Un sodalizio che va oltre la musica, quello tra la direttrice d’orchestra Vanessa Benelli Mosell e il violinista Wolfgang Redik, tra le coppie più acclamate della classica, convolata a nozze due anni addietro. Due eccellenze che andranno a impreziosire l’Orchestra da Camera Fiorentina nei tre concerti in programma mercoledì 29 aprile al Museo Nazionale di Arte Medievale e Moderna di Arezzo, giovedì 30 alla Chiesa di San Romano a Lucca e sabato 2 maggio al Teatro Niccolini di Firenze.
Astro della direzione d’orchestra e pianista, Vanessa Benelli Mosell è al centro di un’intensa attività concertistica che la sta portando nelle più prestigiose sale internazionali. Altrettanto prestigioso il curriculum di Wolfgang Redik, violinista austriaco di grande esperienza oltre che responsabile del dipartimento di musica da camera del Mozarteum di Salisburgo.
Per Vanessa Benelli Mosell si tratta di un ritorno particolarmente significativo: «Finalmente posso dirigere nella mia Toscana – dichiara –. Fare concerti qui per me significa avere una “claque” straordinaria, ed è quindi profondamente emozionante».
La sua statura artistica affonda le radici in un percorso di formazione d’eccezione, segnato anche dal sodalizio umano e professionale con Karlheinz Stockhausen: «Gli studi con il genio dell’avanguardia mi hanno lasciato in eredità una conoscenza approfondita del suo repertorio e un approccio alla musica contemporanea insieme fantasioso, eccentrico, ma anche rigoroso e preciso». Un’impostazione che oggi applica con la stessa lucidità tanto al repertorio contemporaneo quanto ai grandi classici.
A esaltare le qualità di Wolfgang Redik sarà il celebre “Concerto in mi minore per violino e orchestra op. 64” di Felix Mendelssohn, un capolavoro per la sua combinazione di virtuosismo e lirismo a firma di quello che la critica ha definito “il più classico dei compositori romantici”. Completeranno il programma la brillante “Sinfonia n. 8 in fa maggiore op. 93” di Ludwig van Beethoven, composta durante il soggiorno dell’autore a Teplitz, dove incontrò Goethe, e l’Ouverture da “L'italiana in Algeri” di Gioachino Rossini.
«Il programma – sottolinea la direttrice – traccia un percorso che va dal ritmo come impulso teatrale, al ritmo come respiro lirico, fino al ritmo come principio architettonico. L’ouverture rossiniana costruisce tensione attraverso meccanismi iterativi, crescendo e una precisione quasi “meccanica”, già proiettata verso una modernità del gesto orchestrale. Con Mendelssohn quell’energia si interiorizza: nel Concerto op. 64 il movimento diventa flusso continuo e organico, in cui solista e orchestra dialogano senza soluzione di continuità. Il virtuosismo si sublima in canto e la forma si fa trasparente. Beethoven, infine, ricompone questi elementi in una sintesi superiore: nella Sinfonia n. 8 il gioco ritmico diventa struttura, ironia e costruzione. È una scrittura che richiede esattezza, lucidità e senso delle proporzioni, dove ogni gesto è essenziale».
Il contesto del Teatro Niccolini, tra i più antichi d’Europa, aggiunge ulteriore suggestione: «Anche il teatro sarà per me una scoperta. Ho vissuto in Toscana solo una parte della mia vita e ci sono ancora molte “prime volte”. L’acustica e la storia di uno spazio così influenzano inevitabilmente l’ascolto e la direzione, soprattutto in un repertorio tanto trasparente e ricco di dettagli».
Biglietto 20 euro, riduzioni per studenti, over 65 e soci Unicoop Firenze.