Toscana: interventi immediati per la sopravvivenza delle attività

L’appello video dei parrucchieri ed estetisti fiorentini. A Prato vertice tra le categorie economiche riunite in Rete Imprese. Da Pisa la spinta per riaprire i mercati. A Livorno incontro tra gli operatori balneari e il sindaco. Italia Viva: "Ripartire in sicurezza uscendo dalla logica dei codici Ateco e semplificare le procedure per non perdere altro tempo". Marchetti (FI): «Dalla Regione finora € 0,00 di sostegni. Giunta Pd-Iv ultima in Italia per aiuti: solo 2,9 euro a testa ma non alle aziende»


FOTOGRAFIE — Perdita di fatturato da chiusura forzata, concorrenza sleale da parte degli abusivi e un annuncio, mai ripreso né confermato dal Governo di riapertura a giugno. E, per finire, da una settimana, una sistematica operazione di proposta di acquisto di costosi macchinari e dispositivi di protezione individuali assolutamente non richiesti dalla legge ma presentati come indispensabili per la prosecuzione dell'attività da parte di fornitori, tanto abituali che nuovi. È il destino toccato in sorte ai saloni di bellezza e ai coiffeur della Città metropolitana di Firenze: 2.282 imprese attive, 1680 parrucchieri e 602 estetisti per l’86% artigiani. Un numero che risale a marzo 2020 e che, purtroppo, è destinato a calare.

“Sciacallaggio puro e semplice quello dei fornitori - taglia corto Elena Bardi, coordinatore di CNA Benessere Firenze - Ad oggi il Governo non ha né stabilito la data di riapertura delle attività del settore (il 1 giugno è in questo momento solo un'ipotesi contro cui, peraltro, CNA si sta battendo), né tanto meno redatto un Protocollo di sicurezza cui le imprese devono attenersi una volta riaperta l'attività”.

L'unica normativa anti Covid-19 che potrebbe essere al momento applicata a coiffeur e centri estetici in caso di improvvisa riapertura domani mattina è l'ordinanza n° 48 del 3 maggio della Regione Toscana. Richiesti, dunque, solo sanificazione almeno quotidiana, da effettuare tramite le normali metodologie di pulizia, l'areazione dei locali, la sanificazione o lo spegnimento degli impianti di areazione, l’uso di mascherine e gel mani, la redazione di un protocollo anti-contagio.

“Quel che serve ad un settore così martoriato è la riapertura il più in fretta possibile: il 18 maggio. Siamo in grado di farlo, in piena sicurezza: per la clientela, noi stesse e i nostri dipendenti. Una decisione che i parrucchieri e gli estetisti fiorentini invitano (anche in video) il Governo Conte o la Regione Toscana, nel caso, come sembra, le sia consentito, ad adottare quanto prima” dichiarano Daniela Vallarano e Antonella Batacchi, presidenti di CNA Estetica e CNA Acconciatura.

Le imprese pratesi lanciano un grido d’allarme: “ascoltate le nostre proposte o per l’economia del territorio sarà il collasso”. Con questo incipit, venerdì i rappresentanti delle categorie del territorio – Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato e CNA – insieme al Sindaco di Prato Matteo Biffoni e al Presidente della Provincia Francesco Puggelli, hanno presentato al Prefetto Lucia Volpe un documento con le richieste delle imprese al Governo.
Un’azione necessaria e urgente per far ripartire il sistema economico locale e permettere la sopravvivenza delle piccole e medie imprese sempre più allo stremo dopo quasi due mesi di lockdown. Negli ultimi 50 giorni, infatti, le aziende sono state disastrate dal blocco totale delle loro attività e della circolazione delle persone disposto con i Decreti Governativi per fronteggiare l’emergenza sanitaria scaturita dalla diffusione del CV-19. In questo momento di grandissima difficoltà legata all’emergenza sanitaria – sottolineano i massimi dirigenti delle Associazioni datoriali - il sistema delle imprese ha mostrato un grande senso di responsabilità, rispettando e in molti casi anticipando gli obblighi di chiusura, adottando tutti gli strumenti possibili a tutela della salute non solo dei propri dipendenti ma anche dei fornitori, dei clienti e della cittadinanza tutta. Adesso però serve lo stesso senso di responsabilità da parte del Governo, del sistema bancario e delle Istituzioni regionali e locali nel mettere in campo tutte quelle azioni necessarie al sostegno del sistema economico. C’è bisogno di provvedimenti urgenti e straordinari a sostegno del sistema economico del territorio o le conseguenze nei prossimi mesi saranno disastrose. Ricordiamo che la prolungata chiusura delle attività rischia di minarne la stessa esistenza con la conseguente perdita di numerosi posti di lavoro in gran parte giovanile e femminile. A questo si aggiunge la forte preoccupazione di crescita di fenomeni di lavoro sommerso, abusivo, e di criminalità. Tante imprese non riusciranno a riaprire o ad arrivare alla fine del 2020 e tanti lavoratori che perderanno la propria occupazione e passare dall’emergenza sanitaria alla crisi economica più grave dal secondo dopoguerra ad oggi, è un rischio che dobbiamo cercare di arginare in ogni modo.

