L’angelo di Montecristo

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
04 ottobre 2005 19:38
L’angelo di Montecristo

Marina di Campo– Il pomeriggio di sabato scorso è stato meraviglioso: ho incontrato Gino e Elena Tesei per conoscere i genitori Francesco e Bastiana, guardiani sull’isola di Montecristo. Abbiamo parlato per ore, con emozioni di gioia e momenti di melanconia. Con il procedere dalla conversazione, si rafforzava la bellezza dell’immagine di Bastiana, chiamata l’angelo di Montecristo. Nata a S. Ilario nel 1900, Bastiana sposa Francesco nel 1917. Passò buona parte della sua vita a Montecristo e si impegnò molto per la famiglia.

Mite nel comportamento e spesso riflessiva, trovò sempre in sé le energie per superare i problemi. Dallo sguardo, attraverso gli occhiali, traspariva la sua sensibilità.

Nella foto pescatori a Cala Maestra di Montecristo nel 1952

Agli inizi del 1900, Montecristo era un’oasi naturale. Vedendo cale e calette, si era sorpresi dal verde perenne della macchia mediterranea. L’isola, che si trova a 24 miglia a sud-est dell’Elba, manifestava meraviglie allo stato naturale vecchie di secoli e profumate dall’originale purezza della natura.

La vegetazione cresceva rigogliosa con pini maestosi e felci giganti. Montecristo viveva fra realtà e leggenda. La sua storia è misteriosa. Fu chiamata Okrasa dagli Etruschi, Artemisia dai Greci, Oglasa e Mons Jovis dai romani e quindi Mons Christi nel Medioevo. Nel 445 d.c. San Mamiliano, arcivescovo di Palermo, a seguito di persecuzioni, si rifugiò su Montecristo, nella grotta chiamata poi “Grotta del Santo”. I seguaci, costruirono un Monastero che nel 1553 fu attaccato dal pirata Dragut, al servizio del sultano turco Solimano II che fece razzie.

Si racconta che rapì anche il famoso tesoro. Alcuni secoli dopo George Watson Taylor acquistò l’isola che nel 1889 passò al fiorentino Carlo Ginori. Questi per comunicare con Firenze addestrò i piccioni viaggiatori. Ospitò lo scrittore Renato Fucini e il musicista Giacomo Puccini. Vittorio Emanuele III, Re d’Italia visitò l’isola e la ottenne come riserva di caccia. Introdusse mufloni sardi e capre montenegrine. I Sovrani passarono giorni felici a Montecristo, sempre più selvaggia e romantica.

Elena amava trascorrere il tempo, nel silenzio delle cale e col profumo del rosmarino.
Verso il 1920 si diffuse la presenza di pescatori, forniti di barche a vela ed a remi, nelle acque di Montecristo. Il mare era ricco di corallo e di aragoste. L’isola forniva piccole insenature in caso di tempeste e le grotte davano sicuri ripari.
La casa Reale aveva bisogno di guardiani per Montecristo. Furono scelti Mario e Lucia Galli, campesi. Mario, detto Abbrivo, s’impegnò con grande coraggio ma rimase poco.

Nel 1922, Tesei Francesco e la moglie Bastiana, con il figlio Gino di appena cinque anni, decisero di fare i nuovi guardiani. Amarono l’isola avendo ottimi rapporti con i Sovrani. La Regina Elena fu spesso amabile con Bastiana. Quando questa ebbe una figlia, fu chiamata Elena, in onore della Regina. Gino, nato sordomuto, andò a studiare nel Collegio di Rovezzano, fino a 20 anni. La Regina Elena pagò tutte le spese. I pescatori ponzesi che pescavano presso Montecristo, Stefano, Giovannino, Aniello e Silverio Sandolo, Aniello Vitiello, ebbero buoni rapporti con i guardiani e con i Sovrani.

Vittorio Emanuele III e la Regina Elena si interessarono presto alla pesca. Stefano Sandolo, presentato da Bastiana, lavorò per i Sovrani sullo yacht Jela e spesso pescò con loro.
I guardiani dovevano risolvere problemi di sicurezza e ospitalità. Con le tempeste, Bastiana si preoccupava degli amici pescatori e delle loro famiglie. Capiva che bisognava far riparare le barche in qualche cala o caletta in caso di necessità. Si interessava ai pescatori quando erano malati. Parlando con la Regina Elena chiese di costruire, a Cala Maestra, un magazzino per i pescatori.

