Strage di Viareggio, sette anni per Moretti

La Corte di Appello di Firenze ha confermato l'impianto accusatorio nei confronti dei vertici di Fs e Rfi. Caldiroli, presidente di Medicina Democratica (parte civile): "La sicurezza ferroviaria è una priorità". Rossi: "La giustizia ha funzionato"


La Corte di Appello di Firenze ha condannato a sette anni l'ex amministratore delegato di Fs e Rfi Mauro Moretti, al processo per la strage di Viareggio. Anche in primo grado Moretti aveva avuto sette anni. 

“Esprimiamo soddisfazione per la sostanziale conferma dell'impianto accusatorio e delle responsabilità nei confronti dei vertici delle aziende coinvolte nella strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009, che costò la vita a 32 persone e il ferimento di 136, in particolare, per la conferma della condanna a 7 anni di reclusione per Mauro Moretti, ex amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, con un aggravamento della sua posizione, in quanto civilmente responsabile degli atti della società da lui diretta”, ha dichiarato Marco Caldiroli, presidente nazionale di Medicina Democratica, parte civile nel processo iniziato 2013 e che ha visto oggi la conferma della condanna per 21 imputati da parte della III Sezione Penale della Corte d'Appello di Firenze.

“ Come Medicina Democratica - ha aggiunto - siamo particolarmente vicini alle famiglie alle vittime e ai loro familiari, a cui va tutta la nostra solidarietà. Abbiamo seguito tutte le fasi di questa drammatica vicenda processuale, depositando anche specifiche relazioni tecniche e mantenendo l'impegno giudiziario fino agli ultimi gradi di giudizio e quindi alla Cassazione. Manterremo alta la vigilanza e l'azione affinché, attraverso adeguati interventi di prevenzione, crimini come questo non debbano mai più verificarsi”.

Alla udienza di oggi erano presenti per Medicina Democratica oltre al presidente Marco Caldiroli anche l'avvocata di parte civile Laura Mara, il responsabile delle vertenze giudiziarie Fulvio Aurora, e il vicepresidente nazionale di MD Gian Luca Garetti, responsabile anche della sezione di Firenze. Un contributo fondamentale, sottolineano, è stato dato dal compianto Luigi Mara, scomparso prematuramente el 2016, per il suo prezioso contributo tecnico, e autore con Bruno Thieme di relazioni depositate nel processo.

La sentenza della III Sezione Penale della Corte d'Appello di Firenze ha quindi ha confermato quella di primo grado, pur riformandola per alcuni imputati in termini di condanne, nonché riconoscendo alcune prescrizioni, per cui oltre a due imputati nel frattempo deceduti per, 8 di essi è intervenuta l'assoluzione.

La prima sentenza riconosceva le responsabilità del crimine di Viareggio lungo tutta la “filiera” che ha determinato il guasto al carrello, la mancata manutenzione, l’assenza di sistemi per una fermata in sicurezza del convoglio, la inidoneità dei sistemi di sicurezza lungo la linea ferroviaria.

“Sicurezza e salute sul lavoro e sicurezza e salute delle popolazioni, sono due facce dello stesso diritto inalienabile - ha sottolineato Marco Caldiroli - e resta lo sconcerto per le scelte assurde, fatte in base a una logica di profitto e all'insegna del neoliberismo, per il trasporto di merci estremamente pericolose come il GPL, lungo l’intera Italia, da Novara alla Sicilia, che poteva essere fabbricato invece direttamente in loco, e cioè in Sicilia, dallo stesso destinatario”.

“ Il nostro pensiero - ha aggiunto - sofferto va a quelle 32 vite che nessuna sentenza potrà restituire. Solo recentemente si registra una inversione di tendenza: la direttiva 798/2016 ha rivisto la impostazione complessiva della sicurezza ferroviaria a partire da “obiettivi comuni di sicurezza”, con sistemi di certificazione e di autorizzazione alla sicurezza per tutti gli attori coinvolti nei trasporti. Un approccio sistemico che mancava o era incompleto”.

Il Dlgs 50/2019 è stato pubblicato sulla gazzetta ufficiale solo 10 giorni fa, è ancora da verificare se sarà in grado di migliorare le condizioni di sicurezza del trasporto ferroviario, chiare responsabilità e gli obblighi degli attori nonché controlli rigorosi sul campo anziché “cartacei”, come nel caso di Viareggio ma anche del viadotto di Genova.

La prevenzione, conclude Medicina Democratica, rimane la strada maestra per evitare eventi come quello di Viareggio, una azione che non deve e non può sottostare a presunte esigenze economiche.

Una sentenza che restituisce alle famiglie prima di tutto il senso di una giustizia che individua responsabilità che, in tutta questa dolorosa vicenda e al di là del merito di ogni singola persona, sono evidenti e all'origine di quanto accaduto. Così il presidente della Regione Enrico Rossi, commentando la sentenza della corte di appello di Firenze sulla strage alla stazione di Viareggio del 29 giugno 2009.