Hanno scelto il mercato di via Paparelli, un nutrito numero di operatori ambulanti pisani chiamati sabato a raccolta dalla Fiva ConfcommercioPisa per chiedere a Governo e istituzioni di tornare urgentemente a lavorare dopo due mesi di stop assoluto e forzato. Presenti i vertici della Confcommercio pisana, con in testa la presidente Federica Grassini e il direttore Federico Pieragnoli, il sindaco di Pisa Michele Conti, l'assessore al commercio Paolo Pesciatini, i deputati della Lega Edoardo Ziello e Donatella Legnaioli.

“Ci tolgono la dignità del nostro lavoro e ci mettono sul lastrico- l'annuncio “arrabbiato” del presidente della Fiva ConfcommercioPisa Franco Palermo: “Quando siamo fermi da due mesi e lo Stato non ci ha dato un euro, lavorare diventa non più solo un diritto ma addirittura un dovere. Siamo esasperati e la situazione è insostenibile: in Toscana parliamo di 24 mila persone tra imprenditori e collaboratori che rischiano la chiusura. Oggi, primi in Toscana e forse in Italia, ci siamo mobilitati per dare una spinta decisiva a chi deve decidere la riapertura e non può più fare finta che noi non esistiamo. Anche perché le nostre vendite si svolgono all'aria aperta e i nostri spazi sono più grandi e quindi più sicuri di tante medie strutture della grande distribuzione. Noi non vogliamo assistenza, ma tornare subito al nostro lavoro. La mobilitazione di oggi, considerando la grande difficoltà di molti di noi, con le bollette da pagare, i mezzi fermi, i magazzini di roba invenduta, è una grande dimostrazione di coraggio. Lo diciamo con chiarezza: non abbiamo una lira per pagare le tasse. Il comune di Pisa è stato il primo ad averci tolto il suolo pubblico per tutto il 2020, sono convinto che sarà anche il primo a farci riaprire”.

“Stamani sono a fianco degli ambulanti che chiedono solo di riaprire e di poter tornare a lavorare in sicurezza” - le parole del sindaco di Pisa Michele Conti che ha aggiunto: “ A Pisa il mercato si svolge due volte a settimana nel parcheggio scambiatore di via Paparelli, uno spazio molto grande dove ci si può allargare e far rispettare le norme sul distanziamento sociale. Questi commercianti fanno parte del popolo delle Partite Iva, guadagnano solo se possono svolgere la propria attività. Molti di loro non hanno ricevuto neanche i 600 euro per le lungaggini burocratiche ormai note; chiediamo quindi, insieme a loro, a Governo e Regione di consentire la riapertura dei mercati all’aperto. Qui saremmo pronti da subito, così come avevamo fatto per il settore agroalimentare e il florovivaismo. A Pisa abbiamo deciso di dare agli ambulanti un altro piccolo segnale, esentandoli dal pagamento del suolo pubblico per tutto il 2020".

