Comuni disagiati e montani: primo bilancio sull’attuazione della legge regionale del 2004

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
10 dicembre 2007 14:42
Comuni disagiati e montani: primo bilancio sull’attuazione della legge regionale del 2004

Firenze– Primo test sull’attuazione della legge regionale 39 del 2004, approvata per favorire sviluppo sociale e civile nei comuni montani e nei piccoli comuni in situazione di disagio. A monitorare gli effetti della norma per il triennio 2004-2006 è uno studio Irpet, voluto dall’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale e al centro del seminario in corso questa mattina, lunedì 10 dicembre, nella Sala Gonfalone di Palazzo Panciatichi. Un incontro che, come ha spiegato il segretario generale del Consiglio, Roberto Maria Cianferoni, “costituisce il primo caso di attuazione della norma del nuovo Statuto, l’articolo 45, che chiama il Consiglio alla verifica di attuazione delle leggi e alla valutazione delle politiche regionali”.

Valutazione che Gianluca Parrini, membro dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale, ha tradotto nella necessità di “aumentare il finanziamento alla legge regionale e quindi le risorse messe a disposizione dei Comuni”. “Dalla ricerca emerge chiaramente – ha spiegato - che i contributi della Regione ai Comuni non sono capaci di stimolare lo sviluppo locale, di divenire volano per l’economia, pur migliorando i servizi sul territorio”. L’indagine di Irpet ha valutato sia gli strumenti individuati dalla norma regionale per stimare il disagio dei Comuni interessati (l’Indicatore Unico di Disagio), sia i sostegni di tipo finanziario che la legge condiziona all’attivazione di gestioni associate per lo svolgimento di una o più funzioni sul territorio.

Diverse le risposte da parte degli interessati (le amministrazioni) rispetto ai due principali strumenti di sostegno previsti: i contributi annuali e il Fondo di Rotazione. I contributi annuali – 25.000 euro per ciascun Comune fino ad esaurimento delle scorte disponibili in bilancio (2.200.000 euro) - “non sono stati fonte di alcun problema burocratico”: hanno favorito generalmente erogazioni di servizi “in quantità o qualità altrimenti non raggiungibili” e anche la progettazione di opere pubbliche.

I Comuni, tuttavia, hanno sottolineato “l’entità limitata” dei contributi, tale da “non renderli adeguati per fornire impulso allo sviluppo locale”. Diversa la riuscita del Fondo di Rotazione, concepito per favorire la progettazione da parte delle amministrazioni interessate. Nel triennio interessato le domande di accesso accolte sono state 10 (con un’erogazione di fondi per complessivi 669.062,44 euro). Un accesso decisamente limitato, per ragioni che l’indagine indica principalmente in “tempi e modalità di rimborso inadeguate”.

Ma traspare anche una difficoltà da parte dei Comuni a comprendere le reali finalità dello strumento predisposto dalla norma regionale (non un semplice finanziamento da parte della Regione svincolato dall’obiettivo di favorire progettualità), tanto che “sarebbe auspicabile un dialogo tra Regione e Comuni” ulteriore rispetto all’attività di informazione già svolta dalla Regione. Riguardo agli strumenti che la Regione potrebbe attivare per il sostegno “viene spesso citata la realizzazione di un ufficio di progettazione associata.

In un contesto in cui gli enti in questione si trovano con del personale che, da una parte è limitato quantitativamente e, dall’altra, è necessariamente troppo poco specializzato”.
Tra gli aspetti critici emersi dall’indagine, si segnala il fatto che tra le “variabili” per stimare il disagio, cui sono subordinati gli interventi previsti dalla legge, non figura alcun riferimento alla presenza di popolazione giovanile nei Comuni interessati. L’altro elemento sul quale i Comuni chiedono un cambio di passo riguarda l’erogazione di aiuti complessivamente intesi - non solo quelli riconducibili alla legge 30/2004 -: l’indagine rileva una “notevole frammentarietà”, a scapito di un “coordinamento” per “renderli maggiormente efficaci”.

Un punto che si aggiunge alla necessità di ricercare “stabilità, continuità nel tempo e generale condivisione, affinché si possano attuare politiche di medio-lungo periodo”. Secondo quanto emerso dalle risposte al questionario, la funzione di coordinamento degli aiuti e delle politiche “è utile che venga svolta da Province e Comunità Montane”, per rendere gli aiuti “maggiormente funzionali allo sviluppo economico locale, che generalmente necessità di politiche a scala sovracomunale”.


