Salvezza tra i fischi nella sagra degli orrori. Ora la rivoluzione

Bruttissimo 0-0 con il Genoa che rischia perfino di vincere, e il Franchi esplode. Si deve ripartire da programmi seri

Paolo
Paolo Pellegrini
10 Maggio 2026 18:59
Salvezza tra i fischi nella sagra degli orrori. Ora la rivoluzione
Foto Fabio Vanzi

Al 92’ di una incredibile sagra degli orrori infarcita di scempi, scempiaggini, ingiurie e insulti al calcio, il Franchi o quel che ne resta è esploso. Dopo il solito uggioso “Vincono sempre solo gli ultras”, una gragnuola di fischi grossomodo come la pioggia fastidiosa che aveva accompagnato il prepartita, e giù le cannonate dei cori, certo non imprevedibili, da “Fate ridere” a “Siete uomini di merda”, da “Andate a lavorare” al più asettico “Meritiamo di più”.

Eppure quel punticino stiracchiato, bruttarello, sghembo, storto, risicato significava bene o male un traguardo, la salvezza matematica al termine della stagione più brutta della storia viola, non solo recente, e per giunta nell’anno del centenario. Eppure questi qua – i giocatori dell’estate, quelli di gennaio e Vanoli – hanno perfino messo in piedi qualcosa che sa di epico, un’impresa, per aver accumulato 28 punti partendo dalla più improbabile delle permanenze in A.

E Vanoli in sala stampa può perfino permettersi il lusso di parlare di "capolavoro".

Eh ma il Franchi ha ragione. Perché anche la partita, pardon, la sagra degli orrori di questa trentaseiesima giornata – a sottolineare che ne mancano solo due, e meno male – che ha consegnato alla saccoccia viola la salvezza matematica ha anche sancito il punto di non ritorno. La noia di tutto quello che si è detto e scritto finora: non gioco, ritmi blandi da Rsa, giropalla asfittico e lentissimo senza un guizzo o un affondo, scempiaggini tecniche individuali da campionati amatori, idee men che meno, lacune mai colmate (e anche Vanoli, se ci fate caso, ci ha rinunciato: il tarantolaggio è andato scemando di domenica in domenica).

La cronaca di questa partita ne è prova evidente. Registra solo una cosa carina, la cronaca: tutti i giocatori omaggiano la Festa della Mamma con il cognome - e qualche nome di battesimo - delle mamme sul retro della maglia . Punto. Perché la cronaca poggia poi essenzialmente su un paio di note: da una parte De Gea che fa un paio di miracoli per salvare la porta, pur provocando brividi per la perigliosa goffaggine nelle uscite alte; dall’altra Bijlow al minimo sindacale, quasi a rischio paga, al massimo un paio di uscite alte e un paio di brevi scossoni alla noia mortale, il colpo di testa di Ranieri uscito di pochi centimetri e la zampata di Parisi da due passi nel mischione furibondo del 79’, che però ha preso in pieno… Gosens. Per il resto, Genoa attento e chiuso bene con ripartenze rapide e lanci lunghi precisi sull’uomo che come al solito ha intorno le praterie, e di qua indecisione, testate a casaccio, ribattute alla bell’e meglio, una serqua di passaggi sbagliati anche banali, e perfino da piedini istruiti come Fagioli e Solomon: alla fine la sufficienza, salvo appunto De Gea, non la merita nessuno, nemmeno il buon Braschi che si batte con grinta ma ne azzecca pochine, benché pochine gliene porgano da giocare.

Perché dilaga il vizio antico di non decidersi mai a cercare la porta ma piuttosto a reticolare tocchetti, giochesse, manovrine lentine lentine con un avversario schierato là davanti a guisa di Moise, la megaparatia salva-Venezia. Nella mia particolare e personale classifica delle cazzate, a dividersi lo scettro sono Dodo - in vantaggio - e Mandragora, ma altri seguono il buon esempio…

Foto Fabio Vanzi

Nella sagra degli orrori, in più, la cronaca della partita registra un ulteriore immenso disastro, la deficitaria e inqualificabile “direzione” (merita le virgolette…) di tale Luca Massimi da Termoli. Certo, alla seconda apparizione in A: ma se il buon giorno si vede dal mattino, qui pioverà a settimane, nevicherà d’agosto. Ne avesse presa una. Qualche saponcione di quelli bravoni dirà e scriverà che ha scelto la via “all’inglese”.

Idiozia. Ha scelto la via del “non capisco e mi adeguo” (al non capire, ovvio). Errori madornali uno dietro l’altro, falli inventati e fischiati, falli evidenti e lasciti correre, azioni pericolose create – vedi i due miracoli di De Gea – da valutazioni assurde, cartellini gialli grossolani che tuttavia mancano al taccuino. E l’ombra di quel calcione a Parisi, dentro/fuori non si sa ma tace anche il Var (lì però guardo i nomi e capisco, mai stati amici), e oltretutto il ragazzo ormai si è fatto fama di tuffatore, e non c’è di peggio.

Basta, dello scempio-salvezza non dico più nulla. Dico e sostengo, e con me come minimo tutto il Franchi e tutta la Firenze viola, che da qui si riparta. Con progetti seri e idee chiare, e programmazione oculata, e scouting attento ed efficiente. Non è ancora tempo di mettersi a dire “questo lo salvo, questo se ne vada”, per salvare un po’ più di faccia ci sono ancora due match, difficili, durissimi ma stuzzicanti, a casa dei gobbi domenica prossima con Vlahovic & C. a caccia del posto Champions, e infine in casa con la Dea, che però prima va a San Siro sponda Milan poi riceve il Bologna, e comunque al massimo può correre per un posto in Conference. Già, la Conference. Niente straordinari di giovedì, l’anno prossimo. Serva di lezione.

FIORENTINA: De Gea; Dodo, Pongracic, Ranieri, Gosens; Fagioli; Parisi (86’ Gudmundsson), Mandragora (72’ Fabbian), Ndour (72’ Brescianini), Solomon; Braschi (61’ Piccoli). A disposizione: Lezzerini, Christensen, Comuzzo, Rugani, Kospo, Kouadio, Balbo, Fazzini, Harrison. All. Paolo Vanoli.

GENOA: Biljow; Marcandalli (82’ Doucoure), Ostigard, Zatterstrom; Martin (71’ Ouedraogo), Frendrup, Amorim (82’ Masini), Ellertsson; Ekhator (71’ Malinovskyi), Vitinha; Colombo (58’ Ekuban). A disposizione: Leali, Sommariva, Onana, Sabelli, Vasquez, Grossi. All. De Rossi.

ARBITRO: Luca Massimi di Termoli; assist. Mokhtar – Cavallina; quarto uff. Calzavara; Var Massa-Pairetto

NOTE: ammoniti nessuno; angoli 4-3 Fiorentina; spettatori 19.009

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