Il "Rapporto 2000" sullo stato dell'ambiente in Toscana


E' stato presentato oggi al Palazzo dei Congressi di Firenze, in occasione della quinta Conferenza regionale, l'ultima della legislatura.

Difesa del suolo
Oltre 1.120 miliardi investiti in Toscana dal 1995 ad oggi per la difesa del suolo e la prevenzione del rischio idraulico, con la creazione di circa 14 mila posti di lavoro temporanei e di oltre 400 posti permanenti, senza contare l'indotto. Sono questi i dati che danno la misura dell'impegno per la messa in sicurezza del territorio portato avanti nel corso di una legislatura che, per la prima volta, ha visto le risorse per la prevenzione superare di gran lunga quelle spese a posteriori, per intervenire sui danni. I finanziamenti attivati - gia' spesi o comunque disponibili, di fonte comunitaria, statale, regionale o degli enti locali - rappresentano un rilevantissimo incremento rispetto alle poche decine di miliardi spesi nelle legislature precedenti. Tra i risultati raggiunti in questi anni, l'approvazione del piano per la messa in sicurezza del bacino dell'Arno (il primo in Italia), con la previsione di 15 anni di interventi, una spesa complessiva stimata in circa 3.500 miliardi, l'obiettivo finale di riuscire a contenere piene come quella del 1966; l'approvazione della normativa sulla difesa del suolo, che oltre a recepire la legge nazionale 183/1989, ha ridisegnato competenze e responsabilita', istituendo, tra l'altro, tre bacini di rilievo regionale (Toscana Nord, Toscana Costa, Ombrone), individuando sei ambiti territoriali ottimali e prevedendo la riorganizzazione degli uffici del Genio civile; l'accordo di programma che, nell'ambito dell'intesa istituzionale Stato-Regione del marzo 1999, ha individuato la copertura finanziaria di un pacchetto di interventi per 348 miliardi (cosiddetto "progetto Pangea"); l'approvazione delle perimetrazioni delle aree a rischio e a pericolosita' elevata, sul bacino dell'Arno e sugli altri bacini, per le quali, sulla base del Decreto Sarno, sono previste specifiche misure di salvaguardia e piani straordinari di intervento. Da segnalare anche l'inaugurazione dell'invaso di Bilancino, con le sue funzioni di laminazione delle piene; le opere di messa in sicurezza realizzate in Versilia e in Garfagnana dopo l'alluvione del 1996, che hanno fatto di questi territori un "laboratorio" di ingegneria naturalistica unico in Italia; l'impegno sull'erosione costiera, problema rispetto al quale sono state consolidate le attivita' di monitoraggio e avviate esperienze, anche di avanguardia, basate su una logica di prevenzione e di "difesa morbida" a basso impatto ambientale.

Risorse idriche
Tra i risultati piu' importanti di questa legislatura va ricordata la piena attuazione della legge Galli sulla gestione integrata delle risorse idriche, imperniata sulla consapevolezza che l'acqua e' una risorsa essenziale, ma anche limitata e vulnerabile, da tutelare al meglio. La riforma e' stata aperta dalla legge regionale 81/95, che ha messo finalmente ordine nella complessa e frammentata gestione dell'intero ciclo dell'acqua, dagli acquedotti, alle fognature, alla depurazione. Di grande rilievo, tra l'altro, la scelta di superare i confini amministrativi per l'individuazione degli Ambiti territoriali ottimali (che sono sei), in una logica di efficienza ed economicita'. Dal 1995 ad oggi per la tutela delle risorse idriche sono state spesi oltre 331 miliardi per 119 progetti che per un terzo circa sono conclusi o in via di conclusione. Da ricordare, per quanta riguarda la depurazione, l'inaugurazione del primo lotto di San Colombano, significativo passaggio nella risoluzione dei problemi fiorentini. Per le acque costiere, da segnalare le campagne di controllo che hanno consentito di realizzare un monitoraggio piu' esteso che in passato, fornendo dati in anticipo anche su quelli messi a disposizione dal ministero della sanita' per la balneabilità.

