Voragine di Firenze, dopo il tubo rotto accuse e polemiche

Il primo allarme intorno alla mezzanotte, alle 6 e 30 il crollo. Aperto un fascicolo da parte della Procura


I Vigili del Fuoco, già intervenuti in piena notte in collaborazione con i tecnici di Publiacqua, erano poi rientrati in Caserma, la conferma arriva dalle dichiarazioni rilasciate dal Comandante Roberto Lupica a La7 che ricorda come sia "impossibile valutare la quantità di acqua fuoriuscita che fortunatamente è defluita in gran parte in Arno. Le nostre idrovore sono servite per controbilanciare l'acqua che era uscita affinché non spingesse sulla spalletta provocando poi un crollo".
"Si tratta di una tubatura di circa 60 anni fa di circa 70 centimetri di diametro" hanno precisato i Vigili del Fuoco.
Non preoccupano al momento le fondamenta dei palazzi storici prospicienti il tratto di Lungarno Torrigiani poiché precedenti all'allargamento della sede stradale avvenuto in tempi più recenti, come ha tenuto a ricordare il presidente del Consiglio regionale e profondo conoscitore della storia fiorentina, Eugenio Giani.
Dario Nardella ha dichiarato ai giornalisti "C'è stata una segnalazione attorno alle 1 di notte e sono intervenuti tecnici di Publiacqua in un sito differente da quello interessato, a circa 200 metri".

Dopo lo spavento accuse e polemiche. 

“Non entro nel caso specifico di Firenze che, come succede alla parte più preziosa dell’Italia, soffre la delicatezza di tutte le città storiche, nelle quali gli interventi sono complessi e delicati da ogni punto di vista. Posso dire però che la Toscana è una delle regioni avanzate rispetto al resto del Paese, sia per le condizioni delle strutture idriche che per gli investimenti in manutenzione delle reti. Il caso di Firenze ci offre l’occasione per capire il resto d’Italia” Giovanni Valotti presidente di UTILITALIA, la federazione che riunisce le aziende dei servizi idrici, energetici e ambientali, parte dall’evento di Firenze per una ricognizione sul fabbisogno di investimenti in reti idriche nel nostro Paese.

“Servono Almeno 5 mld di investimento all’anno. Parlo di investimenti realizzati e non solo di programmati. 5 mld all’anno, ogni anno, tutti gli anni. Invece siamo a meno di un terzo. Abbiamo una media di investimento di 34 euro per abitante all’anno, contro media europea che varia tra 80 e 120 euro per abitante all’anno. E questo nelle aree gestite da imprese, che nei limiti delle risorse disponibili effettuano comunque investimenti anche in manutenzione. Nelle aree gestite in modo diretto dagli enti locali, la media si abbassa a 12 euro. Si tratta di una situazione gravissima che necessiterebbe un “recovery plan”. Le nostre aziende programmano gli interventi – conclude Valotti - ma spesso non riescono a portarli a termine in tempi brevi a causa iter burocratici autorizzativi che rendono complicati gli interventi. Il tutto mentre piovono le infrazioni europee a causa dei ritardi nella costruzione di reti e impianti. In sintesi, spendiamo i soldi per pagare le multe all’Europa anziché per manutenere e realizzare le opere che servono ai cittadini”.

Maria Teresa Fagioli, presidente dell'Ordine dei geologi della Toscana, è intervenuta ai microfoni della trasmissione “Ho scelto Cusano”, condotta da Gianluca Fabi e Livia Ventimiglia su RadioCusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano (www.unicusano.it) “L’incidente è stato provocato dalla perdita di un tubo d’acqua, i nostri acquedotti sono dei colabrodo. L’evento sicuramente è stato preceduto da una serie di perdite di cui non ci si è accorti evidentemente. Sarei portata ad escludere che c’entri qualcosa l’erosione del fiume. Bisogna vedere come viene fatta la manutenzione della rete acquedottistica. In Italia si sa che la rete è vecchia e andrebbe risistemata completamente. In Italia ha sempre prevalso la logica dell’emergenza piuttosto che di un’accurata programmazione. Nel caso di Firenze spero che il sindaco si attivi subito per ottenere fondi e risistemare la situazione in breve tempo visto che si tratta di una zona di pregio della città. E bisogna anche capire se ci sono responsabilità”.

