Firenze si prepara a festeggiare il suo patrono, San Giovanni Battista, e tra le tradizioni più antiche e profumate c’è quella dell’acqua di San Giovanni. È un rito contadino che arriva dalla campagna toscana e che in città resiste ancora nei quartieri più legati alla terra, come il Galluzzo, l’Isolotto o le case lungo l’Arno.
La preparazione inizia al tramonto di oggi 23 giugno. Si raccolgono erbe e fiori spontanei, quelli che la stagione offre in quel momento: l’iperico con i suoi petali gialli, la lavanda, la malva, la camomilla, i petali di rosa, le foglie di noce, la menta, la salvia e il rosmarino.
Non esiste una ricetta fissa perché ognuno mette nella ciotola quello che trova nei campi o nei giardini di casa. La tradizione vuole che si raccolgano almeno sette varietà diverse, come simbolo di fortuna e completezza.
I fiori e le erbe si mettono in una bacinella o in una ciotola di vetro piena d’acqua e si lasciano all’aperto tutta la notte, così che possano assorbire la rugiada di San Giovanni.
Secondo la credenza popolare è proprio la rugiada, bagnata dalla luna del solstizio d’estate, a dare all’acqua proprietà benefiche.
La mattina del 24 giugno, giorno in cui Firenze celebra il suo santo con la finale del Calcio Storico e i fuochi da Piazzale Michelangelo, ci si lava il viso e le mani con quell’acqua profumata.
Il gesto è di buon auspicio: serve ad allontanare le malattie, a propiziare la bellezza e la salute, a portare fortuna per tutta l’estate. È un rito semplice, domestico, che sa di altri tempi.
Nelle case si tramanda da nonne a nipoti e per una mattina il bagno profuma di campo e di fiori, come se l’estate fiorentina iniziasse davvero da quell’acqua.
A Firenze questa usanza si lega doppio filo al culto di San Giovanni Battista. La città gli ha dedicato il Battistero, cuore religioso di Piazza Duomo, e il 24 giugno è festa grande: le botteghe chiudono, si disputa il Calcio Storico in Piazza Santa Croce e la sera i “fochi” illuminano l’Arno.
Ma prima di tutto questo, all’alba, c’è chi in silenzio si sciacqua il viso con l’acqua preparata la sera prima. È il modo più intimo per iniziare la festa del patrono, un legame diretto con la terra e con le stagioni che a Firenze non si è mai perso del tutto. Prepararla oggi significa anche ricordare che dietro ai cortei, alle bandiere e alla partita sul sabbione c’è una Firenze contadina, fatta di piccoli gesti e di rispetto per la natura.
E basta una ciotola sul davanzale, qualche fiore raccolto nei prati verso la campagna, e la voglia di tenere viva una tradizione che profuma d’estate.