Rifiuti e bonifiche
Nel 1994 era appena al 5.5 per cento, ma nel 1997 si era gia' attestata al 10.84 per cento, nel 1998 al 13.75, e solo nei primi due mesi del 1999 al 17.63, compiendo un balzo che l'ha portata ben oltre il primo "traguardo" fissato dal Decreto Ronchi (15 per cento entro il marzo 1999). Sono i dati che registrano la notevole crescita della raccolta differenziata in Toscana e che premiano la regione che ha completato per prima la pianificazione in materia di rifiuti, recependo il Decreto Ronchi e approvando il relativo piano di gestione. Sono cosi' a disposizione gli strumenti necessari per far fronte a quella che per molto tempo e' stata un'emergenza - imposta dalla necessita' di smaltimento di 5.400 tonnellate di rifiuti solidi urbani al giorno - e che ora puo' essere vista anche come un opportunita' economica ed occupazionale. Di grande rilievo anche l'adozione del Piano dei rifiuti speciali, pericolosi e non: anch'esso senza precedenti in Italia, affronta una realta' meno conosciuta di quella dei rifiuti solidi urbani eppure di gran lunga piu' critica per le sue dimensioni e per le possibili conseguenze sull'ambiente: gli speciali, infatti sono tre o quattro volte gli "urbani" (in Toscana circa 20 mila tonnellate al giorno contro 5.400). Per quanto riguarda le bonifiche, il vecchio piano del 1993 ha permesso di avviare 133 interventi che hanno interessato discariche, siti minerari abbandonati, aree industriali dismesse, ovvero circa il 25 per cento delle aree individuate (il 61 per cento di quelle segnalate per un'azione a breve termine). Nel 1998 e' stato adottato un nuovo piano, con 239 aree da bonificare a breve o medio termine e altri 78 siti che, gia' sicuri dal punto di vista dell'inquinamento, necessitano di un ripristino ambientale. Significativo anche l'investimento di risorse finanziarie nel settore. Dei fondi strutturali Ue sono stati investiti 156 miliardi che ne hanno attivato ben 282 in 63 progetti. Le risorse provenienti dall'"Ecotassa" sui rifiuti (legge 549/95) hanno permesso di realizzare 41 progetti, con l'attivazione di investimenti per 26 miliardi, piu' 7 miliardi per le bonifiche. Sempre in materia di rifiuti, il fondo di rotazione ha visto utilizzare circa 80 miliardi per 20 progetti.

Qualita' dell'aria e inquinamento acustico
Risanamento e tutela della qualita' dell'aria sono obiettivi perseguiti con vari atti normativi e programmatori specifici, oltre che nell'ambito dell'impegno piu' complessivo per il rispetto degli accordi di Kyoto sulla riduzione delle emissioni in atmosfera. E' un impegno che si e' espresso con l'approvazione della legge sulle "zone a rischio di episodi acuti di inquinamento" e con la successiva predisposizione del Piano regionale di rilevamento della qualita' dell'aria, che individua territori, sostanze inquinanti da rilevare, criteri per il monitoraggio e l'informazione ai cittadini, nonche' con l'individuazione delle "aree a rischio", ovvero le arre con maggiori emissioni inquinanti prodotte dai trasporti o dagli insediamenti industriali e con un'elevata popolazione residente. Si tratta complessivamente di 30 comuni. Il monitoraggio dell'aria interessa oggi 46 amministrazioni comunali, con 1.7 milioni di abitanti (47.3 per cento del totale regionale) e una superficie di 4.400 chilometri quadrati (19.1 per cento). Quanto all'inquinamento acustico - un problema che in Europa interessa almeno il 20 per cento della popolazione, esposta a livelli di rumorosita' considerati inaccettabili - la Regione vi ha fatto fronte con la legge 89/1998, che ha introdotto la classificazione acustica del territorio (di cui oggi e' gia' zonizzato il 13.4 per cento) e strumenti quali i piani di risanamento acustico comunali e aziendali Inquinamento elettromagnetico. Con una proposta di legge dell'ottobre 1999 e' stata affrontata la questione della tutela dell'ambiente e della salute umana dall'inquinamento elettromagnetico prodotto dagli impianti fissi di radiocomunicazione, relativamente ad una gamma di frequenze che include anche il campo delle microonde (quelle comunemente usate per la telefonia mobile, le piu' potenzialmente pericolose). La normativa da' attuazione a quanto previsto dal decreto ministeriale 381/98 e, tra le altre cose, prevede limiti di esposizione notevolmente piu' restrittivi per edifici interessati a permanenze superiori alle quattro ore.

