Erbe: il Ginkgo Biloba cura l’Alzheimer, ma provoca l’ictus


Si chiama Ginkgo Biloba, pianta quasi beatificata che ombreggia le nostre strade e fornisce i principi attivi per curare Alzheimer e malattie cardiocircolatorie. Peccato che ora si scopra che aumenta anche il rischio di ictus cerebrale. Ne dà notizia l’Associazione Italiana dei Medici Fitoterapeuti per bocca del presidente Fabio Firenzuoli, direttore a Empoli del Centro di Medicina Naturale della locale Ausl 11. Secondo uno studio appena pubblicato negli Stati Uniti dalla rivista scientifica Neurology, un gruppo di anziani trattati con Ginkgo Biloba ha presentato un'importante incidenza di ictus, statisticamente significativa rispetto al gruppo di soggetti non trattati. “Evidentemente”, commenta Firenzuoli, “si tratta di un campanello d’allarme da non sottovalutare, se si pensa che il farmaco è spesso assunto anche spontaneamente da molti anziani per migliorare attenzione, memoria e capacità intellettive. Contrariamente a quanto ritenuto finora, sembra che proprio pazienti più fragili come gli anziani siano più a rischio. Quindi cautela. Servono altri studi”. Domani a Prato (Borgo di Bagnolo, ore 17) terrà una pubblica conferenza sulle erbe medicinali anche per mettere in guardia dai prodotti erboristi sedicenti miracolosi. “Ne abbiamo appena scoperti due, sospetti fin dal nome”, spiega, “Nel primo, venduto come anti mal di testa, c’era del Nimesulide, il principio attivo dell’Aulin, farmaco notoriamente antinfiammatorio e analgesico. Nell’altro, venduto per abbassare la pressione arteriosa, abbiamo invece trovato la Reserpina, farmaco ipotensivo. Grazie alle ricerche del Dipartimento di Farmacologia dell' Università di Firenze diretto dal professor Alessandro Mugelli, è intervenuto il Ministero della Salute, ripristinando la sacralità della legge”. Accanto alle erbe del diavolo ci sono comunque anche quelle del paradiso. Due, ricorda Firenzuoli, sono addirittura salite agli onori degli altari. L’Erba della Madonna (Sedum telephium) è una pianta tipica della tradizione italiana. Tolta la pellicina superficiale, le foglie vengono applicate fresche, o in forma di gel, su giradito, piccole ulcere e ascessi, ematomi, patologie minori ma molto fastidiose e dolorose e difficili da guarire. Paladino della riscoperta dell’Erba della Madonna è Sergio Balatri, medico fiorentino, attivissimo nella ricerca e nella divulgazione scientifica sui benefici di questa pianta reperibile ovunque, ornamentale e dunque piacevole da coltivare in giardino o in vaso. L'altra pianta santificata è l'Erba di S. Giovanni, più nota come Iperico (Hypericum perforatum), pianta tipica dell’area mediterranea, un tempo usata per preparare un olio adatto a curare ustioni ed eritemi, oggi salita al rango di medicinale antidepressivo, efficace e con scarsi effetti collaterali, con l’avvertenza di prenderla solo su prescrizione medica perché interagisce negativamente con molti farmaci. E’ invece assolutamente da scansare la mazza di S. Giuseppe, ovvero l’Oleandro (Nerium Oleander), bellissima pianta, ma velenosa se ingerita. Le foglie contengono infatti sostanze cardiotossiche. Infine l'erba delle streghe. “Si tratta dello Stramonio”, spiega Firenzuoli, “E’ una pianta utilizzata anche in medicina, spontanea su tutto il litorale, bellissima. La tradizione vuole che con le foglie si preparino filtri d'amore. E in effetti è una pianta allucinogena, perché contiene scopolamina e altri alcaloidi tossici per il sistema nervoso. Dunque attenzione”.

Redazione Nove da Firenze