È sconcertato Claudio Borghi Aquilini, consigliere regionale della Lega Nord e Portavoce dell'opposizione in Toscana, davanti al cratere del Lungarno. "Siamo in apertura di stagione turistica e migliaia di americani torneranno a casa con nei telefonini l'immagine di Firenze che sprofonda. Se cade un meteorite o arriva un uragano sono disgrazie, ma se salta la conduttura principale dell'acqua la colpa è di Publiacqua. Quindi vale la pena di informare i cittadini dei criteri con cui sono stati nominati i vertici di questa società che fornisce ai Toscani acqua a 4 volte il costo che i cittadini pagano in Lombardia. Publiacqua è una specie di club del clan Renzi: il primo incarico dato per far colpo su Maria Elena Boschi fu proprio il nominarla nel consiglio d'amministrazione di Publiacqua data la sua "evidente" esperienza nel settore. Poi ai vertici abbiamo come amministratore delegato il Sig Carfì, marito della braccio destro di Ignazio Marino, messo qui con uno scambio per aver fatto far carriera al signor Irace, precedente dirigente amico della Boschi, nominato ai vertici di Acea. Come presidente abbiamo il signor Vannoni, marito di Lucia de Siervo, direttrice delle attività economiche del Comune di Firenze e, come ciliegina sulla torta, il vecchio presidente di Publiacqua era quell'Erasmo D'Angelis, già direttore de l'Unità, chiamato da Renzi a Roma come responsabile per il dissesto idrogeologico. Forse non ha capito che quella struttura dovrebbe servire a prevenire i disastri non a causarli. Le nomine politiche degli amici degli amici indipendentemente dalla competenza saranno anche legittime ma è giusto che i cittadini siano informati e che, se le cose poi sprofondano, ne traggano le conseguenze e se ne ricordino quando quegli stessi chiederanno il voto."

"Se, come sembra, la perdita fosse dovuta da rotture dell'acquedotto, si pone ancora più urgentemente anche nella nostra città il problema dello stato di salute delle infrastrutture idriche che in gran parte dell'Italia sono un colabrodo. Non è la prima volta che perdite d'acqua innescano frane e cedimenti" commentano Samuele Segoni e Miriam Amato, rispettivamente deputato e consigliera comunale di Alternativa Libera che chiedendo chiarimenti sull'accaduto ed annunciano di presentare un question time presso il Consiglio Comunale di Firenze e al Governo. I due inviano anche una foto ai media nella quale evidenziano la presenza di vegetazione in prossimità della perdita.

Grassi (Firenze riparte a sinistra /Sel), Xekalos (Movimento Cinque Stelle), Scaletti (La Firenze viva), Torselli (Fratelli d’Italia/Alleanza nazionale) Amato (Gruppo misto): "Un tubo che si rompe, proprio in uno dei punti centrali del centro storico Patrimonio Mondiale dell’Unesco, senza che nessuno avesse segnalato un eventuale rischio, senza che nessuno apparentemente stesse monitorando la sicurezza e la storia della nostra città. Non ci si può nascondere dietro la narrazione di una calamità che ci ha trovati impreparati in quanto imprevedibile. Firenze non può essere gestita così, nell’incertezza più completa che domani magari potrebbe crollare un altro lungarno o rompersi un altro tubo magari in via Guicciardini o sotto Palazzo Vecchio. Rincuorandoci della fortunata coincidenza che non ci sono state vittime, pretendiamo una convocazione urgente e straordinaria del Consiglio comunale con comunicazione sull’accaduto da parte del Sindaco di Firenze . Chiediamo che venga spiegata alla città come sia stata possibile una tale tragedia, quale è l’effettivo stato di rischio di Firenze, di chi sono le responsabilità, perché non ci sia stato una verifica costante, chi avrebbe dovuto controllare e segnalare e perché si sia esposta la cittadinanza ad una tale mancanza di verifiche che avrebbe potuto e potrebbe portare danni incalcolabili alle persone prima di tutto e al Patrimonio Mondiale dell’Unesco. L’immagine di una città che sprofonda è oggi purtroppo la triste fotografia di Firenze".

Xekalos, Noferi, Scaletti e Torselli aggiungono: “Quanto investiamo ogni anno nella manutenzione dell’acquedotto e quando è stato effettuato l’ultimo controllo di Publiacqua alla tubatura collassata? E poi, la parte rotta era in realizzata in fibra di amianto? E ancora: se davvero le prime segnalazioni di anomalie sono arrivate a mezzanotte, perché si è aspettato 6 ore per intervenire? Nessuna voglia di fare polemica ad ogni costo e nessuna propensione allo sciacallaggio politico, precisiamolo subito. Anzi, di fronte agli eventi che mettono in ginocchio Firenze non esistono più né destra, né sinistra, né maggioranza, né opposizione: torniamo tutti ad essere fiorentini e tutti siamo pronti a rimboccarci le maniche per il bene della nostra città. Così come siamo pronti a plaudire all’eventuale decisione del governo di mettere immediatamente mano al portafoglio per risarcire i danni che la città ed i cittadini hanno subito dai fatti di questa mattina. Ma questo non ci esime da chiedere con la massima urgenza alcune delucidazioni su quanto accaduto. Se quello di Lungarno Torrigiani è uno degli snodi più importanti di tutta la rete (diramazione per Soffiano/Legnaia, per l’Oltrarno, per il castrum romano e perfino per Prato), quante volte all’anno viene monitorato? E poi, è possibile che nel 2016 non esistano dei sistemi di monitoraggio elettronico dello stato delle tubature? Forse non sarà possibile economicamente sostenere il monitoraggio 24 ore su 24 di tutta la rete idrica, ma almeno dei punti cruciali, come uno snodo di queste dimensioni che, per giunta, si trova a 50 m da un pezzo di patrimonio dell’umanità quale il Ponte Vecchio, deve essere controllato quasi tutti i giorni”.

