Toscana, non passare con l'arancione!

Cresce l’"ansia da zona". Salviamo almeno il weekend? Il presidente FIPE Aldo Cursano: “I pubblici esercizi devono seguire il destino dei negozi e rimanere chiusi solamente in zona rossa”. Stella (FI): "Così si condannano a morte migliaia di attività e tutta l'economia"


Firenze, 11/2/2021- Nelle ultime ore continua a crescere l’ansia per il possibile passaggio in zona arancione; e se i dati non potranno scongiurare questo passaggio almeno cerchiamo di salvare il salvabile posticipando il passaggio a lunedì 15 febbraio; così da permettere al settore ristorazione di poter lavorare nel fine settimana di San Valentino. Sarebbe davvero un terribile disastro per bar e ristoranti, che hanno già raccolto le prenotazioni per il fine settimana e si trovano ora di fronte alla necessità di provvedere agli acquisti per il pranzo di domenica. E’ inaccettabile continuare a lavorare in un clima di incertezza costante e senza programmazione.

Ci troviamo ancora in una situazione di profonda incertezza per le nostre imprese.– afferma Claudio Bianchi Presidente Confesercenti Firenze - Bar, pub, ristoranti e le altre attività del food sono al limite. Stiamo subendo un meccanismo stop and go che mortifica ed annichilisce il lavoro, l’impresa, gli investimenti e chiunque progetti di continuare a mandare avanti la propria attività autonoma; chiediamo rispetto e certezze per il nostro lavoro. Non possiamo rinunciare all’idea di tornare in una situazione di pseudo normalità e convivenza con il virus; auspichiamo di trovare nel nuovo Governo un interlocutore capace e competente per superare questo insostenibile momento di stallo”.

E’ necessario che le istituzioni diano risposte chiare e immediate alle imprese che nelle scorse settimane hanno dimostrato di poter lavorare garantendo la sicurezza propria e dei clienti. E’ soprattutto il meccanismo burocratico e penalizzante del passaggio da una zona all’altra, con monitoraggio 15 giorni, riunione settimanale del CTS, successivo balletto ordinanza tre Ministero della Salute e Regione a lasciare interdetti e non permette una seria organizzazione del lavoro.

Tutti noi crediamo che sia fondamentale tutelare e salvaguardare l’aspetto sanitario, rispettando le regole e misure previste; ma questa situazione è diventata insostenibile. – afferma Franco Brogi Presidente Fiepet Confesercenti FirenzeE’ inaccettabile riuscire a sapere solo il venerdì sera se il passaggio in zona arancione avverrà da domenica o da lunedì; e tutto questo diventa ancora più drammatico in vista del weekend di San Valentino, con i ristoranti che hanno già preso le prenotazioni. Occorre mettere in campo una nuova politica di convivenza con il virus. Fatta di nuovi strumenti normativi, che non possono limitarsi a divieti e limitazioni all’attività di impresa. Ma anche di aiuti veri, concreti, sostanziali, che non tengano conto, per esempio del Codice Ateco, ma del calo sostanziale del fatturato.

“Il divieto imposto a bar e ristoranti in zona arancione di servire i propri clienti all’interno dei locali, pur osservando tutte le regole su sanificazione e distanziamento, è profondamente ingiusto e lesivo della libertà di fare impresa”. Torna a ribadirlo il presidente di Fipe – Confcommercio Toscana Aldo Cursano, che della federazione dei pubblici esercizi è anche vicepresidente vicario nazionale, ora che la Toscana, con ogni probabilità, tornerà arancione.

“Bar e ristoranti devono seguire il destino dei negozi e rimanere chiusi solamente in zona rossa. In tutte le altre situazioni, quando sono concessi la mobilità individuale, lo shopping e il lavoro in presenza, i locali devono poter stare aperti per offrire alle persone il servizio fondamentale di ristoro per il quale sono nati e che possono svolgere in piena sicurezza”, prosegue Cursano.

“È ora di finirla con la mortificazione del nostro settore” aggiunge, “siamo alla vigilia di una nuova stagione politica, che rimetterà al centro il lavoro e l’impresa e non è possibile inaugurare questa fase con altre chiusure, che rappresenterebbero un colpo durissimo per un settore che aveva appena cominciato a rimettersi in moto. L’algoritmo adottato nel pieno della pandemia non può essere applicato allo stesso modo e con le stesse rigidità ora che la campagna vaccinale procede spedita. Altrimenti rischiamo di far passare l’idea che in questo anno non abbiamo fatto nulla per contrastare il virus. Non è così: i tracciamenti sono molto più efficaci, i cittadini rispettosi delle misure di sicurezza e distanziamento, i gestori dei locali attenti a seguire le regole e scongiurare gli assembramenti. Queste buone pratiche vanno premiate, allentando le misure restrittive. A cominciare da quelle su bar e ristoranti, che devono poter lavorare anche in zona arancione. A cominciare da subito”.

Se arriverà la conferma dell’ingresso in area arancione a partire da domenica 14 febbraio, i ristoranti toscani perderanno il pranzo di una giornata strategica, per la ricorrenza di San Valentino: “molti colleghi hanno il tutto esaurito, qualcuno ha già fatto gli ordini ai propri fornitori per prepararsi. Non si può comunicare decisioni del genere soltanto con 24 o 48 ore di preavviso”, ribadisce il presidente di Fipe Confcommercio Toscana, “come dico sempre, le nostre imprese non sono interruttori che si spengono e si accendono senza problemi. Ci vuole più rispetto per un comparto che finora ha dato tanto alla nostra economia, in termini di occupazione e di ricchezza prodotta, e alle nostre città in termini di servizi e accoglienza”.  

"Non è possibile che la Toscana dopo poche settimane, torni a cambiare colore e da domenica diventi nuovamente arancione. Chiediamo al nuovo esecutivo nazionale di rivedere tutta la questione delle fasce, dei colori, dei parametri RT, delle chiusure e delle aperture di negozi, locali e ristoranti. Siamo certi che un Governo forte e preparato come quello che sta nascendo in queste ore, avrà la lungimiranza e la capacità di coniugare attenzione per l'emergenza sanitaria e attenzione per l'economia". Lo afferma il capogruppo di Forza Italia al Consiglio regionale della Toscana, Marco Stella.
"Altre settimane di chiusura - avverte Stella - significherebbero un definitivo tracollo dell'economia e di interi settori, a cominciare da commercio, ristoranti, bar e locali, e tutto l'indotto che essi generano. Invito le Istituzioni a evitare queste decisioni, e a riconsiderare tutta la questione sotto una nuova ottica, concentrando tutti gli sforzi e le risorse nell'approvvigionamento dei vaccini, per farci arrivare il prima possibile all'immunità di gregge".

Redazione Nove da Firenze