Tartaruga liberata, grande festa a Livorno

Eleonora è tornata in acqua, al largo delle Secche della Meloria. La femmina di Caretta caretta era rimasta impigliata in una rete da pesca ed è stata rimessa in piena salute in 6 mesi. Frammenti plastici nel 65% degli esemplari morti


LIVORNO – Grande festa per Eleonora che torna in acqua. E' stata liberata stamani al largo delle Secche della Meloria la tartaruga Caretta caretta riabilitata presso il Centro recupero dell'Acquario di Livorno. Il rilascio in mare dell'animale è stato reso possibile grazie al supporto logistico della Capitaneria di Porto di Livorno che ha messo a disposizione del personale dell'Acquario, che ha lavorato in collaborazione con Arpat, due imbarcazioni riservate per il trasporto della tartaruga.

L'animale era arrivato presso l'Acquario, struttura gestita da Costa Edutainment S.p.A., il 2 dicembre 2018, portato dal personale della Capitaneria di Porto di Livorno dopo essere stato recuperato al largo del porto, da un pescatore professionista che l'aveva trovato impigliato nelle reti da posta. L'attività di recupero di questo esemplare e la sua ospedalizzazione presso il centro di recupero dell'Acquario rientrano tra quelle previste dall'Osservatorio Toscano della Biodiversità di Regione Toscana.

"La ricchezza della Toscana – ha detto l'assessore all'ambiente Federica Fratoni presente alla cerimonia di rilascio – oltre a quella ambientale che è straordinaria e che abbiamo il dovere di preservare e valorizzare, sta proprio nel lavoro di rete che in questi anni siamo stati in grado di costruire tra le istituzioni deputate, la regione Toscana, Arpat, le università, la direzione marittima e gli enti gestori e associativi, in primis l'acquario di Livorno che ha condotto le operazioni di cura di questo esemplare che oggi viene restituito alle acque del mare con un messaggio molto potente di come la tutela ambientale sia un elemento essenziale per la qualità di vita dell'uomo. In questi ultimi anni siamo stati abituati ad assistere, con i cambiamenti climatici, anche a fenomeni di nidificazione di tartarughe, fenomeni con i quali ci stiamo confrontando come per esempio anche la campagna di informazione dei cittadini "chi trova una tartaruga trova un tesoro". E' anche in ragione di fenomeni come questi che abbiamo potuto registrare una grande sensibilità ambientale, la stessa che ci aiuta a attivare politiche ambientali sempre più spinte e coraggiose".

"La presenza degli studenti stamani è un segnale importante che abbiamo voluto sottolineare perché siamo sempre più convinti che la sensibilizzazione delle generazioni future sia l'unica strada per difendere il nostro mare e l'ambiente – ha detto l'assessore all'istruzione Cristina Grieco anche lei presente al momento della liberazione - Conoscere la storia di Eleonora come quella di tutte le tartarughe e gli esemplari recuperati, curati e riaffidati al mare contribuisce a far comprendere che cosa ognuno di noi può fare, nel proprio piccolo, per salvare questi animali. E mostrare quanto l'ambiente sia allo stesso tempo meraviglioso e fragile diventa importante nell'ottica dell'educazione alla sostenibilità e alla cittadinanza consapevole".

La cura dopo il recupero

Al suo arrivo presso l'Acquario di Livorno, l'esemplare era gravemente deperito con scarsa reattività agli stimoli esterni; la visita veterinaria e gli esami diagnostici hanno confermato uno stato di disidratazione e anoressia. Inoltre nelle feci sono stati rinvenuti pezzi di materiale plastico.

Le terapie di supporto si sono protratte per circa 6 mesi. Durante la "degenza" l'esemplare è aumentato di dimensioni (da 50 cm il suo carapace è oggi 54 cm) ed anche il suo peso è passato da 15 a 23 kg grazie al cibo somministrato che consisteva soprattutto in totani, aringhe e gamberi in grado di fornire tutte le sostanze nutritive necessarie per il recupero delle energie.

Una volta confermato il buono stato di salute, l'animale è stato ritenuto idoneo ad essere rilasciato in mare, previa applicazione di una marcatura, una targhetta metallica e di un microchip. Inoltre sul carapace della la tartaruga è stato applicato, a cura del professor Paolo Luschi del Dipartimento di Etologia dell'Università degli Studi di Pisa, un radiotrasmettitore satellitare ARGOS, acquistato e messo a disposizione da ARPAT. Il tag satellitare permetterà di seguire gli spostamenti dell'esemplare, per i prossimi 6 mesi circa, accedendo al sito del progetto CARESAT, finanziato qualche anno fa dalla Regione Toscana, nei bandi dell'Osservatorio Toscano per la Biodiversità. Il percorso della tartaruga sarà visibile tra qualche giorno collegandosi al sito www.seaturtle.org.

