Tav Firenze: il lavoro dietro la Grande Opera

Operai sotto la Prefettura di Firenze


 La vicenda Alta Velocità si scontra con l'incognita stipendi. Non solo progetti controversi, tavoli tecnici, inchieste e terre da scavo, adesso in primo piano ci sono gli uomini in pettorina fosforescente.  La situazione precipita, il pagamento degli stipendi resta congelato.

Dopo lo sciopero davanti ai cancelli di via Circondaria, li ritroviamo in via Cavour sotto la Prefettura. Alcuni attendono la delegazione salita ai piani alti per cercare un accordo tra le parti interessate, altri occupano le panche in pietra di Palazzo Medici Riccardi e pensano alle famiglie rimaste al sud.
 Già perché l'opera che avrebbe dovuto portare lavoro sul territorio toscano vede sui cantieri fiorentini una grande rappresentanza di operai arrivati dal meridione.
Sono rimasti senza stipendio quando il 4 aprile erano convinti che le cose potessero risolversi ancora una volta con l'accelerazione del pagamento da parte di Rfi al detentore dell'appalto.

Spendono parole di elogio per il loro cantiere "Uno dei più grandi d'Italia con i soldi già pronti. Eppure è fermo" dicono. "A regime può dare lavoro a 400 persone, ad oggi non siamo stati più di 150".
Non prendono in considerazione l'ipotesi che la Grande Opera possa saltare "Che oramai venga realizzata è certo - dicono - occorre vedere se saremo noi oppure altri a completarla. Perché se occorre riassegnare i lavori potrebbe volerci del tempo. La speranza è che i sindacati possano inserire una salvaguardia per le ditte già impiegate".

Oggi intanto non possono abbandonare Firenze. Vorrebbero essere stati licenziati, per poter tornare a casa con un aiuto economico, ed al tempo stesso rischiano di essere licenziati se lasciano il posto di lavoro. "Occorre attendere tre mesi di mancato stipendio, ma i tempi decorrono da inizio aprile e non dai mesi precedenti" così è stato loro spiegato da chi li segue legalmente.
Si ritrovano quindi ad occupare i container messi a disposizione sul cantiere, dove però non hanno una cucina, visto che da contratto, gli spettavano pranzo e cena, pagati. Sempre da contratto gli sarebbero spettati anche due viaggi al mese verso casa.
Tutto questo oggi manca e sopravvivono rimettendoci. Un panino, una spesa condivisa, e non si torna in Campania, in Calabria in Puglia o in Sicilia. "Con 50 Euro al sud mangia tutta la mia famiglia per una settimana, qui mi sono bruciato 30 Euro in due giorni. Come faccio?" si lamenta chi ha voglia di parlare è più esperienza sulle spalle. I più giovani restano in silenzio, guardano nel vuoto ma con i muscoli tesi della mandibola.

Dopo l'incontro in Prefettura, la situazione per i circa 50 lavoratori di Nodavia (Condotte), che non hanno ricevuto lo stipendio di febbraio e marzo, peggiora.

I sindacati, dopo la discussione tra Rfi e Nodavia spiegano che "Rfi ha pagato Nodavia affinché retribuisse i dipendenti, ma il problema è che Nodavia nello stesso giorno ha presentato la domanda di Concordato preventivo e quindi il pagamento ai lavoratori non è potuto avvenire. La situazione è congelata: pur lavorando, per i dipendenti è a rischio anche lo stipendio di aprile (Nodavia qui rimanda alla necessità di autorizzazione da parte del Commissario)". 

I lavoratori non sono stati pagati e devono continuare a lavorare senza sapere se lo saranno. "Approfondiremo la situazione coi legali, se le cose restano così e non arriveranno impegni da parte delle controparti c’è anche il rischio che i lavoratori per difendersi siano costretti a dare le dimissioni" concludono Fillea Cgil, Filca Cisl, Feneal Uil Firenze.

 Il Comitato No Tunnel TAV di Firenze davanti ai gravi problemi dei lavoratori di Condotte rimasti senza stipendio e sull’orlo della perdita del lavoro ribadisce solidarietà agli operai e agli impiegati e condanna "l’ipocrisia di chi parla di salvarli perseverando nella follia di voler realizzare una ferrovia sotterranea dai costi plurimiliardari e dalla totale e assurda inutilità". L'attivismo locale torna a bussare alla porta di Confindustria e dei Sindacati invitandoli a rivolgere l'attenzione economica su altre necessità della popolazione, che possano creare posti di lavoro.

Antonio Lenoci