Rubrica — Fiorentina

Analisi post-partita: Fiorentina pragmatica

Immagine concessa da violachannel.tv
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Finito il match Milan-Fiorentina con i viola vincitori di misura 0-1


Partita che non lascia spazio alla bellezza oggettiva del calcio, perché spezzata e poco ritmata. Ma non priva del gergo calcistico.

L’importante è fare un gol in più dell’avversario. Infatti questo fa la Fiorentina che annulla il Milan quasi completamente, anche se Lafont compie alcuni importanti, non decisivi, interventi che fanno parte dei compiti naturali dell’estremo difensore.

Nelle caratteristiche che posseggono i viola non c’è la costruzione. Essi muovo dove il pericolo li spalleggia, contrattaccando appena possibile. Non vengono mai intessute trame reali di gioco, mentre si aspettano movimenti errati dagli avversari. Uni contro uno e non pressing a specchio, come invece Guardiola ci ha abituati a vedere. La zona sussiste ancora, però qualunque calciatore gigliato attua marcature serrate, cattive, testarde. Ecco perché pure i rossoneri non riescono ad avere pulizia negli scambi.

Errore che persiste è un’eccessiva distanza tra attacco-centrocampo dalla linea arretrata: cecità aggressiva potrebbe essere il nome giusto. Cosa che, considerando sempre lo stesso Guardiola, sarebbe sostituibile col meccanismo della squadra blocco, dove tutto l’undici avanza ad eseguire un gegenpressing aggressivo sul singolo in possesso della sfera. Qui la formazione finale di un cerchio attorno alla zona palla.

Inoltre, basare le proprie concezioni nell’osservare la squadra opponente rappresenta un’abitudine non esente da rischi, perché crea tra i pensieri del gigliato una fase d’indecisione utile agli avversari. Esempio visibile oggi pomeriggio quando certe volte un viola veniva tagliato fuori o causa passaggio o causa irruenza.

Doveva riprendersi questa Fiorentina e cosa ha fatto Pioli per riuscirci? Ha giocato sull’avversario. In quanto questa rosa non costruisce, ma ha velocità e freschezza che possono essere utili per i fini ludici del risultato. Poi ha congiunto ciò con l’unica parte solida dello scheletro Fiorentina, cioè la difesa, facendo emerge un’identità pragmatica e cinica, oltre che arcigna.

Durante le partite precedenti a quella contro l’Empoli forse Pioli e i suoi non avevano coscienza che la loro fosse applicazione e non stile. Finché hanno pescato l’identità giusta, semplice e chiara con cui ripartire. Infatti non sono belli, ma laboriosi, sporchi, brutti. Vogliono far giocare male gli avversari e non perdere.

Quindi prepariamoci ad una viola operaia, sofferente e cattiva: 6 punti donano tanto alla fiducia.

Fiorentina — rubrica a cura di Manuel Cordero

Manuel Cordero

Manuel Cordero — Nato a Firenze nel 1995, è appassionato di giornalismo e tifoso della Fiorentina

E-mail: fiorentina@nove.firenze.it