Arpat, il Sira e l'open source


Lunedì 5 febbraio 2006- La scelta di adottare soluzioni aperte in ARPAT ha portato allo sviluppo di una serie di applicazioni, come specifici archivi o particolari processi operativi, di cui l’Agenzia detiene la proprietà e quindi la possibilità di riuso.
L’Open Source si ispira al concetto di libera fruizione e modificabilità del codice dei programmi informatici.
Questo spirito è pienamente in linea con la legge regionale: la norma indica la volontà di perseguire un’apertura ampia e articolata che, non limitandosi alla libera ricusabilità del software, porti alla massima disponibilità di esperienze, conoscenze, informazioni, alla loro accessibilità e funzionalità di utilizzo.
La libera circolazione e la “riusabilità”, del software come dei dati, portano ad evidenti possibilità di risparmi e di ottimizzazione delle risorse, sia economiche che umane.
Questo aspetto diventa evidente soprattutto se si considera l’impatto sempre crescente dei costi legati alle licenze software.
L’Open Source tuttavia non è a costo zero: può essere necessario sostenere spese per l’acquisizione delle competenze, spesso anche con difficoltà nel reperire un’offerta formativa di qualità, e vi può essere la necessità di riconvertire processi operativi molto legati all’utilizzo di applicazioni commerciali.
Nonostante questo lo spirito della norma regionale è chiaramente quello di elaborare scelte e strategie che perseguano le alternative Open.
La Pubblica Amministrazione deve diventare quindi sempre più permeabile, accessibile, disponibile e fruibile, si deve attrezzare per aumentare la propria capacità di interagire, di integrarsi, di offrirsi.
Ovviamente ARPAT è tenuta a perseguire le indicazioni contenute nella norma regionale ed a condividerne lo spirito. In più l’Agenzia, essendo titolare delle funzioni del SIRA (Sistema Informativo Regionale Ambientale), ha una responsabilità ancora maggiore legata all’attività di raccolta e gestione delle banche dati e di certificazione, documentazione e diffusione della conoscenza ambientale.
La scelta di adottare soluzioni aperte ha portato allo sviluppo di una serie di applicazioni, come specifici archivi o particolari processi operativi, di cui l’Agenzia detiene la proprietà e quindi la possibilità di riuso. Esempi sono” WebImpianti” per la gestione del catasto dei siti degli impianti produttivi e Circom per quello degli impianti di radiocomunicazione.
La finalità è anche quella di legare il processo di costruzione del dato con quello di fruizione del dato stesso in modo da massimizzarne la correttezza, l’esaustività, l’efficacia informativa, la certificabilità.
Inoltre è evidente lo scopo di diffusione dei dati che emerge da altre applicazioni e parametri riusabili, come Anaconda e Hypercubi per la diffusione dei dati analitici risultanti dai monitoraggi ambientali, Alcione per la divulgazione dei dati sullo stato di balneabilità, WebMud per l’interrogazione delle dichiarazioni MUD.
Una scelta particolarmente delicata è stata la recente adozione delle soluzioni GIS (Sistemi per la gestione e l’elaborazione di dati geografici) che costituiscono un ulteriore passo verso l’”apertura” alla diffusione ed alla divulgazione della conoscenza.
Un compito fondamentale del SIRA è quello di rendere disponibile e accessibile la conoscenza ambientale consolidata e di rendere fruibili i diversi archivi, sia da parte dei chi ha competenze di Governo del Territorio che da parte della stessa Agenzia.
Visto il ruolo centrale del portale, la possibilità di adottare strumenti Open Source per l’interrogazione dei dati raccolti dal SIRA è un mezzo importante per consentire un più vasto utilizzo e la valorizzazione del patrimonio informativo, oltre che la semplificazione e l’efficacia dei processi operativi legati all’espressione dei pareri tecnici.
Sono poi in corso di avvio altre sperimentazioni legate all’utilizzo di strumenti Mapserver, anch’essi Open Source, che consentano approfondimenti, esperienze, implementazione dei servizi informativi in ambito Intranet o per utenti esterni.
Chiaramente la scelta di adottare strumenti Open Source non significa l’abbandono di altri prodotti commerciali di consolidata efficacia e già in uso in Agenzia., ma è da sottolineare che, se l’adozione di uno strumento è consentita con minimi costi, si innesca un meccanismo che porta ad una maggiore agilità nel provare, nell’implementare, nello sperimentare e nel progettare nuovi servizi informativi.

f.t.

Redazione Nove da Firenze