Aperta al Museo Stibbert una nuova sezione dedicata alle Porcellane europee


Sono cinque le sale completamente rinnovate del Museo Stibbert dedicate alle porcellane europee. Il nuovo allestimento è stato inaugurato oggi dall'assessore alla cultura di Palazzo Vecchio, che è anche presidente della Fondazione Stibbert, Simone Siliani, dalla direttrice Cristina Piacenti e dal vice presidente dell'Ente Cassa di Risparmio, Edoardo Speranza. Le sale sono al primo piano del museo: quattro contengono oggetti - compresi alcuni mobili sei e settecenteschi napoletani - provenienti dalla collezione di Marzio ed Eugenia de Tschudy lasciata al Comune di Firenze nel 1889. Spiccano i tre grandi gruppi di Doccia del 1750 c., oltre a statuaria, principalmente settecentesca, di Doccia, Capodimonte, Vienna, Meissen con qualche esemplare francese ed inglese. La quinta sala riguarda invece porcellane di origine stibbertiana. Qui sono riuniti i serviti di famiglia, da quelli della Compagnia delle Indie commissionati dal nonno Giles a quello francese del tardo Settecento, manifattura 'de la Reine'; oltre a déjeuners di manifatture parigine e serviti da dessert inglesi acquistati da Frederick Stibbert stesso. ''E' stata una non lunghissima, ma impegnativa impresa - ha spiegato l'assessore Siliani - che arricchisce Firenze di un altro importante spazio all'interno di questo museo che continua a crescere (23 mila i visitatori nel 2001). Un Museo che ha certamente bisogno di risorse, ed è per questo che stiamo cercando di trovare un finanziamento, insieme alla Regione, per restaurare definitivamente anche il parco, ma che prima di tutto dobbiamo promuovere e far conoscere sempre di più''. Su questo ha puntato anche Speranza, vice presidente dell'Ente Cassa di Risparmio che ha finanziato interamente il restauro e la ricollocazione delle porcellane (342 milioni di lire), sottolineando come ''non è un luogo comune dire che Firenze deve avere sempre più attenzione per i suoi beni culturali e recuperare, puntando su questi, la sua forza, la sua identità e il suo ruolo. L'Ente Cassa di Risparmio è impegnata su questo in collaborazione con gli enti, Comune in testa, che hanno a cuore questo obiettivo''. ''Non è stato facile trovare notizie certe sulla famiglia di Marzio de Tschudy - ha spiegato la direttrice Cristina Piacenti - perché a soli 100 anni dalla scomparsa della famiglia, incredibilmente se ne sono perse completamente le tracce. Restano queste grandi collezioni che il barone lasciò in eredità al Comune di Firenze alla sua morte (1891). Si tratta di opere, in alcuni casi, uniche che arricchite dalla collezione stibbertiana, ci hanno permesso di dedicare un'intera sezione alle porcellane''. Il catalogo pubblicato dal Gruppo Giunti tratta la collezione de Tschudy, con schede di Andreina d'Agliano e Luca Melegati e un saggio di Simona Di Marco e Dominique Charles Fuchs sui due collezionisti. (Le porcellane europee della collezione de Tschudy, Firenze, Giunti, 2002) Il quinto numero del Bollettino del museo, di prossima pubblicazione (Polistampa, Firenze), sarà dedicato alle porcellane della famiglia Stibbert.
La sezione è visitabile con il normale biglietto d'ingresso del museo, (intero Euro 5.00, ridotto Euro 2.00). Il museo è aperto da Lunedì a Mercoledì dalle 10 alle 14; da Venerdì a Domenica dalla 10 alle 18. Giovedì è il giorno di chiusura.

La Collezione de Tschudy
Il barone Marzio de Tschudy (1819-1891), proveniente da una famiglia di origine svizzera, si trasferisce in Toscana alla metà dell'Ottocento dove sposa Eugenia de Larderel, figlia del noto industriale chimico Francesco de Larderel. Dal matrimonio della coppia nasce una ricca collezione di oggetti d'arte, che il barone Marzio lascia alla sua morte al Comune di Firenze. Costituita in gran parte da maioliche e porcellane, e arricchita anche da preziosi mobili, oggetti di arredo e dipinti, la collezione de Tschudy viene depositata dal Comune al Museo Stibbert nel 1914. Caratterizzata da una forte presenza di opere di piccola plastica, di statuine bianche e in colore delle principali manifatture italiane ed europee, talvolta prodotte per le grandi corti del tempo, la collezione de Tschudy mostra anche preziosi vasellami settecenteschi e ottocenteschi. Spiccano nella raccolta i tre grandi gruppi della manifattura di Doccia del 1750 ca.: Leda e il cigno, Andromeda e il mostro e Diana e Callisto, tratte da bronzi dello scultore Massimiliano Soldani Benzi. Oggi, completamente riallestita in quattro sale del Museo, la collezione de Tschudy viene riproposta al pubblico corredata di un nuovo catalogo per le porcellane europee, mentre un prossimo volume accoglierà le porcellane orientali, le maioliche e gli oggetti d'arredo. (Le porcellane europee della collezione de Tschudy, Firenze, Giunti, 2002, a cura di Andreina d'Agliano e Luca Melegati).

La Collezione di porcellane di Frederick Stibbert
Una intera sala della nuova sezione "Porcellane" è destinata alla raccolta di porcellane di Frederick Stibbert. Le porcellane di Stibbert sono caratterizzate da una scelta non sistematica, ma dettata prevalentemente dal gusto del collezionista, destinate non ad una raccolta specifica ma all'arredo della villa e all'uso della casa. Si tratta di una raccolta che testimonia la grande tecnica ceramica raggiunta nell'Ottocento, che rispondendo al gusto del tempo produceva oggetti fortemente spettacolari. Sono presentati per la prima volta anche i serviti di casa Stibbert, giunti per eredità dal nonno Giles che li aveva comperati in Cina attraverso la Compagnia delle Indie, o acquistati direttamente da Frederick sul mercato europeo.

Il nuovo allestimento
Le due raccolte che oggi si propongono al pubblico vengono esposte con un allestimento completamente nuovo, in cinque sale al primo piano del Museo Stibbert. I tre spettacolari gruppi di Doccia sono stati per l'occasione sottoposti ad un restauro integrale, realizzato con grande professionalità da Adriano Giachi e Laura Bilucaglia, che ha permesso di scoprire i "segreti" della produzione di questi monumentali oggetti. L'allestimento ha consentito di recuperare antiche vetrine del museo, che sono state appositamente trasformate per accogliere e valorizzare i fragili oggetti in porcellana. Questo ulteriore intervento di recupero museale, interamente finanziato dall'Ente Cassa di Risparmio di Firenze, si inserisce nel più articolato progetto di restauro e recupero del Museo Stibbert, che vede impegnato da anni con ingenti risorse il Comune di Firenze, sostenuto dalla collaborazione di Regione Toscana e Ministero BB. CC. AA.

Redazione Nove da Firenze