Settore benessere, una lenta agonia

Confartigianato Firenze: “Fatturati dimezzati, spese invariate, così non possiamo reggere”. La testimonianza di Marzia Mancini: “Servono aiuti in base alle perdite subite”


Firenze, 28 ottobre 2020 - Fatturato dimezzato, spese rimaste invariate e l'incognita di un'imminente chiusura pesano su centri estetici e saloni di acconciatura. Per scongiurare il fallimento di centinaia di attività Confartigianato Imprese Firenze chiede interventi a sostegno del settore: contributi in base al calo di fatturato, stralcio di cartelle, crediti d’imposta per le spese sostenute. Nell’area fiorentina sono 2.500 le imprese del settore benessere, per un totale di 8mila addetti. Il nuovo Dpcm del governo non prevede restrizioni per la categoria, ma “questo semi lockdown è quasi peggio di un lockdown: siamo aperti ma non lavoriamo” afferma Marzia Mancini del direttivo Benessere di Confartigianato Imprese Firenze.

La situazione è drammatica: marzo e aprile siamo stati fermi abbiamo retto grazie al credito di imposta per gli affitti, alla cassa integrazione, alla sospensione dei mutui. Abbiamo riaperto il 19 maggio rispettando le misure di sicurezza, e anche di più, ma non facendo i numeri del 2019 e in più siamo stati abbandonati dal governo. Anche in estate, che è la nostra alta stagione, abbiamo subito un calo e da settembre la situazione è precipitata. Adesso non si può andare al cinema, a teatro, fare una cena in compagnia, chi ha voglia di andare a farsi una piega dal parrucchiere? Le entrate diminuiscono ma le spese per affitto tasse e fornitori sono invariati. Così non possiamo reggere. Abbiamo bisogno di aiuto per le locazioni di liquidità, abbiamo di un sostegno vero”.

Il negozio di estetica di Marzia Mancini per esempio è stato aperto tutto agosto: dal fatturato tolti l'affitto, le bollette, lo stipendio dei dipendenti, l'Iva, le imposte, le spese di commissione Pos, il conto del mese è in rosso di 400 euro. Se si aggiungono i pagamenti ai fornitori per servizi e materiale, le perdite raggiungono i 2.500 euro.

“Non c'è una categoria che non sia stata colpita dalla crisi, anche chi è rimasto aperto risente a cascata delle chiusure e della mancanza di lavoro. E non aiuta un Dpcm ogni domenica: viviamo nell'incertezza, e il nostro fatturato diminuisce in base all'aumento della curva dei contagi, anche se lavoriamo nella massima sicurezza.”

Per Mancini servirebbero aiuti per tutte le categorie economiche, contributi dati non a pioggia ma in percentuale alle perdite subite, risultanti dal confronto tra le dichiarazioni dei redditi 2019 e 2020.

Redazione Nove da Firenze