Università dell'amore: coppie in cattedra a Firenze

La Legge Gelmini ha ridotto il fenomeno, ma la tradizione di seguire le orme del partner resiste. Anche nella città del fiore trionfa l'amore tra colleghi, ma ancora di più il diventar colleghi essendo già una coppia


Firenze è una delle città più romantiche del mondo. Non fa difetto nemmeno l'Università degli Studi, dove l'amore tra colleghi sembra essere frequente, ma ancora di più il diventar colleghi essendo già una coppia.

Una lettrice ha contattato la redazione di Nove da Firenze esternando il suo stupore circa questa epidemia sentimentale: vi sarebbe una sorta di attrazione fatale tra docenti innamorati delle medesime discipline di studio. Un 'istinto romantico' cui le coppie impegnate in ambito universitario non riuscirebbero a sottrarsi, finendo per 'congiungersi' sotto alla stessa cattedra.

L'ultimo caso nei giorni scorsi. La chiamata a ruolo di ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell'Università di Firenze, che ha visto vincitrice una candidata coniugata ad un docente dello stesso dipartimento, ha risvegliato nella lettrice la voglia di  dichiararsi "estenuata dal modo in cui queste dinamiche governano l’intera vita dell’Università italiana".

Una ricercatrice impegnata in una dotta città universitaria italiana presso un dipartimento, è stata chiamata a Firenze presso un altro dipartimento dove già è impegnato il coniuge, in qualità di ricercatore a tempo indeterminato. Una condivisione di cattedre tra coniugi che ha altri precedenti presso l'ateneo fiorentino. Questo, in sintesi, il contenuto della segnalazione.

Abbiamo verificato le informazioni forniteci, contattando l'Ateneo fiorentino e ricevendo conferma di alcuni dettagli, ma anche una interpretazione della norma da parte del Rettorato. Nel caso specifico, davanti alla documentazione presentata dalla candidata, la Commissione ha sollevato una eccezione che è stata poi verificata dagli uffici amministrativi ritenendo la candidata idonea alla partecipazione alla selezione, poiché estranea ai paletti imposti dalla Legge 240 del 2010, o Legge Gelmini che all'articolo 18 proibisce la partecipazione di parenti fino al quarto grado all'interno dello stesso dipartimento con un professore. Esclusione estesa poi a coniugi e conviventi.

Sempre dal Rettorato dell'Ateneo fiorentino abbiamo appreso che Firenze non sarebbe esente da un istinto più volte manifestatosi nelle Università italiane e "soprattutto al sud" come si legge in vecchi articoli di stampa, in cui l'esito di selezioni e concorsi ha coronato veri e propri ricongiungimenti familiari. Nel Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali si conterebbero, anteriormente alla Legge Gelmini, ben tre casi di coniugi assegnatari della medesima disciplina di insegnamento, mentre un dipartimento scientifico si arriverebbe addirittura a cinque casi, se non di più.

La lettura dei dati, piccoli numeri sul totale del corpo docente, porta a registrare non solo a Firenze ma in tutta Italia una drastica riduzione di parentele dal 2010 ad oggi. La segnalazione della nostra lettrice però, ci ripresenta, oltre ad una norma che voleva mettere una toppa ed invece si presenta fallata a causa della interpretabilità data da una scarsa chiarezza dei termini usati, una tematica affrontata sollevando eccezioni mentre avrebbe voluto mettere al centro un solo elemento: il merito.

Se sussiste il merito tutto il resto crolla, persino la presunzione che dietro la vittoria di un concorso possa esserci una spinta. All'indomani della Legge Gelmini molti insegnanti si sono sentiti in difetto per il semplice fatto di avere una relazione con il collega di cattedra. Le posizioni sono state sanate dall'irretroattività della norma, ma davanti all'opinione pubblica non cambia molto.

Chi fa comparazione dei dati sottolinea come i modelli organizzativi anglosassoni siano predisposti alla mobilità degli insegnanti, mentre in Italia la tendenza sia quella a ricongiungersi presso lo stesso dipartimento nella stessa città. Tendenza alla quale la città del fiore non si è sottratta.

Redazione Nove da Firenze