I dati emersi dal report ISMEA, presentato a Palazzo Medici Riccardi a Firenze durante l'ottava edizione di BuyFood Toscana 2026, svelano una realtà economica e strategica ben più complessa e dinamicamente produttiva.
La Toscana si consolida come una vera e propria potenza sostenibile guidata dalla sua "DOP Economy", un sistema che genera oltre 1,32 miliardi di euro di valore alla produzione (di cui 1,139 miliardi di euro generati dal comparto vitivinicolo e 187 milioni dal cibo certificato) su un totale agroalimentare regionale da 5,5 miliardi. Forte del primato italiano con 90 denominazioni d'origine tra cibo e vino (a cui si aggiungono 2 bevande spiritose IG), la regione dimostra che la tutela della tipicità non è un nostalgico retaggio del passato, ma un motore di innovazione e resilienza di filiera per oltre 16.700 operatori. In questo articolo analizziamo i 5 dati e le scoperte più sorprendenti emersi dall'analisi ISMEA 2026.
L'analisi dell'export agroalimentare toscano del 2025 presenta un dato: mentre l'export generale delle merci della regione ha registrato una crescita sostenuta (+21,3%, trainato dalla manifattura), l'export agroalimentare complessivo ha subito una contrazione del -7,8% (assestandosi comunque a 3,6 miliardi di euro). Su questa flessione hanno inciso le incertezze geopolitiche, le barriere tariffarie negli Stati Uniti (primo sbocco estero, che assorbe il 23,2% delle vendite regionali) e il fisiologico riallineamento dei prezzi dell'olio extravergine d'oliva dopo i rincari record del 2024.
In questo scenario di turbolenza, le produzioni certificate DOP e IGP hanno dimostrato un straordinario "effetto scudo". I prodotti toscani mantengono prezzi medi all'esportazione superiori alla media nazionale in ben 7 categorie su 11 (es. l'olio EVO negli USA, dove presidia il 36,9% delle importazioni con prezzi superiori del 15% rispetto ai competitor spagnoli e tunisini).
A conferma della tenuta della qualità certificata, l'export del solo comparto IG Food toscano ha raggiunto i 91 milioni di euro. Ben il 53% di questo valore viaggia verso i Paesi Extra-UE, guidato dagli Stati Uniti (34 milioni di euro), dal Regno Unito (6 milioni) e dal Canada (4 milioni), mentre il restante 47% è assorbito dal mercato comunitario, guidato dalla Germania (31 milioni di euro).
"La Dop economy è qualcosa di concreto e fa parte della struttura della nostra agricoltura... Il patto con il consumatore della Dop e Igp garantisce una tenuta in tutto il mondo e quindi garantisce una giusta remunerazione per chi produce. I prodotti certificati hanno costituito un argine, assicurato una tenuta e assorbito l’incremento di prezzo dovuto ai dazi, a differenza ad esempio di quanto accaduto al prodotto italiano generico" ha dichiarato Leonardo Marras, Assessore regionale all'Agricoltura ed Economia.
Oltre al valore finanziario, la nuova DOP Economy toscana brilla per la sua impronta ecologica e per una struttura sociale fortemente inclusiva. La regione si posiziona come battistrada europeo nella transizione green: ben il 33,1% della Superficie Agricola Utilizzata — pari a 238 mila ettari su un totale di 549 mila — è coltivata a biologico. Si tratta di un valore nettamente superiore alla media nazionale (19,4%), che permette alla Toscana di superare con largo anticipo i target europei fissati per il 2030, sostenuto da 13 distretti biologici e dalla seconda filiera d'Italia per integrazione tra coltivazione e trasformazione.
Questa spiccata sensibilità verso la sostenibilità si rispecchia direttamente nella governance delle aziende agricole regionali. Il tessuto produttivo, formato da 41,5 mila imprese e 67 mila addetti, vede una leadership femminile di primo piano: quasi un'azienda agricola su tre (il 30,4%) è guidata da donne, un dato sensibilmente superiore alla media italiana (27,8%).