“E' necessario restituire dignità ad una categoria di imprenditori già in sofferenza, duemila aziende di cui 700 si stanno interrogando se ci sono le condizioni di poter riprendere l'attività” - la dichiarazione della presidente di Confcommercio Federica Grassini: “ambulanti completamente dimenticati, in maniera ingiustificata, irrazionale e illogica, una categoria che lavora all'aperto e che più di ogni altra ha la possibilità di garantire lo stanziamento necessario. Molti di loro non sono qui oggi con i loro furgoni perché non hanno avuto aiuti dallo Stato e tra scegliere di mangiare o pagare bollo e assicurazione, hanno giustamente scelto la prima. Noi imprenditori siamo alla fame, e contrariamente a quanto accade in altri paesi europei, dove sono stati stanziati immediati e aiuti a fondo perduto, per garantire la sopravvivenza fino al momento della ripresa, non si giustifica che il Governo italiano non abbia fatto differenziazione tra territori che hanno avuto situazioni emergenziali completamente diverse, e ad oggi non abbiamo indicazioni certe nemmeno per le modalità con le quali ci ritroveremo a riaprire”.

Il deputato Ziello ha rivendicato la libertà di fare impresa e di dire con forza che i commercianti ambulanti hanno il diritto sacrosanto di riaprire e di ricominciare a lavorare in sicurezza, mentre l'onorevole Legnaioli ha anticipato che presenterà immediatamente una interrogazione parlamentare portando al cospetto del governo questa tragedia dei mercati chiusi”.

Si è svolto mercoledì nella sala convegni dei bagni Pancaldi, un incontro tra i balneari livornesi ed il sindaco Salvetti. Presenti anche l'assessora al bilancio con delega al demanio Viola Ferroni e il direttore generale del Comune Nicola Falleni
Una riunione che è servita per capire come “difendere un'attività che sta a cuore a tutti i livornesi” ha detto il Sindaco ed ha proseguito “Bisogna partire dalla consapevolezza che la stagione balneare quest'anno sarà diversa dagli anni passati, ma dobbiamo essere pronti a partire. Da parte dell'Amministrazione Comunale c'è la volontà di facilitare al massimo le attività balneari”. Gli operatori balneari hanno garantito l'apertura dei bagni anche se tra molteplici difficoltà e ancora privi di certezze relativamente alla data di inizio stagione ed alle modalità di gestione. Durante l'incontro il Sindaco si è collegato on-line con l'assessore regionale al turismo Stefano Ciuoffo che ha dialogato direttamente con i balneari. L'incontro è terminato con la decisione di redigere un documento, una sorta di report che riporti i punti essenziali per la gestione della riapertura e che chiarisca la specificità degli stabilimenti balneari livornesi che non sono assimilabili a quelli che si trovano sul lungomare sabbioso della Versilia o di Tirrenia e Marina di Pisa. Il documento servirà al Comune come riferimento per l'organizzazione della stagione e per attivare un dialogo con la Regione Toscana.

