Lago di Bilancino: scoperta la presenza infestante di un mitile ‘importato’ dal Mar Caspio che può provocare danni biologici all’ecosistema


Dreissena polymorpha, questo il nome del mitile (cozza tigrata) infestante, proveniente dal Mar Caspio, che ha messo in allarme l’Osservatorio ambientale per la tutela del lago di Bilancino. Questa mattina il Presidente dell’Osservatorio, Alberto Lotti, accompagnato dal Presidente della Commissione Ambiente e Territorio del Consiglio Regionale Erasmo D’Angelis, dai docenti universitari di Firenze Simone Cianfanelli e Francesca Gherardi, dal segretario dell’Autorità di Bacino del Fiume Arno Giovanni Menduni, dal Presidente della Comunità Montana del Mugello Stefano Tagliaferri e dal commissario di Bilancino Paolo Rosati, ha presentato alla stampa il risultato dell’indagine che dimostra l’abnorme presenza di questo organismo infestante che sta producendo danni biologici al lago con l’occlusione delle condutture e delle griglie anche della centrale idroelettrica e preoccupa gli esperti per i possibili problemi legati alla qualità dell’acqua. Problema non da poco visto che l’acqua del Lago di Bilancino è una risorsa idrica decisiva già oggi per Firenze, Prato, Pistoia e dal prossimo anno anche per il Chianti. “E’ una situazione sicuramente nuova per il nostro territorio – ha detto il Presidente della Commissione Ambiente e Territorio del Consiglio Regionale Erasmo D’Angelis – e non c’è tempo da perdere. Questo mitile bivalve ha una elevatissima capacità di diffusione, alta invasività e sopravvive grazie ad un habitat favorito dai cambiamenti climatici evidentissimi. E’ un formidabile colonizzatore di ambienti acquatici e rischia di riprodursi lungo tutta l’asta dell’Arno. Probabilmente è arrivato da noi tramite le chiglie delle imbarcazioni che hanno navigato nelle acque del mar Caspio o trasportato dai cormorani. Se non è nocivo per l’uomo, spezza però l’ecosistema biologico creando problemi alla qualità dell’acqua e distrugge gli organismi autoctoni. Solo un anno fa non c’era e oggi occorre studiare un intervento dal punto di vista della lotta biologica con specie antagoniste che possono fermare l’invasione e prevenirne di nuove, oltre che per la ripulitura delle griglie degli impianti. Servono fondi per un pronto intervento. Come Regione e Commissione ci impegniamo a trovare risorse nel bilancio regionale in discussione in questi giorni e nel piano regionale di azione ambientale, coinvolgendo Publiacque e altri enti, l’Università e Arpat con un programma di studio e prevenzione del fenomeno. E’ però una corsa contro il tempo”.

Nella foto la cozza tigrata

“Si tratta di un fenomeno molto preoccupante – ha sottolineato il Presidente dell’Osservatorio Alberto Lotti - le cui conseguenze sono già evidenti sia alle bocche di presa sia nell'inibizione del funzionamento della boa di monitoraggio. La documentazione già raccolta e la rapidità di evoluzione del fenomeno destano ancora più preoccupazione. I tecnici hanno rilevato la presenza del mitile già dallo scorso anno, attaccati in modo sporadico alle catene di ancoraggio di boe di segnalazione in prossimità della diga e degli scarichi e, in occasione dei lavori di realizzazione della centrale idroelettrica a valle diga, anche nel tratto di tubazione di scarico predisposta per le turbine. Quest'anno – ha continuato Lotti - con il progressivo abbassamento del livello d'invaso, abbiamo notato che, a partire da una determinata quota, la presenza di questi mitili attaccati al substrato rigido (rocce, sassi, pezzi di tronco, pneumatici, ecc.) è aumentata in modo esponenziale e abbiamo potuto constatare che non si limita ad una zona dell'invaso ma si è ormai distribuita su tutte le sponde. La cosa più preoccupante, oltre al cattivo odore presente sulle sponde emanato dagli esemplari in decomposizione, è che si è verificata una crescita spaventosa di tali bivalvi sulle griglie di protezione degli scarichi della diga”.
Per il segretario dell’Autorità di Bacino del Fiume Arno, Giovanni Menduni “occorre tutelare la qualità delle acque dell’Arno e fare di tutto per bloccare la proliferazione di organismi non desiderati, cosiddetti alieni, come la Dreissena polymorpha, il gambero killer e altre specie rilevate dagli scienziati. Purtroppo in un mondo globalizzato e con rischi di mutamenti del clima gli effetti sono sempre più frequenti e per questo occorre far valere il motto della prevenzione del rischio. Siamo disponibili a studiare tutte le soluzioni per evitare la propagazione del fenomeno lungo le vie dell’Arno”.
Dello stesso avviso Stefano Tagliaferri, Presidente della Comunità Montana del Mugello e Paolo Rosati, commissario di Bilancino:“Dobbiamo tutelare il lago, che è una risorsa vera del nostro territorio, sia turistica che ambientale. Vogliamo che continui ad essere percepito come tale e bisogna fare di tutto per garantire la qualità e la sicurezza delle acque”.
Simone Cianfanelli e Francesca Gherardi dell’Università di Firenze hanno sottolineato che “la presenza di Dreissena polymorpha costituisce senza dubbio un grave problema. I danni che può causare sono noti, soprattutto a livello economico: i milioni di dollari spesi negli Stati Uniti per fronteggiarne l´invasione sono un esempio forte. Cosa fare ora? La cozza zebrata che oggi è presente a Bilancino presto sicuramente si diffonderà su tutto il Valdarno con danni difficilmente calcolabili. Fra l´altro, nel lago di Bilancino oltre a Dreissena, sono presenti molti altri animali alloctoni: dal gambero killer a varie specie di pesce gatto, alla nutria e a molte altre specie, che già danno luogo a notevoli problematiche a vari livelli”.

Redazione Nove da Firenze