Il magazzino, approntato, fu usato per tenere gli attrezzi da pesca, per riposare e per cucinare. Negli anni successivi Agostino Aprea, Giuseppe e Raffaele Calisi pescarono fra Montecriso e l’Africhella e si fermarono ogni tanto a Montecristo dormendo nel magazzino. Incontrando Bastiana, ripetevano sovente: ”Grazie, sei un angelo!”.
I guardiani andavano talvolta all’Elba per motivi di salute. La vita procedeva bene, con qualche con disagio. Bastiana si impegnava nei vari servizi. Il marito si occupava dei frutteti, del controllo della costa, della ...

caccia con il Re. Bastiana ha grandi benemerenze per le cure rivolte ai soldati della postazione militare. La chiamavano l’angelo di Montecristo.
La guardiana ritornò all’Elba nel 1943 mentre Francesco rimase a Montecristo per poi spostarsi a Piombino dopo una lunga odissea e ritornando successivamente sull’isola, per urgenti verifiche. Mesi prima Francesco poteva comunicare, a mezzo telegrafo, con il Podestà e con il Re. Inoltre possedeva una Radio galena per ascoltare le notizie locali e nazionali.

Dopo lo sbarco degli alleati a Marina di Campo, il 17 giugno 1944, Elena e la madre arrivarono a Montecristo con la barca di un pescatore e cercarono di aiutare Francesco nel caos del momento. Rimasero tre mesi sull’isola completamente isolati e fecero ritorno all’Elba dopo complesse vicissitudini. Francesco lasciò l’isola, senza corrente elettrica e con carenti mezzi di comunicazione, appena saputo dei risultati del referendum del 2 giugno 1946.
Dopo la famiglia Tesei, Montecristo attese oltre dieci anni per riavere i guardiani.

I primi furono Millo e Milla Burelli (1956-68) e poi Amulio e Anna Galletti (1968-84), Giovan Battista Muti (1984-88), Paolo e Serenella Del Lama (1988-2002) e due altre famiglie che rimasero per poco. Infine arrivarono Goffredo e Carmen Benelli (2002-......). Silverio Avellino detto Silverietto, Claudio Feola, Benedetto di Meglio, Elbano Sandolo e Francesco Feola detto Topolino, Gaetano Avellino, parlano dei loro padri che pescavano, senza grandi problemi, fra Montecristo e l’Africhella. Hanno parlato anche della loro attività e del sereno rapporto con i guardiani.

I vecchi pescatori Donato e Angelo Feola, Pompeo Mazzella, Giuseppe Avellino, Agostino Aprea, ricordano ancora la pesca fruttuosa attorno all’isola abbandonata.
Nel 1946, dopo molte incertezze e nel disagio economico, Bastiana decise di ricominciare, con spirito forte, la vita all’Elba. Dette coraggio a tutta la famiglia. Fece la contadina e si impegnò, con il marito, in piccole attività commerciali. Morì l’8 gennaio 1957. Fu sepolta a S. Ilario. Sulla tomba ogni tanto una mano sconosciuta pone un fiore.
Oggi Montecristo, che è Comune di Portoferraio e fa parte del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, viene protetta da agenti del Corpo Forestale dello Stato che affiancano i guardiani.

L’isola è una Riserva naturale. Sin dal 1977 è nella Rete Europea delle Riserve Biogenetiche. Nel 1988 venne istituita una zona di tutela biologica intorno all’isola. Si ricorda la visita del 15 luglio 1991, fatta da Don Giorgio Mattera e Mons. Comastri (Vescovo), assistiti dal Corpo Forestale. Don Gianni Mariani, Parroco di Marina di Campo, era presente con devoti alla Messa celebrata nella Grotta di San Mamiliano.
I figli parlano dei loro genitori con amore. Le facce di Elena e Gino sono illuminate.

Elena racconta del passato e sente Montecristo nel cuore. Ha avuto momenti difficili. Dopo la morte del marito, vive col fratello, anche lui senza la moglie. Quando è in casa Manuela, la figlia di Elena, la loro vita rifiorisce. Elena continua “Era il Paradiso Terrestre e amavamo quell’armonia. I miei erano veri montecristini!”. E poi: “Ricordo ancora, all’età di dieci anni, le passeggiate con mia madre presso la chiesina di Cala Maestra, ormai distrutta. Risento il sapore di carubbe, gelse e uva fragola.

Rivedo le lucertole al sole, i conigli selvatici, i mufloni, il passaggio dei colombi e poi ...mia madre che mi guarda dolcemente mentre gioco sulla spiaggia”. E infine“ Durante la guerra, a Montecristo, mia madre pensava alla famiglia ma si dedicava anche ad altri. Incontrando i vecchi pescatori ricevo cenni di saluto e poi ... un sorriso”.
Lascio la casa con il magone. Elena e Gino sono felici. L’immagine di Bastiana è sempre più impressa nella nostra memoria. Cammino nelle vie dove i turisti fanno baldoria.

Penso all’isola incantevole, ai profumi selvaggi, ai profondi silenzi, al ritmo delle onde e agli echi lontani. Risuona la voce di Elena “ Era il Paradiso Terrestre”.

Raffaele Sandolo
elbasun@infol.it

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