Al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi (2 febbraio – 7 maggio 2006) una mostra sui disegni di architettura del Rinascimento


Appuntamento al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi di Firenze per un’interessante esposizione dedicata a un’ampia selezione di disegni di architettura del Rinascimento un tempo appartenuti alla prestigiosa Collezione Geymüller e oggi conservati agli Uffizi. Il nucleo complessivo annovera circa 250 disegni sciolti o raccolti in volumi, realizzati in diverse tecniche (penna e inchiostro metallo-gallico, inchiostro nero-fumo, bistro, matita nera) da vari autori, tra cui si distinguono Bramante, Bernardo Buontalenti, Ludovico Cigoli, Giovanni Antonio Dosio, diversi membri della famiglia da Sangallo (Giuliano, Antonio il Vecchio, Francesco, Antonio il Giovane), Jacopo Sansovino, Giorgio Vasari, mentre rimane ipotetica, in attesa di ulteriori conferme di natura documentaria, l’attribuzione di un cospicuo nucleo di fogli all’architetto militare vicentino Basilio dalla Scola.

La maggior parte dei 74 disegni esposti in mostra è costituita sia da progetti legati a edifici chiesastici (come San Pietro a Roma, Santa Maria del Fiore a Firenze, la Madonna di San Biagio a Montepulciano), sia da progetti di edilizia civile (quali villa La Magliana, un palazzo su piazza Navona a Roma, il soffitto del Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio), nonché da esempi di elementi e ornati architettonici. Si sono aggiunti, inoltre, per dimostrare la vastità di tipologie dei disegni in questione, nonché le variegate funzioni del disegno architettonico, esempi di macchine da costruzione.

La mostra, che rimarrà aperta dal 2 febbraio al 7 maggio 2006 -, è accompagnata da un catalogo a stampa introdotto da Marzia Faietti e Antonio Paolucci e curato da Josef Ploder, con una prefazione di Howard Burns e un contributo di Amelio Fara (Leo S. Olschki Editore, Firenze - Collana del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi XCIII).

Se la collezione del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi può dirsi, senza tema di smentita, la più ricca raccolta di disegni di architettura del Rinascimento, ciò si deve, in larga misura, all’acquisto della vasta collezione Geymüller, risalente agli inizi del secolo scorso.

A proposito della rilevante acquisizione, Pasquale Nerino Ferri, in una lettera inviata in data 14 maggio 1907, dalla Direzione delle R R. Gallerie di Firenze, a Corrado Ricci, nominato Direttore Generale delle Antichità e Belle Arti solo nel settembre dell’anno precedente, osserva compiaciuto: “Caro Direttore, dai colleghi Poggi e Gamba ho appreso con vero piacere che la Commissione Centrale ha dato voto favorevole per l’acquisto della Raccolta Geymüller, la quale trovasi già in questo gabinetto”. E ne aveva tutte le ragioni: erano in fondo passati pochi mesi da quando lo stesso Ferri aveva preannunciato al suo stimato Direttore l’arrivo di una missiva del barone Geymüller con l’offerta della raccolta da lui posseduta, circa 250 disegni di architetti italiani del Rinascimento. Ed erano bastati per concludere felicemente la lunga trattativa della vendita, ricostruita in catalogo nel saggio di Josef Ploder con lo stile sobrio e quasi incalzante del resoconto giornalistico. In effetti, Heinrich von Geymüller (1839-1909), storico dell’arte, architetto e collezionista, aveva avanzata la prima proposta di vendita agli Uffizi già nel 1891, per poi rivolgersi in seguito, ma senza successo, al British Museum.