Energia
Una riduzione delle emissioni di anidride di circa dieci milioni di tonnellate all'anno, tre in piu' di quanto spetterebbe alla Toscana sulla base degli accordi di Kyoto; un risparmio energetico calcolato in 3.32 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, pari al 28 per cento degli interi consumi regionali; una serie di azioni - per il rinnovamento, la razionalizzazione del sistema energetico, la riduzione dei consumi e la promozione delle fonti rinnovabili - che si stima possano muovere investimenti per oltre 4 mila miliardi, inducendo nuova occupazione per 20 mila unita'. Sono questi gli obiettivi che la Toscana potra' realizzare entro il 2010, sulla base del Piano presentato lo scorso anno: un documento che e' molto di piu' di una dichiarazione di intenti, perche' contiene indirizzi precisi, un piano finanziario, un programma temporale. La Toscana si presenta al Duemila con ottime carte in mano: ad esempio, gia' il 23 per cento della produzione regionale di energia elettrica - una delle percentuali piu' alte in Europa - proviene da fonti rinnovabili, contro un obiettivo della Ue fissato sul 12 per cento. Inoltre, per realizzare gli obiettivi del Piano, si potra' contare sull'Agenzia regionale per l'energia, societa' per azioni a prevalente partecipazione della Regione e degli enti locali costituita con una legge del 1999, delle risorse messe a disposizione a livello comunitario, nazionale (carbon tax) e regionale, e di nuovi strumenti quali gli accordi volontari sia di settore che di territorio. Da segnalare anche la legge in materia di linee ed impianti elettrici, con cui si e' perseguito l'obiettivo della semplificazione - in precedenza erano necessarie fino a 28 autorizzazioni diverse, tra organi dello Stato, Regione ed enti locali .- offrendo allo stesso tempo garanzie sia per quanto riguarda l'inquinamento paesaggistico e ambientale che i campi elettromagnetici. Sul fronte della spesa, infine, nel corso della legislatura la Regione ha contribuito a spese e investimenti per una cifra complessiva di oltre 67 miliardi.

Parchi e tutela della biodiversità.
Nel 1995 erano ancora 38 - 35 riserve statali piu' tre parchi regionali, con il primo parco nazionale, quello delle Foreste Casentinesi, ancora sulla carta - e si estendevano piu' o meno sul 4 per cento del territorio regionale. Adesso sono 107, comprendono ogni tipologia prevista dalla legge (parchi nazionali, regionali e provinciali, riserve statali e provinciali, aree protette di interesse locale) e rappresentano l'8.66 per cento dell'intera Toscana. Se poi alle aree protette si aggiungono anche le 133 aree (tra siti di interesse comunitario e zone di protezione speciale) individuate in attuazione della direttiva Habitat, la percentuale di territorio tutelato si attesta su circa il 12 per cento. Basta questo incremento per dare la misura di quanto sia stato realizzato in questi anni. E di quanto potra' essere realizzato anche nel futuro, visto che e' in via di definizione l'intesa per il nuovo parco nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano, mentre altri due nuovi parchi nazionali, nella tematica geo-mineraria, sono in discussione in Parlamento. Dopo aver incrementato notevolmente il numero delle aree protette, il governo regionale ha avviato anche un lavoro in termini di crescita qualitativa, con l'obiettivo di consolidare un vero e proprio "sistema toscano delle aree protette". E' cresciuta infatti la consapevolezza che per garantire la migliore tutela di questo patrimonio verde, ma anche per valorizzarlo e promuoverlo al meglio, sfruttandone tutte le opportunita' di fruizione e sviluppo, e' necessario lavorare in un'ottica di rete, in una logica di unitarieta' e coordinamento. Una prospettiva in cui si colloca la recente intesa per la nascita a Villa Demidoff (Pratolino) di un centro di servizio per le aree protette in materia di tutela della biodiversita'. Materia, quest'ultima, sulla quale lo scorso settembre la giunta ha approvato una proposta di legge, anch'essa finora unica in Italia: normativa che difende e valorizza decine di habitat e centinaia di specie animali e vegetali, gli uni e le altre riconosciuti come "beni di rilevante interesse pubblico". Per quanto riguarda le risorse finanziarie, oltre 32 miliardi sono stati spesi per interventi cofinanziati dalla Ue, di cui 3 progetti "Life" per circa 2 miliardi e mezzo; a quasi 9 miliardi ammontano le risorse attivate di provenienza statale. I finanziamenti regionali sono stati pari a ben 33 miliardi e 940 milioni, con un incremento dal 1995 al 1999 del 134 per cento.