Ripartire in sicurezza uscendo dalla logica dei codici Ateco e semplificare le procedure per non perdere altro tempo. A chiederlo è Italia Viva in Consiglio regionale. Per i consiglieri regionali Stefano Scaramelli, Titta Meucci e Massimo Baldi serve "la definizione di regole certe e sostenibili per garantire il diritto costituzionale alla libertà e per una riapertura anticipata di tutte le attività economiche e produttive nel contesto della “fase 2” dell’emergenza Covid-19" . Per i consiglieri regionali di Italia Viva la Giunta deve sollecitare il Governo affinché si proceda immediatamente ad uscire dalla logica burocratica dei codici ATECO e dal ricorso dello strumento del DPCM per stabilire quali siano gli incontri concessi come spostamento giustificato di necessità (che siano congiunti o meno), ma che una volta stabilite le regole di sicurezza valide per tutti venga riconosciuto e non concesso il diritto costituzionale alla libertà. Per i consiglieri di Italia Viva è necessaria "la riapertura anticipata delle attività relative ai servizi alla persona (ad esempio parrucchieri, barbieri e centri estetici), attraverso la sottoscrizione di un protocollo di misure igienico-sanitarie ed organizzative nel rispetto delle disposizioni di legge in termini di sicurezza, per far fronte alla grave crisi economica che sta colpendo il settore a causa della diffusione dell’emergenza sanitaria Covid-19". Anche su ristoranti, bar e gelaterie i consiglieri chiedono "la ripartenza immediata definendo le dovute precauzioni affinché possano svolgere il proprio lavoro tramite regole certe e sostenibili da parte degli imprenditori, scongiurando così la chiusura definitiva di questi esercizi". Sul tema della semplificazione, per Italia Viva "serve intervenire con un piano di misure puntuali e semplici affinché tutto il comparto turistico possa organizzarsi per la ripartenza attraverso disposizioni veloci da attuare, in modo da dare opportunità anche alle attività turistiche di essere messe in condizione di lavorare in sicurezza, stabilendo il come senza perdere ulteriore tempo sul quando". Sulla semplificazione per Italia Viva "è indispensabile modificare l’ordinanza regionale n. 48, del 3 maggio 2020, affinché venga semplificata la procedura di invio del protocollo di sicurezza anti-contagio che i datori di lavoro hanno l’obbligo di redigere al fine di garantire la sicurezza e la tutela della salute e dei lavoratori, prevedendo che questo avvenga solo tramite PEC evitando bizantinismi burocratici".

«Sapete per le imprese toscane la Regione finora quanto ha stanziato? Zero euro. Zero spaccato. E per gli aiuti alle famiglie, gli unici, la giunta toscana di Pd e Iv è comunque ultima in Italia con 2,9 euro pro capite di stanziamenti nell’emergenza coronavirus. Ultima. Senza appello»: dito puntato contro la giunta regionale toscana da parte del Capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale Maurizio Marchetti che in mano ha l’edizione di lunedì 4 maggio del Sole24Ore.
«Qui, a pagina 4 – illustra Marchetti – trovo la tabella che riporta cifre elaborate dall’Istituto di studi regionali del Cnr su dati delle Regioni stesse in modo comparato. Si tratta degli stanziamenti delle Regioni per il sostegno a famiglie e imprese contro l’emergenza Covid-19. Da questi risulta che la Toscana è ultima in Italia. Lo stanziamento ammonta a 2,9 euro pro capite per un totale di 11 milioni di euro di risorse regionali tutte, per poche che siano, sterzate sulle famiglie e nulla per le imprese. Intanto però l’analisi trimestrale Movimprese per conto di Unioncamere ci dice che solo tra gennaio e marzo hanno chiuso i battenti 10.941 attività. Mi pare che bisogno e risposte istituzionali siano del tutto disallineate». «Nelle comunicazioni in aula la giunta ci viene a raccontare una Toscana di pan di zucchero – incalza Marchetti – poi però come al solito la realtà parla un’altra lingua, nel caso specifico quella di una sinistra veterocomunista in cui l’imprenditore è il nemico-padrone. Come se non fosse chi produce a dare lavoro e occupazione. Al tessuto economico regionale la Toscana ha dato 0 euro». Il divario tra Regioni è sensibile: «Prima per stanziamenti nell’emergenza covid-19 è la Regione Campania con 156,6 euro di importo pro capite stanziato, un ammontare complessivo di 253 milioni di risorse regionale più 655 milioni di riprogrammazione di fondi strutturali, per un totale 908 milioni di euro. La Toscana 11 milioni in tutto. Non a caso su Facebook– riporta Marchetti – il collega di partito di Enrico Rossi, Vincenzo De Luca, si è comprensibilmente vantato del risultato. Qui invece le imprese muoiono, i cittadini si disperano, Rossi annuncia e proclama e poi? E poi nega ogni aiuto. Niente soldi, niente mascherine promesse e acquistate coi soldi dei toscani che non le trovano, niente tamponi nemmeno a chi è da giorni a casa con la febbre. Poi va sui telegiornali a raccontarsi apripista di questo o di quello. Tutto fumo d’immagine. E l’arrosto? Se l’è mangiato la sinistra. Ai toscani solo briciole».

Redazione Nove da Firenze