Dal Consiglio regionale una mozione per uscire da emergenza

Presentata da Sd, Verdi, Gruppo misto e Ps la mozione contro il sovraffollamento, per il rispetto dei diritti umani e l'impiego di pene alternative è stata approvata ad unanimità. “In Toscana 4.217 detenuti su una capienza di 3.037 persone”.

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
16 settembre 2009 16:03
Dal Consiglio regionale una mozione per uscire da emergenza

Vigilanza costante, rispetto dei diritti umani, politiche di reinserimento sociale e sensibilizzazione della società toscana sulla drammatica situazione delle carceri. Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità una mozione “Sulla grave situazione in cui versano gli Istituti penitenziari nel territorio toscano”, presentata da Bruna Giovannini e Alessia Petraglia (Sd); Mario Lupi e Fabio Roggiolani (Verdi); Marco Montemagni (Gruppo misto); Pieraldo Ciucchi (Ps). La mozione rileva “la drammatica situazione in cui versano le carceri italiane”, e “le proteste, gli scioperi della fame, i gesti di autolesionismo ed i suicidi che sono oramai all’ordine del giorno all’interno delle carceri italiane”.

Denuncia “la condizione di sovraffollamento nelle 16 strutture esistenti in Toscana”, determinata dalla presenza di “4.217 detenuti, a fronte della capienza regolamentare di 3.037 persone”. “La metà dei detenuti presenti all’interno delle carceri risulta in attesa di giudizio”, si legge ancora nel testo della mozione, che rileva “la carenza di organico delle forze di polizia penitenziaria”. La risposta al sovraffollamento delle strutture “non può essere la rincorsa alla costruzione di nuovi istituti di pena, magari accanto ad un ampliamento della gamma dei reati e ad un inasprimento delle pene previste”, ma deve passare attraverso “l’offerta di una possibilità certa di pene alternative, in particolare per i detenuti malati, imputati di piccoli reati o stranieri con detenzione residua minore di due anni”.

Di qui, le richieste alla Giunta regionale di “garantire una costante vigilanza”, di cercare “soluzioni adeguate per il rispetto dei diritti umani e della normativa italiana e internazionale”, di porre “a livello nazionale la questione del rispetto dei diritti dei detenuti”, di sostenere e rafforzare “una politica volta alla rieducazione e al reinserimento sociale, affettivo e culturale dei detenuti, in alternativa a soluzioni unicamente repressive e punitive destinate a riempire le carceri della popolazione più vulnerabile della nostra società”, di mantenere viva “l’attenzione dell’opinione pubblica ed il dibattito nella società civile” su quanto accade all’interno degli istituti di pena.

(s.bar)

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