Da giovedì 29 dicembre a domenica 8 gennaio alla Pergola Il malato immaginario di Molière


17/12/05 firenze- La trama della pièce è nota: ipocondriaco sino a rasentare la follia, Argante vive di medici e di medicine, spiando ossessivamente in se stesso i sintomi di tutte le possibili malattie. Su questa base scattano quindi i meccanismi classici della commedia: una moglie avida, opportunista e fedifraga, una bella figlia il cui amore è contrastato (salvo poi trionfare al momento buono nell’immancabile lieto fine), uno sciame di untuosi ed infidi dottori che si nascondono dietro grandi paroloni in "latinorum", un fratello savio e una cameriera fedele e astuta come tradizione vuole.
I guai cominciano quando, con un patto di matrimonio arbitrariamente siglato, Argante promette la figlia in moglie ad un giovane quanto sciocco dottorino di fresca laurea, in modo da potersi così garantire un sereno (e gratuito) futuro di consulti e ricette. L’ostilità della figlia, segretamente innamorata di Cléante, e la calcolata ingerenza della moglie, algida esecutrice di un piano truffaldino, finiscono per spingere il povero Argante in una fitta trama di inganni, equivoci, burle e finzioni, giocate sulla sua stessa burbera ed inguaribile ingenuità. La tradizione, commettendo forse una forzatura, ha accomunato la malattia con la vecchiaia prediligendo sempre di conseguenza un attore anziano per il ruolo di Argante; Guglielmo Ferro, regista dello spettacolo, sceglie invece un grande attore dell’età di Dapporto, sia perché in realtà Molière scrisse Il malato immaginario per se stesso (quindi per un uomo sui cinquant’anni), sia soprattutto per restituire al testo un aspetto importantissimo benché talvolta dimenticato: Argante non è necessariamente "vecchio", è, più che altro, un uomo che ha più paura di vivere che di morire. Da molti ritenuto il capolavoro assoluto del teatro di Molière, Il malato immaginario fu la sua ultima commedia, scritta nel 1673, e come molte delle opere precedenti non mancò di suscitare polemiche e spaccare l’opinione pubblica. Fedele alla sua linea ispirata alla castigazione dei costumi attraverso la burla, Molière attaccava qui la scienza medica ufficiale, ritenuta inefficiente e inadeguata alla cura dei malati, ma soprattutto retrograda e oscurantista per il costante rifiuto ad aprirsi alle nuove scoperte scientifiche e mediche. Ma "Il malato immaginario" fu fatale al suo autore: in maniera beffarda la morte confuse personaggio e interprete e durante una delle prime rappresentazioni della commedia Molière morì in scena.
A dare un nuovo carattere al personaggio di Argante troviamo oggi Massimo Dapporto, uno fra i più noti e versatili attori italiani che si alterna fra teatro, cinema e televisione; Dapporto è assente dal palcoscenico della Pergola dalla Stagione 2003/2004, quando vi spopolò con La coscienza di Zeno nella versione di Tullio Kezich dal romanzo di Italo Svevo. Accanto a lui, protagonisti dello spettacolo sono Susanna Marcomeni, Riccardo Peroni e Sebastiano Tringali, rispettivamente nei panni di Tonina, del Dottor Lafatutta e del Dottor Purgone e di Beraldo. Completano il cast Deniz Ozdogan (Angelica), Elena D’Anna (Bellonia), Alberto Caramel (il notaio), Marco Mattiuzzo (Cleante), Gigi Palla (Tommaso Lafatutta, Olezzo) e Monica Barbato (Luigina). Le scene sono di Stefano Pace, i costumi di Santuzza Calì, le luci di Sergio Rossi e le musiche di Bruno Coli. Adattato per il teatro da Tullio Kezich e Alessandra Levantesi, Il malato immaginario è diretto da uno dei più promettenti registi della nuova generazione, Guglielmo Ferro, figlio del grande attore Turi, che ha già avuto modo di dirigere sulle scene Dapporto.

Redazione Nove da Firenze