L’apertura di un dialogo fra maggioranza e opposizione per la riforma degli enti locali è quanto emerso dalla tavola rotonda che ha concluso oggi il seminario sugli effetti della legge che ha introdotto misure di sostegno per i piccoli centri toscani in situazione di disagio. Partendo dalla valutazione sul ruolo delle Comunità montane che è stata demandata alle Regioni, l’assessore alle Riforme istituzionali Agostino Fragai ha parlato della necessità di una riforma istituzionale più profonda: “Mi pare che da parte dell’opposizione vi sia una disponibilità al confronto che possa portare in tempi rapidi a una semplificazione”, ha detto Fragai riprendendo un passaggio dell’intervento di Alessandro Antichi, esponente di Forza Italia, membro della commissione Affari istituzionali del Consiglio.

Nel rilevare che il seminario è stato il primo episodio nel quale “si è parlato degli effetti di una legge già approvata e non di discorsi su qualcosa che deve venire” e che si tratta di “un passo avanti nella promozione di una cultura del controllo che manca ai cittadini che svolgono la funzione civica del legislatore”, Antichi ha parlato della ricerca di “soluzioni nuove per ottimizzare le risorse scarse. In questo quadro l’assessore Fragai ha inserito il concetto di “comunità in stato di disagio” da preferire all’espressione “piccoli comuni”, ”per superare una realtà fotografata dalla legge che si basa su un sistema istituzionale che produce ambiguità”.

Da qui, dunque, la necessità di trovare soluzioni nuove, in grado di attivare le sinergie fra pubblico e privato, anche nella direzione di rivedere limiti e confini: “Se perdiamo la capacità di stare insieme da parte dei comuni - ha concluso - facciamo un salto indietro, perché piccolo comune non è equivalente a buona gestione”. Alla tavola rotonda ha preso parte anche il presidente uscente della commissione Affari istituzionali Ilio Pasqui (Pd), che ha sottolineato la necessità di studiare le dinamiche che riguardano taluni territori per “governare la trasformazione”: ”Come cambia il paesaggio - ha detto - così cambia anche l’assetto istituzionale”.

Fra gli strumenti che la legge 39 si propone di promuovere vi è quello della gestione associata dei servizi: “In definitiva - ha concluso Pasqui - la legge non risolve il problema dei piccoli comuni, ma ci dà una chiave per entrare nella problematica”.
Anche Jacopo Ferri, membro della commissione Affari istituzionali, presidente del gruppo Alleanza Federalista, ha indicato nella gestione associata dei servizi da parte dei comuni più piccoli uno degli obiettivi principali della legge.

Ferri ha sollecitato uno “sforzo in più, erogando più risorse e l’occasione per finanziare meglio la legge 39 sarà l’imminente discussione del bilancio 2008”
Alla tavola rotonda hanno preso parte anche il sindaco di Londa, Tiziano Lanzini, coordinatore per la Toscana della Consulta piccoli comuni, e il presidente dell’Unione comunità montane toscane (Uncem), Oreste Giurlani. Lanzini ha sottolineato l’importanza della legge dal punto di vista dell’impostazione e degli obiettivi, mettendola a confronto con la proposta di legge nazionale sui piccoli comuni.

“Abbiamo fatto una rivoluzione e tuttavia il futuro della legge avrà una portata importante se si riuscirà ad ampliarla, a farla uscire dal suo stesso guscio, cioè se la stessa logica e lo stesso orientamento verso i comuni più piccoli saranno trasferiti all’intera normativa che riguarda i servizi, come quella sullo smaltimento dei rifiuti”. Nel ribadire il ruolo importante che hanno avuto in Toscana le Comunità montane, Giurlani ha comunque affermato che esse “hanno bisogno di innovazione” e che l’occasione per rilanciare questo ruolo sarà la fase di riordino alla quale è chiamata la Regione dopo la decisione della Camera dei deputati di emendare l’articolo della Finanziaria 2008 che di fatto le sopprimeva.

In particolare Giurlani ha sottolineato il fatto che l’aggregazione dei Comuni per la gestione associata dei servizi è avvenuta “là dove c’erano enti in grado farla”.

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