"Nessuno – ha detto ancora Rossi - potrà mai restituire le persone morte alle famiglie e ai loro cari. E niente potrà mai rimediare alle ferite riportate nel corpo e nell'anima da tante persone a causa di quella tragedia. Ma la giustizia ha funzionato, è arrivata una sentenza in appello che pone tutti di fronte alle proprie responsabilità, anche oltre coloro che sono stati direttamente condannati".

"Dopo quella vicenda – ha aggiunto Rossi - io stesso mi sono occupato di come poteva essere alzato il livello di sicurezza dei trasporti su ferro a tutela prima di tutto delle popolazioni civili. Ed è stato stabilito un limite di velocità. Troppo tardi però, e troppo poco. Anche perché l'Ue non ha ancora individuato le modalità per consentire un controllo più efficace della sicurezza del materiale rotabile che viaggia sulle ferrovie. In questo giorno di amarezza, e allo stesso tempo di compimento di una tappa verso l'accertamento della verità, quello che resta da fare affinchè certi episodi non si ripetano deve costituire l'impegno di tutte le persone che hanno responsabilità in questo settore. E ovviamente in primo luogo della politica e delle istituzioni che hanno compiti di regolazione".

"Il primo pensiero va alla determinazione dei parenti delle vittime e al loro impegno nel perseguire verità e giustizia. Questa sentenza di appello non può compensare un dolore incommensurabile, e resta la spada di Damocle della Cassazione, ma giustizia è fatta. Le responsabilità sono definitivamente accertate e sanzionate, il che è precondizione essenziale per evitare che una simile strage possa ripetersi in futuro”. Così Tommaso Fattori, capogruppo di Sì-Toscana a Sinistra in Consiglio regionale, commenta la sentenza della Corte di Appello di Firenze sulla strage ferroviaria di Viareggio.


“Risulta di fatto confermato l’impianto della sentenza di primo grado, viene anzi accentuata la responsabilità dei vertici del sistema ferroviario italiano. Moretti e altre figure di spicco, come Elia e Soprano - continua Fattori - sono stati condannati, mentre altre figure intermedie di Rfi e Trenitalia sono state assolte. Insomma, oltre alle responsabilità materiali delle ditte che non hanno direttamente rispettato i propri doveri in fatto di manutenzione, per i giudici la colpa della strage risiede in una cattiva gestione del trasporto merci, a partire dalle scelte compiute dai centri decisionali apicali. Nessuno potrà più parlare di ‘spiacevolissimo episodio’, come sostenne vergognosamente Moretti. E il marcio era, per l’ appunto, nella testa della struttura”.
“Tuttavia nessuno ha fatto pulizia di questo marcio, anzi. Prima le istituzioni hanno permesso che il ferroviere Riccardo Antonini venisse licenziato, in quanto consulente dei parenti delle vittime. Poi l’allora Presidente Napolitano in persona nominò Cavaliere della Repubblica proprio l’imputato Mauro Moretti, a quel tempo ancora ai vertici delle Ferrovie. Infine Matteo Renzi promosse lo stesso Moretti al vertice di Finmeccanica-Leonardo, poi transitato al vertice dorato della Fondazione delle Ferrovie italiane”, continua Fattori.
“In attesa della pronuncia definitiva della Cassazione dobbiamo restare a fianco dei familiari, a cominciare dal prossimo 29 giugno: noi saremo a Viareggio per la decima commemorazione, confortati da una sentenza di Appello che era attesa da tutta la comunità toscana”, conclude Fattori.

“Sono estremamente soddisfatto per questa sentenza come rappresentante della Regione Toscana che era parte civile ma anche come ex presidente della provincia di Lucca e soprattutto come cittadino perché la giustizia ha finalmente fatto il suo corso. Lungo sicuramente, faticoso e impegnativo, perché sono passati dieci anni da quella maledetta notte del giugno 2009. Ma di certo quella di oggi è una tappa fondamentale, attesa da tutti da tanto tempo. Avendo seguito questo percorso dalla fase dell’inchiesta a quella dell’incidente probatorio fino al processo di primo grado e infine questo d’appello, ho visto da vicino il lavoro complicato dietro a un processo come questo. Il risultato di oggi conferma l’impianto della sentenza di primo grado, introduce alcuni elementi rafforzativi, recependo alcune richieste della procura come la condanna di Moretti non solo come ex ad di Rfi ma anche come ex ad di Fs e alcuni aspetti di attenuazione per altri imputati del giudizio. Da’ in ogni caso il senso dell’attenzione e del coinvolgimento in merito alla vicenda da parte della Corte di Appello in questa fase del giudizio, un buon auspicio anche rispetto a un eventuale passaggio conclusivo in corte di Cassazione. Raggiunto questo obiettivo, il pensiero va inevitabilmente a loro, ai familiari delle vittime, che da dieci anni chiedono che vengano individuate e attribuite le giuste responsabilità per questa strage. In questo percorso, sono convinto che la giustizia italiana abbia dato oggi davvero buona prova di sé”.

Così Stefano Baccelli, consigliere regionale Pd, commenta la sentenza d’appello per la strage di Viareggio.

Redazione Nove da Firenze