Dal pennello al fucile:i pittori combattenti per l'unità d'Italia

Per celebrare il centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia è stata allestita alla Galleria d’arte moderna una piccola mostra, in corso sino al 15 maggio, dedicata ai pittori che hanno combattuto nelle battaglie risorgimentali.


ARTE —
Giuseppe Abbati partecipò alla spedizione dei Mille, Odoardo Borrani e Adriano Cecioni combatterono nella Seconda Guerra d'indipendenza, Stefano Ussi e Serafino de Tivoli parteciparono come volontari alla battaglia di Curtatone e Montanara, Raffaello Sernesi combatté nelle file garibaldine nella Terza Guerra d'Indipendenza. Questi sono alcuni degli artisti della mostra “Dal pennello al fucile: pittori combattenti per l'unità d'Italia”, in corso sino al 15 maggio alla Galleria d'arte Moderna di Palazzo Pitti.

Le opere,scelte tra quelle normalmente non esposte, sono di vario soggetto: le accomuna il fatto di essere state dipinte da artisti patrioti, volontari per le guerre di indipendenza.

“Nelle arti figurative,in letteratura,nella musica- scrive la curatrice della mostra Simonella Condemi - ma ,soprattutto, sui campi di battaglia molti giovani artisti vissero insieme momenti difficili, compiendo atti eroici e allo stesso tempo consegnandoci un patrimonio d'immagini di quelle battaglie che contribuirono all'unità della nostra patria.

Mai come in questi anni la cultura tutta si dissetava ad una stessa sorgente poetica con uguale passione nei confronti delle imprese eroiche, delle sconfitte, delle sventure subite dai soldati e da tutto un popolo che le riconosceva come proprie. Una passione comune spingeva anche a dare la propria vita per il riscatto di una nazione ferita e umiliata dal potere dello straniero. I giovani artisti patrioti,oltre a combattere, furono anche veri e propri reporter che hanno dipinto da testimoni diretti quanto videro sui campi di battaglia , consegnando alla storia le immagini di quegli eventi.”

In qualche modo la mostra vuole evidenziare come l'essere artisti innovativi si conciliava con la volontà di combattere per l'Italia, come voler andare oltre l'accademia significava anche combattere per una nuova realtà, per una nazione unita.

“Furono tempi belli quelli del 1846-47 e 1848-49- . Un solo pensiero un solo desiderio ci univa.

A vent'anni - scriveva Giovanni Fattori - tutto si amava e soprattutto la patria l'Italia. Inconsapevoli si era cospiratori..”

La promessa di una Nazione e il sogno di battersi per questo ideale era nella mente e nel cuore dei giovani vissuti nella prima metà dell'Ottocento che parteciparono alle guerre d'indipendenza d'Italia. E, questo ideale indusse questi pittori combattenti a dipingere uomini veri che combattevano al loro fianco o nel campo avverso. Non più lo spettacolo della storia, come si faceva in accademia, ma il vero in presa diretta declinato col disegno e col pennello su tele dipinte dagli artisti , spesso ,nelle caserme, dove erano volontari, come nell'opera “I volontari nella caserma di Modena “ di Ferdinando Buonamici.

Alessandro Lazzeri




Redazione Nove da Firenze