Restaurato il Loggiato delle ex scuole Leopoldine di piazza Santa Maria Novella


L’intervento è costato complessivamente 678.076.452.
La conclusione dei lavori è stata presentata oggi dall’assessore alla cultura Rosa Maria Di Giorgi e dall’architetto Cini.
‘’E’ un altro importante restauro effettuato dall’Ufficio Belle Arti del Comune di Firenze – ha spiegato l’assessore Di Giorgi - che per il quadriennio 1999/2002 ha in bilancio circa 60 miliardi, esclusi quelli Giubilari, per il restauro e la messa a norma degli edifici monumentali di proprietà del Comune. Un bell’impegno che sta dando importantissimi risultati’’.
L’architetto Cini ha poi confermato che è già pronto anche il progetto per il recupero di tutto il complesso delle Leopoldine (5.000 metri quadri), un restauro che comunque non partirà prima del 2001 e sarà portato avanti a lotti.
Il restauro del loggiato e della facciata delle ex Leopoldine, posto in p.za S.M. Novella, è il primo intervento di restauro di una serie mirata al recupero dell’intero complesso.
Fin dai primi decenni del XIII secolo l’area, oggi occupata dall’edificio, era utilizzata come ospedale per malati.
Inizialmente l'ingresso al complesso era dall'attuale via Palazzuolo, e soltanto con i grandi interventi voluti dallo spedalingo Benino Benini dal 1451, si ebbe lo spostamento dell'accesso verso la basilica domenicana con la creazione del magnifico loggiato.
Con la nuova amministrazione del Benini si ebbe un radicale rinnovamento architettonico dell'intero complesso grazie al progetto di Michelozzo di Bartolomeo, uno dei più celebri artefici del periodo. L'architetto, nella definizione del loggiato, si esemplò sulla tradizione fiorentina del trecentesco Ospedale di San Matteo, ma primariamente si rifece al gran modello dell'Ospedale degli Innocenti, replicando così una delle più insigni opere del Brunelleschi.
La successione di dieci arcate, sorrette da nove colonne (tutte sostituite nel 1789) e due pilastri, si sviluppa per tutto il fronte dell'Ospedale di San Paolo verso Santa Maria Novella; l'ordine dei capitelli e dei peducci spaziano in completa libertà dal corinzio al composito. I tre portali principali sono in sostanza identici: soltanto l'accesso alla cappella della corsia ospedaliera è sormontato da un frontone con lo stemma dell'arte dei Giudici e Notai, patroni dell'ospedale fin dal 1403. Il portale d'ingresso alla Chiesa, che si attesta nella terminazione ad Ovest del loggiato, si rifà ai portali sopra descritti, anche se ospita una magnifica lunetta in terracotta invetriata d'Andrea della Robbia con L'abbraccio di San Francesco e San Domenico del 1498. Le altre aperture sulla loggia sono probabilmente da riferirsi al risanamento della zona per i degenti del 1569.
I nove tondi in terracotta e i due mezzi tondi che ornano i pennacchi del loggiato, sono d'Andrea della Robbia e datati tra il 1489 e 1496. I tondi raffigurano i Santi Francesco, Lodovico, Antonio da Padova, Bernardino da Siena, Bonaventura, Elisabetta, Zita e Chiara (sequenza di Santi legati al mondo francescano dei Pinzocheri), mentre i due mezzi rappresentano la stessa persona, lo spedalingo Benini. Il piano superiore del loggiato è scandito da un'infilata di dieci finestre e dal busto di marmo del Granduca Ferdinando I de'Medici di Giovanni Bandini, databile al 1590.
Le variazioni d'utilizzo del primitivo ospedale, prima in convalescenziario da cui il nome Spedale di San Paolo dei Convalescenti e successivamente, con la soppressione dell'ospedale nel 1780 da parte di Pietro Leopoldo, in educatorio per giovani fanciulle da cui il nome di Scuole Leopoldine, (vocazione scolastica che rimarrà fino a pochi decenni orsono) non interessarono il loggiato, che è rimasto sostanzialmente inalterato nelle forme quattrocentesche.
L’intervento proposto è stato mirato al recupero del Loggiato e della facciata prospiciente la Piazza S.Maria Novella, mediante un articolato intervento di restauro che non ha evidenziato tracce dell’originale decorazione a graffito. A seguito della campagna di saggi sugli intonaci esistenti è stato rimosso l’intonaco fatiscente, ad agevole distacco, fino a ritrovare il vivo delle murature, ritrovando l’intonaco antico con asportazione dello scialbo formato da vari strati di tempera e carbonato di calcio ossidato occultanti la superficie originale Si è proceduto quindi poi ad una completa pulizia con tamponamenti a base d’acqua satura d’ammonio carbonato e solventi idonei per l’asportazione completa di polvere e sedimenti e completa sciacquatura a spugna per la completa pulizia delle superfici.
Il nuovo intonaco è stato eseguito all’antica, in malta di grassello di calce, pozzolana e sabbia fine, con arricciatura, stabilizzatura a fratazzo, finitura di malta di calce a pialletto e velatura con grassello di calce lisciata e tirata a mestola.
La successiva coloritura e patinatura a calce, data a pennello con una mano di latte di calce e successive più mani di colore con pigmenti minerali, hanno completato l’opera. Per il restauro delle colonne, capitelli, basi, architravi e modanature in pietra, si è proceduto, nei casi di disgregazione e polverizzazione, previa rimozione dei depositi superficiali, ad un preconsolidamento con impregnazione per mezzo di pennelli, siringhe e pipette, di silicato d’etile allo scopo di ricostruire le proprietà meccaniche del materiale originale.
Successivamente si è passati al consolidamento, mediante riadesione, di tutti i frammenti di discreta dimensione e consistenza e delle porzioni di pietra sfaldate con l’ausilio d’iniezioni di resina epossidica fluida pigmentata, catalizzata e caricata con polvere di pietra specifica.
Le robbiane sono state restaurate mediante spolveratura, pulitura con soluzione d’acqua dionizzata e agenti chimici (carbonato d’ammonio e tensioattivi) applicata a pennello e spazzola e successivo risciacquo con acqua demineralizzata. Il restauro del lastrico del loggiato e della scalinata è stato eseguito previo idrolavaggio con acqua demineralizzata ed ipoclorito di sodio e idrolavaggio a bassa pressione tra un impacco e l’altro.
Sono state inoltre eseguite spazzolature con spazzole di saggina per l’eliminazione di residui e rimozione delle stuccature cementizie incongrue; rimozione delle parti ammalorate e irrecuperabili o incongrue, sostituzione e/o integrazione delle stesse con pietre di recupero. Per le parti di piccole dimensioni sono state effettuate delle riprese con resine epossidiche bicomponenti miscelate con polvere di pietra allo scopo di rendere l’aspetto omogeneo a quello esistente.
E’ stata effettuata ove necessaria, la scalpellatura dei blocchi di pietra originali nei punti che presentano rilevanti irregolarità superficiali.
Gli infissi e serramenti di legno sono stati restaurati previa lavatura con acqua e lisciva, stuccatura e carteggiatura parziale con stucco grasso per legno e successiva verniciatura eseguita con una mano d’olio di lino cotto, velatura con mordenti per legno nelle tonalità idonee al materiale usato in antico. Il trattamento finale protettivo è stato eseguito con più mani d’emulsione opaca cerosa.

Redazione Nove da Firenze