Dalla seconda metà del 1700 sono rimasti solo loro in tutto il mondo, con lo Studio Mosaico del Vaticano, a realizzare micromosaici filati


Firenze, 23 marzo 2006- Rifondono piastre di vetro smalto di Murano in un apposito forno (anche tra di loro così da creare cromie uniche), tirandole in strisce più sottili di uno spaghetto lunghe una ventina di metri e tagliandole infine in “teghe”, ovvero bacchettine di 27-28 centimetri. Ed è proprio sostituendo le teghe alle “comuni” tessere quadrate che compongono il disegno, posizionandole in verticale per poi tagliarle orizzontalmente a lavoro concluso, così da consentire la visione piana dell’opera.

A compiere il “miracolo” la bottega dei “Fratelli Traversari”, mosaicisti in Firenze dal lontano 1870.

“E’ dagli anni ’70 che puntiamo sulla qualità e sulla riproduzione artistica, da Botticelli a Leonardo, da Caravaggio a Renoir. Abbiamo reagito alla crisi aumentando ancor più la qualità, così da rispondere al meglio alla nostra clientela, per lo più dai grandi mezzi economici, ma esigentissima. E la scelta ha pagato, visto che le commesse prestigiose sono incrementate proprio a partire dall’infausto 11 settembre” dichiara Franco Traversari, rappresentante della terza generazione familiare a bottega, nonché Presidente dei Mosaicisti di Confartigianato Imprese Firenze.

Accanto al micromosaico, il Commesso Fiorentino, il mosaico di pietre dure nato proprio a Firenze alla Corte dei Medici (una decina di mosaicisti in tutta Italia) e il mosaico tradizionale a tessere che può contare nel nostro paese su un centinaio di “lavoranti”. Numeri preoccupanti, da crisi di vocazioni.

“E’ che manca la cultura del mosaico. Tutti abbiamo in casa almeno un quadro, ma quanti di noi hanno un mosaico? E non si tratta di ostacoli di natura economica, visto che un piccolo quadro in Commesso costa quanto una litografia. La scuola, i media, perfino le istituzioni economiche (non sono poche le Camere di Commercio che inquadrano i mosaicisti alla voce piastrellisti) sono poco sensibili al mosaico. Ma la colpa è un po’ anche nostra perché da sempre tendiamo a ripetere, a riprodurre e non a creare originali” spiega Traversari.

“La soluzione, così come per molti altri mestieri artigianali che stentano nel ricambio generazionale, sta anche nella visibilità. Basta pensare all’enorme ritorno economico-culturale che la città in genere e gli artigiani in particolare hanno avuto con la collaterale di Artigianato Artistico allestita da Confartigianto nel 2004 a Palazzo Strozzi in occasione della mostra su Botticelli e Filippino Lippi. Occorre promuovere iniziative come questa, magari in concomitanza con i periodi di maggior afflusso turistico visto che Firenze e il suo indotto vivono principalmente di turismo” dichiara Ovidio Montecchi, Presidente di Confartigianato Imprese Firenze.

Gli fa eco Traversari: “Penso ad un luogo in centro deputato ad esposizione permanente per l’artigianato artistico. Un’area che, a rotazione, ospiti esposizioni in cui a farla da padrone siano gli oggetti, ma anche gli artigiani al lavoro che fanno vedere come realizzano le loro opere: un mese gli orafi, quello dopo i corniciai, quello dopo ancora i mosaicisti e così via”.

Una proposta subito accolta da Confartigianato che vede in Comune, Provincia e Fondazione di Firenze per l’Artigianto Artistico gli interlocutori ideali per la sua realizzazione.

Redazione Nove da Firenze