L’estrema sinistra toscana nel mirino dopo le scritte anti-Carrai

Anche a Firenze si redige la "Lista degli agenti sionisti"

Nicola
Nicola Novelli
05 Maggio 2026 23:30
L’estrema sinistra toscana nel mirino dopo le scritte anti-Carrai

Il clima politico fiorentino ha subito un’accelerazione verso forme di scontro radicale dopo la comparsa, sui muri della città, della scritta: "Sionisti appesi, Carrai muori". L’obiettivo è Marco Carrai, figura centrale del potere cittadino: Console onorario d'Israele per la Toscana, l'Emilia Romagna e la Lombardia, nonché Presidente della Fondazione Meyer.

Tuttavia, l'analisi clinica dell'episodio rivela che non si tratta di un isolato atto di vandalismo, bensì del terminale logistico di una retorica di "schedatura" ideologica. L’escalation che porta dalla mappatura degli "agenti" alla minaccia fisica diretta rappresenta un salto di qualità nel metodo di lotta delle frange radicali toscane, alimentato da dossier che identificano obiettivi precisi nel tessuto economico e sanitario della regione.

La base documentale di questo clima di tensione risiede nel manifesto diffuso dal (nuovo)Partito comunista italiano, intitolato "Lista degli agenti dell'Entità sionista in Italia e dei loro collaboratori". Il documento, aggiornato al 6 gennaio 2026, non è un semplice volantino di protesta, ma un’analisi di 33 pagine che mira a censire capillarmente chiunque sia ritenuto complice di Israele.

Approfondimenti

Marco Carrai vi occupa una posizione di rilievo, specificamente nella sezione 4 dedicata alle "Società medico-sanitarie", un inserimento che punta direttamente al suo ruolo presso l'ospedale pediatrico Meyer. Nel dossier, Carrai viene descritto con termini che ne decretano la criminalizzazione politica:

  • “Collaboratore dell'Entità sionista”;
  • “Braccio destro di Matteo Renzi”;
  • Soggetto responsabile della rappresentanza di uno Stato accusato di crimini efferati.

L'operazione del (nuovo)PCI trasforma il dissenso in un’attività di intelligence di strada, fornendo il substrato ideologico necessario per giustificare la "caccia" all'uomo politico e istituzionale.

Sul piano istituzionale, la sinistra radicale rappresentata in Consiglio Comunale da Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune) si muove su un crinale fragilissimo. Dmitrij Palagi ha condannato la simbologia delle scritte, ma la sua difesa è strettamente legata a un contesto legislativo imminente: il DDL Romeo.

La proposta di legge, che punta ad adottare la definizione di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance, è vista da Dmitrij Palagi come un dispositivo per criminalizzare il dissenso. La definizione IHRA, includendo tra gli esempi di antisemitismo l’applicazione di "due pesi e due misure nei confronti di Israele", è interpretata come un rischio per la libertà di critica.

“Chi disegna svastiche sta dall'altra parte rispetto a noi e ai nostri mondi. Ribadiamo la legittimità delle nostre iniziative politiche: non hanno niente a che fare con l'odio razziale”, ha dichiarato Dmitrij Palagi. Eppure, resta il cortocircuito: Palagi continua a chiedere la rimozione di Marco Carrai dal Meyer per "opportunità istituzionale", una posizione che, pur distinguendosi dall'odio grafico, finisce per convergere sullo stesso obiettivo delle frange extraparlamentari.

La reazione della Federazione Toscana P.CARC e del movimento Firenze per la Palestina è improntata al contrattacco frontale. Il P.CARC ha liquidato la reazione delle autorità come una “canea mediatica”, minimizzando l'episodio di Firenze come "pur sempre una scritta su un muro". Per depotenziare la gravità delle minacce a Marco Carrai, si evocano episodi di violenza fisica: citano il caso di Eitan Bondi, il sionista che a Roma il 25 aprile avrebbe sparato contro i manifestanti, e l'aggressione subita da Chef Rubio, definiti come i "veri atti di odio".

Il P.CARC arriva a additare Marco Carrai sul piano personale e familiare, sostenendo che il nonno di Carrai avrebbe fatto parte della Banda Carità. Parallelamente, Firenze per la Palestina attacca la sindaca Sara Funaro, accusandola di ipocrisia per aver consegnato le chiavi della città a Vitali Klitschko, sindaco di Kiev, additato dal movimento come sostenitore del "battaglione Azov" di ispirazione nazifascista.

Per i movimenti radicali, l'azione della magistratura non è una risposta all'odio, ma una "montatura politica" per coprire l'operato di Israele a Gaza. I dati investigativi parlano di un'offensiva giudiziaria: nove militanti (di cui sette appartenenti al P.CARC) sono stati denunciati per istigazione a delinquere motivata dall'odio razziale. La difesa di questi gruppi si articola su tre punti cardine:

  • Separazione terminologica: La distinzione netta tra ebraismo (religione) e sionismo (ideologia politica), rigettando ogni accusa di antisemitismo.
  • Legittimità del bersaglio: La contestazione a Marco Carrai è presentata come una battaglia etica contro l'incompatibilità tra un rappresentante diplomatico di un'entità "coloniale" e la presidenza di un ospedale pediatrico.
  • Rifiuto della responsabilità: La negazione di ogni legame con le scritte anonime, pur non condannandone esplicitamente la genesi politica.

Da un lato, la sindaca Sara Funaro e l'europarlamentare Dario Nardella blindano Marco Carrai con una solidarietà trasversale che unisce le "Larghe Intese" (da Fratelli d'Italia al PD). Dall'altro, la mobilitazione permanente promossa dal P.CARC e dai comitati pro-Palestina non accenna a flettere, alimentata dal rancore verso un sistema regionale accusato di essere "agente" di interessi stranieri. Tra denunce, liste di proscrizione e contestazioni al Meyer, la battaglia per la "destituzione del console" è diventata il nuovo fronte di una lotta identitaria che ha ormai superato i confini della critica politica per entrare in quelli della criminalizzazione sistematica.

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