La valutazione di impatto ambientale
La Toscana ha perfino anticipato il governo nazionale in merito all'attuazione della normativa comunitaria, con una propria legge sulla Via (68/1995). I tre anni di applicazione di questa legge hanno rappresentato un significativo banco di prova, che, nelle nuove prospettive aperte dalla riforma Bassanini, ha permesso di approdare alla legge regionale 79/1998, contenente novita', come il passaggio di competenze a Comuni, Province ed Enti parco, l'introduzione delle procedure di "verifica" ed "esame preliminare" (tramite il quale, dopo un primo esame, si stabilira' se sottoporre o no a Via un'opera per cui essa non e' obbligatoria), l'istituzione della figura del garante dell'informazione. La spesa per l'ambiente e gli effetti occupazionali. I dati sulla spesa ambientale in Toscana registrano una notevole crescita. Di particolare interesse l'incremento della spesa dei comuni, sia per le spese correnti (dai 48 miliardi e 954 milioni del 1992 agli 83 miliardi e242 milioni del 1997) che in conto capitale (dai 42 miliardi e 901 milioni del 1992 ai 144 miliardi e 181 milioni). La spesa e' ancora prevalentemente legata alle emergenze, per interventi di risanamento e prevenzione del danno. Si calcola che il valore aggiunto prodotto dalla spesa ambientale superi i mille miliardi e che la relativa occupazione media annua oltrepassi ormai le 15 mila unita' lavorative. E parliamo solo del "comparto pubblico", nell'ambito di un monitoraggio per difetto, perche' non tiene conto delle risorse stanziate a carico di parti dei bilanci non espressamente "ambientali". Per quanto riguarda le entrate regionali, risulta in diminuzione il gettito dell'accisa sulla benzina e costante quello dato dal tributo speciale per il conferimento in discarica dei rifiuti (circa 30 miliardi l'anno). Va ricordato, comunque, che solo una piccolissima parte sia dell'accisa (l'uno per cento) che del tributo sui rifiuti (il 20 per cento del 90 per cento) e' destinata alla spesa ambientale. La sostenibilita' nelle politiche regionali. Uno sviluppo sostenibile, in grado di conciliare le ragioni dell'economia con quelle dell'ambiente, caratterizzandosi per un uso delle risorse equilibrato e responsabile verso le nuove generazioni. E' questo l'obiettivo che il governo regionale ha perseguito in questi anni con una serie di azioni che hanno segnalato il suo impegno sul terreno dell'innovazione: un impegno che si e' concretizzato gia' a partire dalla legge 5/1995 sul governo del territorio, per approdare poi al Programma regionale di sviluppo 1998-2000, il primo realmente "sostenibile". Da ricordare anche l'avvio della sperimentazione di tre Agende 21 locali - strumenti per la attuazione dei principi di uno sviluppo sostenibile e partecipato - nell'area dell'Amiata, nel comprensorio del cuoio e nella fascia costiera della provincia di Livorno.

Redazione Nove da Firenze