Terrorismo: in un libro contributi innovativi sul caso Moro


Firenze, 08.04.2009- Il 31° anniversario della morte di Aldo Moro coincide con la pubblicazione, da parte dell'editore Mauro Pagliai di Firenze, della collana 'Radici del presente' diretta dal professor Salvatore Sechi e inaugurata dal volume a più voci Le vene aperte del delitto Moro (pp. 360, euro 23). Vi collaborano un protagonista come l'onorevole Franco Mazzola, sottosegretario (con delega sui servizi segreti) alla presidenza del Consiglio dei governi Craxi e Cossiga, il magistrato Luigi Carli (che indagò e fece condannare la colonna genovese delle Brigate rosse), due dei maggiori studiosi della Br come Marco Clementi e Vladimiro Satta, un esperto di storia dell'Europa orientale come Fernando Orlandi, uno storico della sinistra rivoluzionaria italiana e del delitto Moro come il docente universitario professor Richard Drake, due esperti di terrorismo come Gabriele Paradisi e Roberto Bartali.
Secondo il professor Sechi, autore anch'egli di un contributo e curatore della pubblicazione, "non sappiamo ancora se chi ha scritto i primi due messaggi delle Br fu un comunista sovietico. Nessun approfondimento è stato effettuato della commissione parlamentare d'inchiesta". In questo volume viene discussa, con opinioni diverse ma ampiamente documentate, una vecchia certezza, cioè che le Br (e i comunisti italiani prima di loro) avessero seguito dei corsi di addestramento alla guerriglia e al sabotaggio nei campi militari della Cecoslovacchia. Ignoriamo anche quale fu l'effettivo ruolo del Pci. Perché accreditò l'immagine di Praga come zona aperta e luogo di incubazione del terrorismo? Quale fu il ruolo del senatore Ugo Pecchioli? Sechi ricorda come su di lui, che svolse le funzioni di ministro dell'Interno del partito di Berlinguer, gravi la dura condanna di Bettino Craxi e pubblica due lettere finora inedite in cui il segretario del Psi, nell'inverno 1993, chiede a Spadolini e a Napolitano, allora presidenti del Senato e della Camera dei deputati, di farlo dimettere da presidente del Comitato parlamentare di controllo dei servizi di informazione e di sicurezza civile e militare nostri: "Il Sen. Pecchioli ha avuto una responsabilità diretta per una parte almeno della attività illegale e clandestina messa in essere in Italia in collegamento diretto con i servizi segreti dell'URSS e di Paesi membri del Patto di Varsavia. In un ambito di iniziative che spaziavano dalle radio ricetrasmittenti ai documenti falsi e ai baffi finti".
Craxi considerava Pecchioli una sorta di agente sovietico, cioè una spia al servizio del Kgb. Aveva torto? "Una risposta a questa dichiarazione del leader socialista - afferma Sechi - dovrebbe venire da Giorgio Napolitano e da Giuliano Amato che hanno occupato il vertice degli apparati di prevenzione, intelligence e repressione come ministri dell'Interno. Proprio il servizio segreto sovietico, secondo l'onorevole Mazzola, ebbe una parte importante, insieme al terrorismo arabo-palestinese, nel rapimento e nella morte del presidente della Dc. Per la verità, anche il ruolo avuto da Steve Pieczenik, rappresentante del Dipartimento di Stato inviato dal presidente Carter al ministro dell'Interno Cossiga, non fu limpidissimo. Per lui la morte del leader democristiano fu una scelta necessaria per salvare Giulio Andreotti e preservare i segreti e la sicurezza della Nato. Pieczenik è solo un testimone inaffidabile o copre altri corpi dello Stato? Poco, molto poco - conclude Sechi - sappiamo dello stragismo che ha insanguinato il nostro paese. E sull'attività di esponenti del Kgb, anche di recente, uno dei maggiori organi di informazione come «la Repubblica» ha pubblicato interviste che coincidono con la prassi fantasiosa di alcuni suoi inviati".
Dopo 31 anni le vene del delitto Moro sono ancora aperte.

Redazione Nove da Firenze