Rubrica — Agroalimentare

Vino, Busi (Chianti): "Pronti a una buona vendemmia, ma le aziende sono senza soldi"

Forza Italia: “La crisi profonda rischia di compromettere l’annata. Male il governo con troppi paletti alle aziende”


Firenze 23 luglio 2020– Un'annata felice per quanto riguarda le condizioni climatiche fa sperare in una buona vendemmia dal punto di vista qualitativo: ma in questo momento, per la crisi determinata dal Covid-19 e dal lockdown, "le aziende sono senza soldi, e andiamo avanti solo con le nostre forze". E' questa l'analisi di Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti. "L'uva c'è, anche se non in abbondanza - spiega - è sana, è bella. Speriamo di poter concludere positivamente un'annata che è stata ottima da un punto di vista climatico: le piante non sono andate in stress, e con le piogge di giugno abbiamo avuto un bel rifornimento delle falde freatiche". La quantità non abbondante di uva non è un problema, afferma Busi: "Come Consorzio - osserva - abbiamo approvato una riduzione della produzione del 20% perché visto il momento economico che stiamo attraversando, con un canale Horeca praticamente chiuso che sta ripartendo un po' a singhiozzo, è chiaro che abbiamo una diminuzione delle vendite, e dunque abbiamo cercato di prevenire gli esuberi di magazzino che porterebbero a una riduzione del prezzo sul mercato. Il prezzo del Chianti è fra i 110 e i 130 euro per ettolitro, e l'obiettivo è di mantenerlo sul mercato". La riduzione del 20% della produzione, adottata anche per poter avere una qualità superiore del prodotto, va oltre il -15% indicato dal Ministero per la cosiddetta 'vendemmia verde', e su cui è stato trovato l'accordo in Conferenza Stato-Regioni: "Però la nostra riduzione è sul potenziale - precisa il presidente del Consorzio Vino Chianti - mentre la proposta del Ministero è diversa". Per accedere al rimborso, infatti, le aziende devono ridurre le rese produttive di almeno il 15% rispetto alla media degli ultimi 5 anni. "Se ci sono aziende agricole che hanno una produzione più bassa del potenziale - dice Busi - per accedere ai benefici della 'vendemmia verde' dovranno ridurla di un ulteriore 15% rispetto al loro trend normale. Bisognerà vedere se alle aziende conviene o no: aspettiamo di vedere il decreto firmato".

“È ancora lontana la ripresa per le imprese del vino. Cantine piene di invenduto, come emerge dalla fotografia settimanale del ministero dell'Agricoltura, tetti di produzione per salvare il prezzo della nuova annata imposti da numerosi Consorzi per la prossima vendemmia, oltre a una vera e propria corsa all’abbandono del patrimonio fondiario, tenute, cantine o vigneti che siano. Nonostante un'annata che ha tutte le carte in regola per essere ottimale dal punto di vista qualitativo, la crisi è profonda per uno dei settori più trainanti per la Toscana” affermano l’On. Erica Mazzetti, Jacopo Cellai, Capogruppo di Forza Italia e Giampaolo Giannelli, Vicecoordinatore Provinciale. “Una crisi senza fine, che ha escluso solo poche terre” aggiungono. “Secondo il Centro Studi AstaSy Analytics, è il caso delle terre del Barolo, così come quasi tutte le etichette piemontesi. La situazione più grave è proprio però nella nostra Toscana. Oltre il 40% delle pregiate uve all'asta si concentra nella nostra Regione, dove il prezzo dei vigneti finiti in esecuzione è di oltre 100 milioni di euro, ma il cui valore è almeno il doppio. Sono 43,3 milioni gli ettolitri di vino in giacenza, puntualizza il report settimanale “Cantina Italia” del Mipaaf e Icqrf, l’Ispettorato centrale repressioni frodi del Ministero delle Politiche Agricole. La situazione generale, quindi, è tutto meno che rosea, complicata ancora di più dai paletti sulla produzione che il Governo ha messo alle aziende per poter accedere ai rimborsi”.

Redazione Nove da Firenze