Casa popolare: 18.000 famiglie con requisiti in attesa

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
07 marzo 2008 15:49
Casa popolare: 18.000 famiglie con requisiti in attesa

Firenze, 7 marzo '08- "Oggi sono 55.000 gli alloggi pubblici gestiti dalle aziende pubbliche della Toscana, ma purtroppo vi sono 18.000 famiglie in attesa di un alloggio, che hanno i requisiti e quindi il diritto di avere una casa, ma il nostro sistema non è in grado di rispondere a questa domanda. Se consideriamo poi le persone che non sono abbastanza povere per accedere ad una casa popolare in affitto, né abbastanza ricche per poter affittare sul libero mercato o accendere un mutuo arriviamo al 30% di popolazione che rappresentano un'altra faccia dell'emergenza abitativa.

Serve dunque un grande programma pubblico-privato di social housing che passa anche dalla riforma delle norme esistenti." Questi alcuni spunti dell'intervento di Alfredo De Girolamo, presidente di Cispel Confservizi Toscana (l'associazione regionale delle aziende di servizio pubblico) al Convegno "Verso un testo unico regionale sulla casa" organizzato stamani oltre che da Cispel, da Utilitas e dall'Università di Firenze a cui hanno partecipato tra gli altri Eugenio Baronti, Assessore regionale alla casa, Antonino Cardaci, coordinatore della Commissione Casa di Cispel, Moreno Grassi, consulta casa ANCI Toscana Andrea Simoncini, ordinario di diritto costituzionale dell’Università di Firenze, e altri esperti del settore.

"Apprezziamo l'annuncio da parte dell'Assessore Baronti - ha affermato De Girolamo - di voler approvare una nuova legge regionale sulla casa, che ci auguriamo possa contribuire a risolvere le criticità con un certo coraggio anche per far diventare le gestioni più dinamiche, evitare i privilegi e le debolezze esistenti, senza tralasciare il valore sociale di un servizio purtroppo sempre più necessario.” “L'edilizia sociale è e deve continuare ad essere un servizio pubblico, la garanzia di una casa è un problema di cui le amministrazioni pubbliche devono farsi carico.

Il diritto alla casa, in Toscana ma anche altrove, è ogni giorno più sentito per l'emergere di nuovi bisogni e "nuove povertà", dovuti ai nuclei familiari monoreddito, all'immigrazione, alla mobilità di residenza per lavoro e per studio. La riflessione che vorrei fare è sull'opportunità di valutare l'edilizia come problema pubblico. Non possiamo infatti lasciare che l'edilizia popolare sia regolata dal mercato e dalle politiche di assistenza sociale, questa non sarebbe una scelta politica vincente: " Cispel Toscana ha elencato gli elementi necessari nella nuova legge regionale:
- Il sostegno strutturale economico all'edilizia residenziale pubblica.

In tema di risorse recentemente sono giunte buone notizie sia dal Governo nazionale che ha stanziato per l'edilizia sociale in Toscana 31,5 milioni di euro nella Finanziaria 2008, sia dalla Giunta regionale che ha recentemente varato un piano casa che prevede un finanziamento straordinario al settore. Serve però che i finanziamenti siano strutturali e strategici.
- La necessità di regole, come la riforma dei canoni di affitto degli alloggi. Il 20% degli inquilini di oggi paga meno di 13 euro al mese per un appartamento e la media toscana è di 94 euro al mese, che rappresentano rispettivamente il 2 per cento e il 13 per cento dei costi di affitto del libero mercato.

E' opportuno rivedere questi costi stabilendo diverse tariffe di affitto scaglionate in base al reddito, senza tralasciare il fatto che chi ha un reddito così basso da non poter sostenere una spesa per la casa, deve poter godere del diritto alla casa senza oneri gravosi.
- Un altro aspetto da riformare è quello delle norme di alienazione in vigore oggi, che risalgono al 1993 e che obbligano gli enti proprietari di immobili di edilizia residenziale pubblica, a vendere gli alloggi ad un prezzo irrisorio.”
- E' necessario riformulare i criteri per l'ammissibilità all'edilizia residenziale pubblica tenendo conto del reddito netto, della numerosità dei nuclei familiari al fine di mettere fine a canoni iniqui ed ingiusti che penalizzano le famiglie numerose, con anziani a carico e dando così anche un segnale all'abusivismo.

Chi è abusivo deve lasciare infatti la casa assegnata anche allo scopo di salvaguardia della legittima destinazione di ogni singola unità abitativa.
- Alla mancanza di norme più efficaci in materia di affitto, vendita e criteri di ammissibilità si aggiunge la necessità della semplificazione amministrativa nella programmazione degli interventi, nei controlli di legittimità e di merito, nella consegna degli alloggi costruiti ex novo o ristrutturati. Un aspetto importante su cui vorremmo avviare una riflessione è quello degli appalti.


- Non sono ulteriormente rinviabile la messa a punto di nuovi criteri per la determinazione dei massimali di costo. I massimali vigenti, oltre che ingessati entro anacronistiche e rigidissime griglie di competenza, sono in valore assoluto assolutamente inadeguati rispetto a quello che è il livello minimo dei costi effettivi del mercato delle costruzioni. "Tutte le criticità evidenziate - ha concluso De Girolamo - rendono meno efficace un sistema di gestione che talvolta dalla soddisfazione di un bisogno iniziale passa a garantire e difendere un privilegio e noi non ce lo possiamo permettere.

L'aver trasformato le aziende di gestione in società di diritto privato impone se non il profitto, il pareggio della gestione. I dati dimostrano che questo è stato fatto ricercando economie ed efficientamenti nella gestione, anche tagliando le spese di manutenzione che sono diminuite del 13,6 % all'anno. Questo fatto è però grave perché a lungo termine rischia di mettere in crisi l'intero sistema e soprattutto deteriora l'offerta ai cittadini che necessitano di una casa pubblica."

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