TAV e Sicurezza: Idra scrive al Presidente Sergio Mattarella

L’associazione fiorentina, ancora in questi ultimi mesi ha provveduto a chiedere rassicurazioni al ministro delle Infrastrutture e Trasporti


L’associazione ecologista fiorentina Idra raccoglie e rilancia le parole che Sergio Mattarella ha pronunciato 55 anni dopo il Vajont: “La sicurezza del territorio, la sicurezza delle opere pubbliche, la sicurezza sui luoghi di lavoro e di studio, è parte integrante dei diritti della persona”. E quelle, recentissime, pronunciate un anno dopo il grave incidente ferroviario di Pioltello: “La sicurezza della rete di trasporti e l’efficienza del servizio costituiscono parte della qualità della vita, e della libertà stessa, della nostra comunità nazionale. Le garanzie sono affidate alle istituzioni pubbliche, agli organi di controllo e agli operatori, e non possono essere compresse o sacrificate in nome di altre priorità”.

Ebbene, ancora oggi - dopo e nonostante il crollo del Ponte Morandi di Genova - sono proprio queste le garanzie che risultano continuare a mancare, segnala Idra a Sergio Mattarella documentando un caso emblematico nel contesto delle nostre opere pubbliche: il tratto di rete strategicamente più importante dell’intero sistema ferroviario dell’Alta Velocità italiano, il collegamento TAV fra Bologna e Firenze.

Siamo in presenza – scrive Idra al Presidente - di 70 km di tunnel a doppio binario, in cui i ‘supertreni’ si incrociano in un unico tubo sotto l’Appennino. 60 di quei chilometri sono stati progettati, approvati e cantierati disapplicando la normativa vigente (la legge sulla sicurezza 191 del 1974). Le gallerie fra Firenze e Bologna sono tuttora prive così, per 60 km, del tunnel parallelo di soccorso, e 7 vie di esodo su 14 distano fra loro oltre i 4 km fissati dal decreto ministeriale che regola la sicurezza ferroviaria. Questo è quanto risulta – spiega Idra – anche dalla corposa relazione che la Commissione Sicurezza delle Gallerie ferroviarie del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti ha prodotto e consegnato oltre nove anni fa, alla vigilia dell’entrata in esercizio della linea.

Non è certo la prima volta che queste circostanze vengono segnalate alle autorità istituzionali. L’associazione fiorentina, già costituitasi nei procedimenti penale e contabile per i danni ambientali ed erariali registrati nella costruzione di queste gallerie, ancora in questi ultimi mesi ha provveduto a chiedere rassicurazioni al ministro delle Infrastrutture e Trasporti, al prefetto di Firenze e al prefetto di Bologna, e al ministro dell’Interno.

Nessun riscontro utile è pervenuto dalle autorità di governo e di controllo.

Un grave motivo di preoccupazione dunque, commenta l’associazione, per coloro che quelle gallerie sono costretti quotidianamente a percorrere dopo la pesante riduzione dell’offerta intercity sulla linea storica Direttissima Firenze-Prato-Bologna. Dobbiamo forse attendere eventi drammatici perché si provveda a verificare l’avvenuta ottemperanza delle prescrizioni contenute con dovizia di particolari nella relazione ministeriale?

Il procuratore generale Valeria Fazio, nel corso della sua relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario a Genova, ha dichiarato sabato scorso che “il crollo del ponte Morandi (…) ha disvelato, in modo clamoroso, la fragilità della nostra modernità, (…) l’inefficienza dei sistemi di gestione e controllo, pubblici e privati. Un motivo in più per appellarsi al capo dello Stato affinché si vigili sulla TAV tosco-emiliana: “Gradiremmo un pronunciamento da parte Sua anche su questo tema”, conclude nella sua lettera l’associazione Idra,“affinché si adottino sollecite ed efficaci iniziative a tutela dei valori che, dopo Pioltello come dopo il Vajont, Ella giustamente richiama”.

Redazione Nove da Firenze