Esaltavano la suddivisione della popolazione umana in razze, indicando quella bianca come superiore alle altre, promuovevano inoltre le simbologie del periodo fascista e nazista e, più in generale, incoraggiavano azioni violente contro immigrati, islamici o appartenenti all’universo Lgbtq+.
Con l’accusa di propaganda di idee fondate sull’odio razziale, etnico e apologia del movimento fascista e nazista, detenzione e diffusione di materiale pedopornografico i poliziotti della Digos di Siena hanno denunciato a vario titolo 13 giovani minorenni.
A completare il quadro accusatorio vi è il reato di detenzione illegale di armi, che nel luglio 2025 ha dato il via alle indagini culminate con i provvedimenti odierni, dopo che, nelle abitazioni di due dei denunciati, gli investigatori, al termine di una perquisizione, hanno rinvenuto e sequestrato un fucile e le relative munizioni.
L’esame dei supporti informatici che ne è conseguito ha evidenziato uno stretto legame con gli altri 11 giovani denunciati, tutti collegati in una fitta rete di gruppi virtuali presenti nei più comuni social network in cui era prevalente la condivisione di contenuti di stampo suprematista, nazionalsocialista, negazionista, inneggianti all’odio e alla violenza contro le persone straniere e gli immigrati, con l’incitamento all’uso di armi e di esplosivi artigianali.
Gli investigatori hanno scoperto inoltre diverse chat di gruppo, tra cui una dall’inequivocabile nome “Partito repubblicano fascista”, dove i giovani, oltre all’interesse per le armi, esaltavano figure come Mussolini e Hitler e disprezzavano gli immigrati con l’uso costante di un linguaggio pieno di odio nei loro confronti.
Dalle analisi dei dispositivi elettronici è emersa anche la presenza di numerosi filmati e foto dal contenuto pedopornografico oltre ad altri video di aggressioni e violenze nei confronti di persone straniere che i giovani, nonostante non vi avessero partecipato, condividevano nelle loro chat.
“Il quadro che ci restituiscono le indagini delle autorità inquirenti di Siena necessita di una riflessione profonda” È il commento della vicepresidente Mia Diop “Occorre certamente indignarsi e condannare perché queste ragazze e queste ragazzi sbagliano, hanno scelto di stare dalla parte sbagliata della storia e rivelano la propria terrificante visione della società intrisa di violenza, odio, fascismo. Occorre denunciare chi nel dibattito pubblico strizza l'occhio all'intolleranza e al razzismo e non si cura della responsabilità di ciò che le sue parole costruiscono o distruggono”.
“Ma dissociarsi e declamare non basta”, spiega la vicepresidente, che ringrazia le forze dell'ordine e la magistratura minorile per il lavoro svolto. Siamo di fronte a ragazzi cresciuti nelle nostre scuole, nelle nostre città, figli di una Regione, la Toscana che ha pagato cara la conquista della libertà e della democrazia, che oggi si impegna da più parti per tenere viva la Memoria, che ha, come scritto nello stesso Statuto, l’antifascismo tra i valori fondamentali. Per questo, - è il ragionamento di Diop - i fatti di Siena devono dare la scossa a tutta la società toscana, alle famiglie, e prima ancora alle istituzioni, che sono chiamate a intensificare il proprio impegno per costruire comunità coese, solidali, tolleranti”.
“La Regione – conclude - è pronta a dedicare sempre di più energie contro indifferenza, intolleranza e rigurgiti neofascisti, altresì però chiede che le agenzie educative, a partire dalla scuola, abbiano strumenti e risorse per costruire percorsi efficaci a diffondere tra le nostre ragazze e i nostri ragazzi la cultura del rispetto”.
"Quello che emerge dall'inchiesta della Digos di Siena e della Procura per i Minorenni di Firenze è uno spaccato d'orrore che non possiamo e non vogliamo liquidare come una serie di bravate adolescenziali. Tredici minorenni denunciati per armi, odio razziale e pedopornografia sono un campanello d'allarme assordante per tutta la nostra regione” dichiara il segretario del Pd Toscana Emiliano Fossi “Siamo davanti a un vero e proprio cortocircuito educativo e sociale, ma anche politico. Quando nello spazio pubblico si tollerano o, peggio, si cavalcano parole d'ordine violente, razziste ed estremiste, i risultati poi rischiano di essere questi: la normalizzazione dell'odio nei telefoni dei nostri figli. Chi siede nelle istituzioni ha il dovere di pesare le parole, perché i messaggi tossici fioriscono proprio laddove si coltiva l'intolleranza” prosegue il segretario.
“Voglio ringraziare le forze dell'ordine e la magistratura per aver portato alla luce questi fatti. Il Partito Democratico della Toscana non arretrerà di un millimetro: combatteremo questa deriva autoritaria, violenta e degradante in ogni scuola, in ogni circolo e in ogni piazza. Difenderemo i valori democratici e l'antifascismo della nostra terra, arginando con tutte le nostre forze chiunque provi a infettare il futuro delle nostre comunità” conclude Fossi.
“Le tredici denunce a carico di minorenni per detenzione di armi, istigazione all’odio razziale e possesso di materiale pedopornografico emerse dall’indagine della Digos di Siena e della Procura per i minorenni di Firenze sono un fatto gravissimo che non possiamo permetterci di ignorare. Non siamo di fronte al semplice disagio giovanile, ma alle conseguenze concrete di un clima culturale e politico che troppo spesso ha normalizzato linguaggi di odio, violenza ed esclusione” dichiara Stefania Lio, vicesegretaria del Pd Toscana “Voglio ringraziare le Forze dell’ordine e la magistratura per il lavoro tempestivo e puntuale che ha consentito di far emergere una vicenda complessa e delicata. La legalità e la tutela dei più giovani restano il fondamento essenziale di una società democratica”.
“Questa vicenda racconta fragilità educative, sociali e culturali profonde, ma chiama in causa anche il clima pubblico di questi anni, in cui troppo spesso si è scelto di cavalcare rabbia e divisioni invece di contrastarle. Chi ricopre ruoli politici e istituzionali non può continuare a nascondersi dietro il silenzio o l’ambiguità” aggiunge la vice-segretaria regionale. “La destra italiana e toscana deve prendere le distanze in modo netto e inequivocabile da ogni forma di estremismo, da ogni linguaggio che alimenta odio verso chi è diverso e da ogni retorica che, anche indirettamente, finisce per legittimare la violenza. Non bastano condanne di facciata: servono posizioni chiare, atti concreti e una reale discontinuità”.
“Come Partito Democratico continueremo a essere presenti nei territori e nelle scuole, rafforzando gli anticorpi democratici e investendo nell’educazione al rispetto, alla convivenza civile e all’antifascismo come pratica quotidiana. Una comunità si misura dalla capacità di proteggere le persone, non solo dalla criminalità, ma anche dalle ideologie che alimentano odio e violenza” conclude Lio.