Tav, Tramvia, Aeroporto, ma Firenze si perde per strada

Strategie tecniche e politiche per disegnare la città del futuro ed il suo trasporto pubblico, ma il problema è il traffico nel centro storico


Vertici di Palazzo e di Governo fanno ombra a restringimenti stradali fin troppo ridicoli per essere veri. Useremo ancora le strade?
Mentre la mente si spinge verso l'efficienza europea, gli occhi si chiudono su via Nazionale e via della Scala.
Questo mentre si affida, per l'ennesima volta, la mobilità toscana al migliore offerente, e Presidente del Consiglio e sindaco parlano a porte chiuse delle grandi infrastrutture. Chi si interessa davvero alla funzionalità?

Passeggeri di Ataf ed automobilisti scrivono a nove@nove.firenze.it per lamentare di essere rimasti bloccati in via Nazionale o in piazza Indipendenza, ed ancora tra il flusso pedonale in entrata e uscita dall'area mercatale di San Lorenzo o su via Faenza, tra i dehor di attività affacciate sui fumi di scarico delle marmitte. Innumerevoli poi le foto del semaforo di via Ridolfi con il viale Strozzi.
Per non parlare dei tanti messaggi arrivati sui nostri Social ai danni di via della Scala, unica via di uscita dalla Stazione centrale.
Autisti di Ataf ci hanno raccontato di turisti con le valigie al seguito invitati a scendere in piazza Indipendenza per proseguire a piedi verso i binari di Santa Maria Novella, tra fiorentini nervosi per il tempo perso in coda in via Santa Caterina d'Alessandria. Autisti dei mezzi extraurbani hanno confessato a capo chino l'impotenza sofferta nell'affrontare l'ingresso in via della Scala dove la manovra di curvatura necessita di uno spazio che spesso manca.
La corsia preferenziale inizia tardi, spesso è libera ed inutilizzabile, mentre l'incrocio con viale Fratelli Rosselli è un tappo che costringe i passeggeri a bordo a trascorrere 30 minuti in coda su un percorso Firenze - Campi Bisenzio che ne conterebbe in totale 45.  

Si lamentano, fiorentini e turisti, perché guardano al piccolo centro storico ed agli spostamenti quotidiani anziché guardare all'Europa ed ai grandi sistemi. Sono miopi, forse sono stolti, oppure sono semplicemente pratici e concreti? Chiediamocelo.

Useremo ancora le strade? Il capoluogo toscano è al bivio, anzi si tratta di un incrocio piuttosto complesso. Il trasporto pubblico torna protagonista con una gestione unitaria a livello regionale ed un bisogno impellente di mezzi urbani tanto da raddrizzare, dissotterrandole dalla memoria, verghe interrate da tempo.
Tre linee tramviarie sono pronte a servire tre zone della città che avranno bisogno di essere anche collegate tra loro, come insegna a Firenze la leggenda del 3: l'unica linea Ataf che collega Gavinana con Campo di Marte con frequenze dalla cadenza biblica.
A completare il sistema i due punti interrogativi del potenziamento aeroportuale, Firenze si sveglia nel 2016 scoprendo Monte Morello sullo sfondo, e del sottoattraversamento dell'Alta Velocità, perché sempre Firenze si sveglia nel 2016 con Santa Maria Novella Stazione di "fine corsa" ed imbuto d'Italia.

Il futuro è del mezzo pubblico, gestito oggi dal privato o "variegato" appaltato al gestore unico. Ma useremo ancora le strade? Sembra di sì visto che Palazzo Vecchio mette a Bilancio un cospicuo tesoretto destinato a riparare le buche: oggi come nel 2009, come nel 2000, come nel 1980.

Fino ad oggi si sono alternati presidenti, amministratori delegati e manager dei trasporti, ma nessuno sembra aver ottenuto particolari vittorie, dalle corsie protette alle aree dedicate. Dedicate a cosa? A servire il cittadino.

Antonio Lenoci