Acqua di San Giovanni, un rito che sopravvive alla modernità

Stasera torna una tradizione contadina legata al Patrono di Firenze

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
23 Giugno 2026 15:52
Acqua di San Giovanni, un rito che sopravvive alla modernità

Firenze si prepara a festeggiare il suo patrono, San Giovanni Battista, e tra le tradizioni più antiche e profumate c’è quella dell’acqua di San Giovanni. È un rito contadino che arriva dalla campagna toscana e che in città resiste ancora nei quartieri più legati alla terra, come il Galluzzo, l’Isolotto o le case lungo l’Arno.

La preparazione inizia al tramonto di oggi 23 giugno. Si raccolgono erbe e fiori spontanei, quelli che la stagione offre in quel momento: l’iperico con i suoi petali gialli, la lavanda, la malva, la camomilla, i petali di rosa, le foglie di noce, la menta, la salvia e il rosmarino.

Non esiste una ricetta fissa perché ognuno mette nella ciotola quello che trova nei campi o nei giardini di casa. La tradizione vuole che si raccolgano almeno sette varietà diverse, come simbolo di fortuna e completezza.

I fiori e le erbe si mettono in una bacinella o in una ciotola di vetro piena d’acqua e si lasciano all’aperto tutta la notte, così che possano assorbire la rugiada di San Giovanni. 

Secondo la credenza popolare è proprio la rugiada, bagnata dalla luna del solstizio d’estate, a dare all’acqua proprietà benefiche.

La mattina del 24 giugno, giorno in cui Firenze celebra il suo santo con la finale del Calcio Storico e i fuochi da Piazzale Michelangelo, ci si lava il viso e le mani con quell’acqua profumata. 

Il gesto è di buon auspicio: serve ad allontanare le malattie, a propiziare la bellezza e la salute, a portare fortuna per tutta l’estate. È un rito semplice, domestico, che sa di altri tempi.

Nelle case si tramanda da nonne a nipoti e per una mattina il bagno profuma di campo e di fiori, come se l’estate fiorentina iniziasse davvero da quell’acqua.

A Firenze questa usanza si lega doppio filo al culto di San Giovanni Battista. La città gli ha dedicato il Battistero, cuore religioso di Piazza Duomo, e il 24 giugno è festa grande: le botteghe chiudono, si disputa il Calcio Storico in Piazza Santa Croce e la sera i “fochi” illuminano l’Arno.

Ma prima di tutto questo, all’alba, c’è chi in silenzio si sciacqua il viso con l’acqua preparata la sera prima. È il modo più intimo per iniziare la festa del patrono, un legame diretto con la terra e con le stagioni che a Firenze non si è mai perso del tutto. Prepararla oggi significa anche ricordare che dietro ai cortei, alle bandiere e alla partita sul sabbione c’è una Firenze contadina, fatta di piccoli gesti e di rispetto per la natura. 

E basta una ciotola sul davanzale, qualche fiore raccolto nei prati verso la campagna, e la voglia di tenere viva una tradizione che profuma d’estate.

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