Proseguono gli esponenti del M5S, LFV e FDI "Cittadini avrebbero segnalato delle anomalie già a mezzanotte, fonti accreditate anche dalle dichiarazioni rilasciate alla stampa dal Presidente del Consiglio Regionale, Eugenio Giani. Se tutto questo fosse confermato, ci sarebbe da porre una sola domanda: perché non si è intervenuti subito, ma soltanto dopo 6 ore a disastro avvenuto? In questo caso qualcuno dovrebbe rispondere pesantemente dell’accaduto per questo motivo abbiamo chiesto alla Presidente del Consiglio Comunale, Caterina Biti, di convocare, quanto prima, un consiglio comunale straordinario”.

 "Publiacqua fa 20 milioni di euro di utile, ha le bollette più care d'Italia, ma in questi anni nessuno ha pensato di utilizzare queste risorse per fare un monitoraggio delle tubature. Eppure solo nel 2012, quando il sindaco era Matteo Renzi, l'allora presidente di Publiacqua avvertiva che i tubi dell'acqua di Firenze sono vecchi anche di 50-60 anni, e sono al collasso. Ci auguriamo che l'inchiesta aperta dalla Procura accerti celermente tutte le responsabilità, e che chi deve pagare, paghi" affermano in una nota il coordinatore cittadino di Forza Italia, Marco Stella e il capogruppo di FI al Comune di Firenze, Jacopo Cellai. "Ci sembra che quanto accaduto - accusano Stella e Cellai - sia stato gestito in maniera sbagliata e superificiale. A mezzanotte, infatti, sono state fatte le prime segnalazioni a Publiacqua e alla Polizia Municipale dell'allagamento in lungarno Torrigiani. Le squadre sono intervenute sul posto, ma poi intorno alle 4 del mattino gli interventi sono finiti. Nessuno si è preoccupato di monitorare quel tratto di strada, per capire se l'enorme quantità di acqua fuoriuscita per ore avesse scavato drenando la terra da sotto la strada, che poi è franata. Ci auguriamo che qualcuno risponda di questo - aggiungono i due esponenti di Forza Italia -. Chiediamo qual è l'effettivo stato di rischio delle tubature dell'acqua nella nostra città. Si faccia un monitoraggio a tappeto. Quel che è accaduto è gravissimo, se la strada fosse crollata di giorno e non alle 6:15 del mattino, si rischiava la strage: non minimizziamo quanto successo". Stella e Cellai chiedono che "per il disastro di lungarno Torrigiani, se le responsabilità sono politiche, che paghi la politica, se sono gestionali, che paghino le società partecipate che per contratto si occupano di questo comparto. Certo, viene da chiedersi in tutta questa vicenda quale sia il ruolo di Publiacqua, e se i dirigenti abbiano tenuto conto dell'allarme che veniva lanciato qualche anno fa sulla tenuta delle tubature. Bene dunque la richiesta, avanzata dalle opposizioni in Palazzo Vecchio, di un consiglio comunale straordinario"

"Quanto accaduto oggi a Firenze dimostra con evidenza quanto i nostri centri storici siano fragili e necessitino di grandi attenzioni e massima tutela. Italia Nostra si chiede quanti rischi la città d'arte possa correre se dovessero essere messi in cantiere l'attraversamento del centro storico di Firenze per far passare la Tramvia e il folle e incredibile progetto degli otto chilometri di tunnel per il sotto-attraversamento della Tav. Grandi e, noi aggiungiamo inutili opere, peraltro costosissime, assolutamente inadatte a centri storici come i nostri, per di più in una città tutelata dall'Unesco. Ci auguriamo che oggi chi ha in mano il governo di Firenze e anche il suo predecessore, ora Presidente del Consiglio, meditino sui gravissimi rischi che i progetti di sventramento della città possono arrecarle" commentano Marco Parini, Presidente nazionale Italia Nostra e Maria Rita Signorini, Presidente Toscana Italia Nostra

Redazione Nove da Firenze