L'esperienza della telemetria satellitare è l'unica che fornisce dati particolarmente utili e precisi sui movimenti delle tartarughe marine comuni (della specie Caretta caretta) che frequentano le acque toscane del Santuario Pelagos. La targhetta metallica, applicata alla pinna anteriore sinistra, riporta un codice identificativo (RT016) tale che, chiunque in futuro dovesse ritrovare la tartaruga viva o morta, potrà comunicarlo all'Acquario di Livorno o all'Arpat tramite la Guardia Costiera che è il primo anello della rete di soggetti chiamati ad intervenire in caso di animali marini in difficoltà o spiaggiati. La segnalazione sarà di notevole importanza perché contribuirà a capire, almeno in parte, gli spostamenti della tartaruga.

Quattro equipaggi premiati col certificato di alta qualità per l'osservazione dei cetacei

Quattro i marchi di alta qualità ottenuti dalla Toscana per l'osservazione della biodiversità : Cetus di Viareggio, l'associazione Mare Libero di Porto Azzurro, l'associazione Ambiente Mare di Portoferraio e l'associazione Opificio di Vada (Li), che adesso potranno fregiarsi dell'importante label, per le attività didattiche e turistiche in mare, per l'osservazione dei mammiferi marini e di altre specie target, presenti nel Mar Tirreno. La consegna del riconoscimento è avvenuta nel corso della mattinata organizzata presso l'Acquario di Livorno in occasione del rilascio in mare della tartaruga Eleonora. Il marchio HighQuality Whale-Watching vuole garantire l'attuazione del codice internazionale di buona condotta per l'osservazione dei cetacei e promuovere l'interesse per la biodiversità marina in generale: non so lo balene e delfini, ma anche uccelli marini pesci e tartarughe. La Regione Toscana è impegnata da anni, grazie all'Osservatorio Toscano per la Biodiversità, nel progetto europeo Ecostrim che si concluderà nel 2021 e che si occupa di coniugare insieme gli aspetti ambientali e turistici per la valorizzazione delle risorse della biodiversità.

Intanto emergono nuovi dati. Un recente monitoraggio ha rivelato la presenza di oggetti e frammenti plastici nel tratto digestivo di oltre il 65% delle tartarughe Caretta caretta esaminate e nel 50% dei pesci Boga. Lo studio è stato eseguito su oltre 130 esemplari di tartaruga marina Caretta caretta, già decedute, recuperate grazie alle reti di spiaggiamento tra il 2017 e il 2018 in Spagna, Francia, Italia e Grecia. Le analisi delle feci e del contenuto del tubo digerente hanno evidenziato la presenza di rifiuti ingeriti pari al 65%, con un'incidenza che varia dal 43% (in Italia) al 100% (in Spagna). Il 70% delle particelle rinvenute è plastica. Nel 53% si tratta di frammenti di buste, per il 20% frammenti più spessi di oggetti e per il 9% filamenti di plastica.

Tra gli oggetti identificabili trovati durante le necropsie ci sono, ad esempio, etichette di birra, bastoncini di lecca-lecca, palloncini e involucri di caramelle. Per i monitoraggi sulle microparticelle ingerite dalle specie ittiche è stato usato come indicatore il pesce Boga (Boops boops). Nel complesso, tra il 2018 e il 2019, sono stati analizzati 750 individui e sono stati trovati oltre mille frammenti di plastica in poco più della metà di questi (51%), con una media presenza tra 1 e 5 frammenti, con un'incidenza variabile a seconda dell'area geografica di analisi. 'L'Unione europea è fortemente impegnata nella tutela dell'ambiente ed è in prima linea nella lotta globale contro i rifiuti marini- ha affermato Beatrice Covassi, capo della Rappresentanza in Italia della Commissione europea - Oltre alla definizione di politiche e provvedimenti normativi, come il piano d'azione per l'economia circolare e la direttiva sulla plastica monouso, l'Ue sostiene finanziariamente progetti e tecnologie che contribuiscono a salvaguardare gli ecosistemi. In quest'ottica MedSeaLitter rappresenta un progetto molto importante: auspichiamo che il protocollo sviluppato venga adottato dal maggior numero possibile di aree marine protette, in modo da definire modalità di gestione uniformi dei rifiuti marini per limitarne l'impatto ambientale'.

Redazione Nove da Firenze