Il filo rosso più affascinante della storia narrata in catalogo, la storia di tre codici (i codici Geymüller; cosiddetto Vignola; Geymüller – Campello, oggi smembrato) e del loro collezionista, si dipana a partire da un fenomeno culturale di vasta portata e di ampie implicazioni storico –culturali, quale fu il collezionismo. Se lo storico dell’arte cosmopolita Geymüller nel contesto del collezionismo ottocentesco giocò un ruolo assai peculiare, attraverso di lui è possibile risalire indietro fino al Cinquecento, giungendo a figure di artisti di rilievo e di gentiluomini di spicco, accomunati da una passione collezionistica, che tuttavia li aveva coinvolti con modalità e accezioni alquanto diverse.

Infatti, secondo le ricerche di Camillo Ravioli (1863), la celebre raccolta di casa Gaddi passò, tra il 1748 e il 1752, a Rosso Antonio Martini; nel 1830 si trovava invece nelle mani dell’abate Vincenzo Parigi; nel 1863, Ravioli la descrive presso il Principe Don Cosimo Conti di Firenze, dal quale nel 1872, infine, perverrà al conte Bernardino di Campello. Fu proprio dalla vedova Campello che, nel 1875, Geymüller, allora residente a Parigi, la acquistò.

Dunque, riprendendo in mano il filo rosso del collezionismo, è possibile riportarlo fino alla ricca collezione di Antonio da Sangallo il Giovane (1484-1546), cui spettò il merito di raccogliere un amplissimo materiale consistente di opere sue; dei membri di famiglia più anziani, coevi e più giovani; dei numerosi aiutanti e collaboratori; dei colleghi, specialmente di quelli che lo affiancarono nell’opera di San Pietro, artisti della statura di Bramante, Raffaello, Fra Giocondo, Peruzzi. Alla sua morte quella raccolta passò a Francesco da Sangallo, che dovette cederne una piccola parte a Giorgio Vasari. A questo punto entra in scena Niccolò Gaddi. Gentiluomo, collezionista, dilettante architetto particolarmente vicino a Giovanni Antonio Dosio e a Cigoli, Niccolò, verosimilmente dopo la morte di Francesco da Sangallo, acquistò una parte rilevante della raccolta Sangallo. E’ all’interno di quel nucleo che va separata la parte giunta, per successive transazioni, a Geymüller, da un altro nucleo passato dai Gaddi ai Principi Conti e da questi agli Uffizi non molto dopo il 1777, anno della vendita a Parigi della collezione Conti. Ritroviamo forse questi disegni, almeno parzialmente, nel fondo consistente in 7 tomi di fogli di architettura acquistati nel 1778, per conto di Pietro Leopoldo, direttamente da Gaspero Pitti Gaddi.

Senza contare che, già nel 1574, 21 volumi con disegni di fortezze di Antonio da Sangallo dovevano essere affluiti nelle raccolte medicee, grazie alla donazione che Antonio di Orazio, nipote di Antonio, offriva in una lettera indirizzata a Francesco I.

L’energia che Ricci e Ferri profusero nella felice conclusione dell’acquisto della collezione Geymüller doveva forse nascere dalla coscienza e dalla responsabilità di un tramando storico. E’ del tutto verosimile che quando vararono il cospicuo acquisto di disegni di architettura avessero in mente alcuni precedenti storici, come i 78 ricordi delle antiche fabbriche di Roma dovuti a Francesco da Sangallo, comprati nel 1785 dal senatore Carlo Strozzi; il nucleo consistente di disegni di architettura un tempo appartenuto alla collezione di Pierre- Jean Mariette, in cui era confluito materiale proveniente dal Libro de’ Disegni di Giorgio Vasari, che il primo agosto del 1798, quando venne acquistato per interessamento del Direttore della Galleria Tommaso Puccini, si trovava nelle mani di Jean Baptiste Seroux d’Agincourt; i 15 volumi di disegni architettonici entrati grazie all’acquisto promosso nel 1820 dal Direttore Giovanni Alessandri e, infine, l’acquisizione avvenuta nel 1853 di 2 volumi con fogli in gran parte di architettura, fra i quali oltre 200 di Buontalenti e circa 50 di Pietro da Cortona e Ciro Ferri.

Redazione Nove da Firenze