Durante il convegno a Palazzo Medici Riccardi, il talk "Dal gusto alla destinazione: un viaggio nel viaggio" — che ha visto il confronto tra Licia Colò, l'assessore Marras e lo chef Simone Cipriani — ha ruotato attorno al principio cardine del "fare bene fa bene". Questa visione dimostra come la cura della terra, la tutela del paesaggio rurale e la salute del consumatore non siano variabili separate, ma si traducano in valore reputazionale e in identità per chi vive e visita il territorio.
In questo contesto, il contributo scientifico del professor Pier Luigi Rossi, docente dell'Università di Siena e medico specialista in Scienza dell'Alimentazione, ha introdotto il concetto di "qualità molecolare" del cibo, invitando a superare l'ormai obsoleto calcolo calorico. Il corpo umano risponde all'interazione con le molecole bioattive presenti negli alimenti — come polifenoli e antiossidanti — fondamentali per la prevenzione e la longevità. Tali composti sintetici naturali nascono solo dalla vitalità del terreno e da pratiche agricole non intensive: così, il terroir delle DOP e IGP toscane si eleva da marchio commerciale a vera e propria garanzia scientifica di salute e benessere.
I 187 milioni di euro generati alla produzione dal settore Food certificato (che coinvolge 11.327 operatori) poggiando su una solida architettura di filiera. Oltre il 70% del valore complessivo è infatti distribuito in quattro macro-comparti: prodotti a base di carne (28%, pari a 53 milioni di euro), prodotti da forno e dolciari (25%, 47 milioni), formaggi (20%, 37 milioni) e olio extravergine di oliva (18%, 34 milioni di euro, cresciuto del +9,4% nell'ultimo anno).
All'interno di questo paniere di 32 prodotti Food, ben l'84% del valore totale delle IG è generato da cinque grandi trascinatori economici:
- Cantuccini Toscani IGP: 40 milioni di euro di valore alla produzione, confermandosi al secondo posto tra i prodotti dolciari a Indicazione Geografica a livello nazionale.
- Pecorino Toscano DOP: 35 milioni di euro.
- Prosciutto Toscano DOP: 34 milioni di euro.
- Olio Toscano IGP: 32 milioni di euro (con una crescita dell'8,9% in valore e del 9,5% in volume).
- Finocchiona IGP: 15 milioni di euro.
A testimonianza della continuità e del prestigio del modello toscano, pilastri come il Pecorino Toscano DOP e il Prosciutto Toscano DOP festeggiano quest'anno il traguardo dei 30 anni di tutela e riconoscimento della denominazione.
Il successo delle produzioni tipiche toscane è inscindibile da un modello di accoglienza rurale unico al mondo. La Toscana detiene il primato nazionale assoluto per la ricettività agrituristica, contando 5.859 strutture (oltre il 22% del totale italiano), capaci di attrarre 1,4 milioni di arrivi e oltre 5 milioni di presenze, con una componente internazionale che supera il 70%.
Non si tratta di semplice ricettività, ma di una filiera produttiva ed esperienziale perfettamente integrata a km zero:
- La metà degli agriturismi toscani produce direttamente alimenti DOP o IGP;
- Oltre il 40% delle strutture adotta il metodo di coltivazione biologico.
Questa sinergia trasforma il soggiorno in un'autentica immersione enogastronomica, dove il territorio sostiene la tavola e la tavola diventa lo strumento primario di tutela e valorizzazione del paesaggio.
Come sottolineato dal presidente della Regione Eugenio Giani a margine di BuyFood 2026, la qualità certificata della nuova DOP Economy toscana non rappresenta un semplice elemento di prestigio gastronomico, ma uno strumento politico ed economico fondamentale per mantenere vive le comunità locali, sostenere il tessuto produttivo delle aree interne e montane e contrastare lo spopolamento dei borghi.