Sicurezza Covid-19: si riaccende l'attenzione sui luoghi di lavoro

L’allarme Cisl: "A Careggi operatori pochi, stanchi e non coinvolti; bisogna garantire loro dispositivi di protezione, turni e riposi". La UILTuCS Toscana si preoccupa degli appalti nei Ministeri che in quelli del Comune. USB proclama due ore di sciopero nel supermercato di Novoli


Maggiore sicurezza per tutti gli operatori della sanità, anche nei reparti non Covid; garantire turni e riposi previsti; coinvolgere il personale nella riorganizzazione e non calare le decisioni dall’alto; più attenzione anche a riconoscimenti economici. Sono le principali richieste che la Fp-Cisl dell’ospedale di Careggi rivolge alla direzione aziendale, chiedendo di istituire un tavolo permanente per la sicurezza dei lavoratori.“Chiediamo - spiega il segretario aziendale Fp-Cisl di Careggi, Leonardo Martelli - che tutti gli operatori siano messi in condizione di massima sicurezza sia nei dispositivi che nelle disposizioni organizzative. Il pericolo di contagio esiste anche nei reparti non Covid, in base alle diverse situazioni assistenziali e in molti casi la semplice mascherina chirurgica non è sufficiente. Al personale devono essere inoltre garantiti i giusti riposi e una corretta turnazione.”“Avevamo ragione quando chiedevamo assunzioni per prepararci alla possibile seconda ondata di Covid e ora siamo di nuovo sotto pressione. E in questo scenario il personale, già stanco per la precedente fase - denuncia ancora il sindacalista Cisl - non è stato finora sufficientemente informato e coinvolto nei processi riorganizzativi, ma ha solo subito le disposizioni”.Per questo la Fp-Cisl chiede “con urgenza la convocazione di un tavolo permanente che ci coinvolga come rappresentanti dei lavoratori e rappresentanti per la sicurezza, per affrontare con estrema celerità la complessa ed articolata questione, considerando il quadro di difficoltà in cui ci troviamo.”“La salute degli uomini e delle donne della sanità – conclude Martelli - è la risorsa più preziosa, perché solo salvaguardando questa riusciremo a garantire difesa e sicurezza a tutti i cittadini.” 

La UILTuCS Toscana, dopo un attento e continuo monitoraggio della situazione, lancia un segnale di allarme: negli appalti mensa del Ministero della Difesa, del Ministero degli Interni e del Comune di Firenze, la sicurezza non è costantemente garantita né per il personale militare, né per gli agenti di polizia, né per le scuole fiorentine e neppure per le lavoratrici che operano nell’appalto mensa.

“Nonostante i numerosi interventi fatti dalla nostra organizzazione per aumentare i livelli di sicurezza all’interno di questi appalti - comunica Marco Conficconi, segretario generale della categoria che per la Uil si occupa di tutelare le lavoratrici ed i lavoratori del turismo, commercio, cooperazione e servizi - nulla, o quasi, è cambiato”. “La sicurezza, sia degli operatori che dei fruitori di un servizio così importante, è messa fortemente a rischio proprio in questo momento dove la crisi pandemica colloca la nostra regione tra quelle più esposte e dove, quindi, l’attenzione per la salute dei cittadini dovrebbe essere l’obiettivo primario, soprattutto per le amministrazioni pubbliche. Invece - continua Conficconi - in questi appalti, dove la possibilità di contaminazione è piuttosto facile e le conseguenze potrebbero essere estremamente critiche, spesso mancano i dispositivi più elementari e necessari. Le lavoratrici sono quotidianamente ad elemosinare le mascherine. I guanti, sia per chi sta in cucina che per chi svolge servizio in mensa, sono un optional, per non parlare del materiale utile ad una sanificazione efficace”.
“Abbiamo da tempo – aggiunge la UILTuCS Toscana - segnalato questa situazione drammatica all’assessore Funaro del Comune di Firenze, chiedendogli un incontro per spiegarle, così da metterla in condizione di intervenire velocemente ed in modo risolutivo, ma purtroppo è prevalsa un’inaspettata e sospetta indifferenza al nostro grido di allarme sociale”. Ma la UILTuCS Toscana non si è rassegnata, perché la sicurezza e la salute dei lavoratori, per l’organizzazione, non è utopia ma un diritto. “Abbiamo segnalato – spiega ancora Conficconi - al Prefetto di Firenze ed al rappresentante toscano del Ministero della Difesa, la stessa situazione di criticità che si sta protraendo anche all’interno dei loro presidi, ma, al momento, anche da queste amministrazioni non abbiamo ricevuto nessun impegno concreto. Sulla pandemia – prosegue poi il segretario della UILTuCS Toscana – ci sono tante parole ma i fatti poi sono questi: i lavoratori vengono lasciati da soli, paradossalmente, più nella pubblica amministrazione che nel privato. Oltretutto in questo ambito, la vigilanza sanitaria che noi riscontriamo, spesso, è alquanto diversa da quella a cui sono sottoposte le attività private. Noi comunque non ci arrendiamo, perché chi fruisce del servizio mensa, militare, poliziotto, insegnante e/o studente, deve poterlo fare in sicurezza. La stessa sicurezza con cui devono poter lavorare le operatrici che forniscono questo servizio”. La UILTuCS Toscana chiede “a queste amministrazioni di svolgere un controllo costante ed effettivo sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, in modo da certificare come si deve il servizio e tranquillizzare tutti. La UILTuCS Toscana non demorde, continua Conficconi, nei prossimi giorni vedremo se le nostre richieste d’incontro e d’intervento urgente saranno accolte, altrimenti non esiteremo un minuto in più e con il numeroso materiale raccolto faremo un esposto nei confronti delle amministrazioni che hanno affidato l’appalto. Perché quando la salute dei lavoratori è a rischio non si può e non si deve far finta di non vedere come sta accadendo oggi”.

USB indice due ore di sciopero a Novoli per sabato 7 novembre, chiedendo a Esselunga l’applicazione immediata di tutte le misure previste dalla normativa e la riduzione dell’orario di apertura, in modo da consentire ai lavoratori di tornare a casa in modo agevole prima del coprifuoco nazionale delle 22.

"Nei negozi Esselunga, in particolare a Novoli, non vi è alcun controllo sulla clientela che spesso entra in sovrannumero, portando mascherine abbassate. In questo modo è impossibile il rispetto del distanziamento minimo previsto dall’attuale normativa, mentre i lavoratori sono costretti ad un ruolo di controllori che non gli compete e questo si aggiunge al carico delle loro mansioni specifiche -affermano da USB Commercio- Chiediamo in aggiunta al vigilantes all’ingresso, un preposto alla barriera casse che eviti il formarsi di assembramenti. Non viene inoltre effettuata la giusta sanificazione dei locali, della merce e dei carrelli, questi ultimi possono diventare facilmente un veicolo di contagio, passando di mano in mano durante la giornata. Allo stesso modo è praticamente inesistente la cartellonistica e gli speaker che informano i consumatori sulle giuste prassi da seguire. Siamo amareggiati dal silenzio totale della CGIL che almeno su una tematica fondamentale come la salute e sicurezza, dovrebbe prendere parola contro l’azienda e tutelare i lavoratori".

Redazione Nove da Firenze