Talvin Singh in concerto per il Music Pool 2003 venerdì 4 Aprile (ore 21.30) alla Flog di Firenze
Cantini-Pareti-Salis in concerto a Vada -Rosignano pressso il Teatro L'Ordigno giovedi 3 Aprile


Remixer o arrangiatore di numerose stelle della musica, a partire da Madonna e Björk, Talvin Singh è soprattutto il rappresentante della terza generazione indopachistana insediatasi in Inghilterra. Nato nei sobborghi di Londra, è cresciuto tra la tradizione musicale dell'India del Nord e le musiche occidentali, dal punk-rock all'elettronica. Dopo aver lavorato a lungo per gli altri, questo straordinario suonatore di tabla ha composto "OK". The world is sound": questa è la formula magica di Talvin Singh, la chiave dei sogni musicali del piccolo principe indiano della Grande Londra. "Le mie composizioni sono la rappresentazione di ciò che sono, di come vivo tra due mondi antichi, ma anche di un universo immaginario dove vorrei vivere". "OK", il disco di Talvin Singh, è segnato dall'impronta dei tabla, ma è ancor più segnato da un suono a livello mondiale, senza alcun esotismo da chic, è un messaggio che si riceve positivamente nei quattro angoli del pianeta. Il genio gentile del drum'n'bass è meno a suo agio quando si tratta di denominazioni controllate come "musica etnica" o "fusion". Talvin Singh si è risparmiato i cliché che gli altri non mancano di affibbiargli da quando ha pubblicato "Soundz Of The Asian Underground" all'inizio del '97, una compilation in cui si trovano riuniti sotto il suo nome la maggior parte dei dj asiatici della scena londinese. Sinfonia in salsa tandoori, con cuore giapponese, cantanti indiani, flauto bansuri, rag aggraziati del sarangi, note fondamentali del tampura, ripercussioni dei tabla usciti dalla giungla. Talvin Singh sarebbe dunque al crocevia dei mondi, vestigia di una cultura secolare ed ebbrezza di una cultura in divenire, tra analogico e digitale, tra le radici del Panjab, al nord dell'India e la sua infanzia dei sobborghi, all' est di Londra. A cinque anni suonava i primi tabla, coppia di tamburi armonici che diventeranno i suoi figli naturali. A 16 anni va in India per studiare dai maestri di musica. Il suo professore è Ustad Lakshman Singh, che ha studiato con Ustad Kadar Bash, fondatore di una scuola di percussione, la gharana del Punjabi Ang. Da allora torna regolarmente alle sue origini, l'alchimista senza avi di prestigio, semplice figlio di un ingegnere, non di Pandit né di Ustad, come è invece la maggioranza dei suoi pari. Questo ragazzo dell'after punk inglese ha cavalcato tutte le onde: svezzato a colpi di ska e del jam di Paul Weller, drogatosi alla fine degli anni '80 con l'acid-house, quindi con l'acid-jazz, si è imbattuto in numerose stelle della musica: Bim Sherman, Courtney Pine, Björk, Massive Attack, il Little Axe di Adrian Sherwood, Sun Ra. Ma alla fine è così che si definisce: “Musicista classico dell’India, multistrumentista compositore produttore disc-jockey imprenditore artistico, pensatore concettuale, creatore del gusto, mistico".

Per questo progetto Raffaello Pareti ha voluto con se due musicisti con i quali collabora stabilmente da molto tempo. La duttilità, la straordinaria capacità di invenzione melodica, la naturalezza con la quale sanno plasmare ogni frammento delle loro innumerevoli esperienze musicali in forme nuove e sorprendenti sono gli elementi che accomunano i tre musicisti e fanno della musica di questo trio un’ esperienza in cui il rigore della ricerca e l’amore per la canzone si fondono mirabilmente. Diplomato al conservatorio Mascagni di Livorno, Raffaello Pareti ha partecipato ai seminari di Bruno Tommaso e Dave Holland. Ha fatto parte del quartetto di Massimo Urbani, del trio di Luca Flores, dei gruppi Giochi Proibiti e Libens, del quintetto di Tiziana Ghiglioni. Ha partecipato alla registrazione di numerose incisioni discografiche e suonato tra gli altri con Franco D'Andrea, Art Farmer, Chet Baker, David Murray, Kenny Wheeler, Dick Oatts, Toots Thielemans. Ha fatto parte dell'orchestra di Barga jazz dal 1986 al 1992. Ha lavorato anche in teatro con Giorgio Albertazzi e in due tours europei della compagnia Pupi e Fresedde. Ha collaborato, in studio e dal vivo, con il cantante Sergio Caputo. Antonello Salis inizia a suonare la fisarmonica a sette anni. Dal '68 al '75 suona l'organo in diversi gruppi di musica da ballo e nello stesso tempo studia il pianoforte come autodidatta e scopre il jazz. Nel '74 forma, con Riccardo Lay e Mario Paliano, il Trio Cadmo, diventato poi un quintetto con l'aggiunta dell'altosassofonista Sandro Satta e del trombonista Danilo Terenzi. Dal '75 inizia con una serie di collaborazioni con musicisti italiani fra i quali Enrico Rava, Maurizio Giammarco, Massimo Urbani, Mario Schiano, Riccardo Fassi, Paolo Dalla Porta, Pino Minafra, Paolo Fresu e con musicisti stranieri come Lester Bowie, Anthony Braxton, Michel Portal, Billy Cobham, Don Cherry, Ed Blackwell, Claude Barthelemy, Gerard Pansanel, Nanà Vasconcelos. Ha collaborato in veste di fisarmonicista con esponenti della pop music italiana come Pino Daniele, Teresa De Sio, Denovo, James Senese, The Gang, e ha avuto esperienze musicali con il teatro d'avanguardia di Remondi e Caporossi, col cinema muto, con la poesia contemporanea, con la danza. Al sax soprano e tenore Stefano “Cocco” Cantini musicista toscano che ha suonato con alcuni dei più grandi artisti nazionali ed internazionali come Michel Petrucciani, Chet Baker, Dave Holland, Enrico Rava e Paolo Fresu ed ha al suo attivo numerose incisioni. Ha suonato in molte colonne sonore di film come quelli di Francesco Nuti, ("Stregati"), e Franco Nero. Ha registrato un cd dedicato a Petrucciani.

Redazione Nove da Firenze