppo delle energie rinnovabili. Un sì, infine, lo sosteniamo per garantire, anche nel nostro Paese, una legge che sia finalmente uguale per tutti, contrastando il legittimo impedimento per il Presidente del Consiglio e i ministri, dal momento che la giustizia deve essere uguale per tutti e a garanzia di tutti”.

Redazione Nove da Firenze