Se Monia Monni carica Eugenio Giani: la top 5 degli affondi contro la Lega

Dai diritti delle donne all'antifascismo: le prese di distanza da quello che sarà comunque "un candidato eterodiretto da Roma"


Ambientalismo del sì, economia circolare, diritti delle donne, il nuovo ponte a Signa, infrastrutture e mobilità: sono stati i punti principali del duetto messo in scena da Eugenio Giani e Monia Monni, giovedì sera, al teatro Aurora di Scandicci. Ma nella cospicua carrellata tra bilancio di quanto fatto in Consiglio regionale, idee e proposte per la Toscana che verrà, sono emerse marcate differenze col centrodestra e, in particolare, con la Lega. Complice la verve della vicecapogruppo del Pd, anche il candidato alla presidenza per il centrosinistra, normalmente allergico a qualsiasi forma di dichiarazione polemica, ha assestato non pochi fendenti ad un avversario di cui ancora mancano nome e cognome. E ha preso di mira un versante politico dal quale si ritiene lontano anni luce.

Ecco quindi la nostra top 5 degli affondi di Giani e Monni contro la Lega:

5. “Io mi tengo la bandiera della Toscana, la Montemagni si tenga quella della Padania”.Giani torna sulla vicenda dalla bandiera della Toscana, il cui utilizzo in campagna elettorale gli era stato contestato dalla capogruppo della Lega, Elisa Montemagni. “La legge regionale -afferma Giani- non mette alcun limite alla bandiera della Toscana, sarebbe come metterlo alla bandiera dell’Italia”. E racconta: “fugate le questioni giuridiche, quando gli rispondo all’interrogazione voglio andare a vedere su Facebook, penso che sicuramente anche lei avrà delle foto che l’avvicinano alla bandiera della Toscana. Io e mio figlio Gabriele siamo andati a vedere il suo Facebook, e Gabriele mi dice a un certo punto: ‘babbo, qua non c’è nessuna bandiera della Toscana'. Ma ci sono varie immagini di lei a Pontida, con abbracciata tipo foulard la bandiera della Padania, e quindi quando gli ho risposto ho detto: a ognuno la sua bandiera. Io quella della Toscana me la tengo forte, te tienti quella della Padania”.

4. Le donne e il caso di Roberto Salvini. “Molti degli elettori della Lega in Toscana pensavano che fosse il Salvini Matteo, e lo hanno votato per questo”, osserva dal palco Eugenio Giani. “Questo che arriva dalla Val d’Era è un personaggio simpatico, ma onestamente con vari limiti. Ricordo che in una Commissione, in cui si parlava di turismo, Roberto Salvini se ne uscì con una considerazione di pessimo gusto, con la proposta delle 'donne in vetrina' per promuovere il turismo. Una delirante uscita. Inizialmente i suoi colleghi di partito in Toscana lo volevano giustificare. Sulla stessa condizione della donna ci siamo trovati di fronte a una concezione autocastrante da parte delle stesse donne della Lega”. A tal proposito vengono riproposti i momenti più caldi di quella polemica, con Monia Monni protagonista nei Tg nazionali e a La Zanzara: “non so io che sono moralista, è lei che è maschilista”, rispose in quella circostanza a Cruciani. “Per la destra donna non è un tema, anzi si vedono le differenze tra noi e loro, e lo si è visto in aula”, aggiunge Monni, che chiama sul palco Serena Perini: con l'associazione Papa Giovanni XXIII si occupa da anni delle donne che si prostituiscono. La sua testimonianza: “il 40% delle ragazze che vediamo nelle nostre strade sono minorenni. Vado di notte a trovare le ragazze che si prostituiscono, trovo tante ragazzine. Ne ho conosciute tante. Quelle che sono a Firenze o a Calenzano le ho conosciute quasi tutte. La gran parte di loro sono estremamente sofferenti. A volte riusciamo ad aiutarle a trovare la forza e il coraggio di scappare dalla rete criminale. Poi attiviamo percorsi di recupero, non sempre facili, anzi molto difficili”.

3. Sandro Pertini, il negazionismo. L'indignazione per le parole di un consigliere leghista di Massa (“Pertini brigatista e assassino”) è ancora profonda. “Gli ho fatto intitolare la sala del presidente”, ricorda Giani. “Ci sono figure come questa che sono imprescindibili per le radici di chiunque si ritenga democratico. Ma questi signori si rendono almeno conto, ma lo sapranno, che Pertini in nome della libertà del nostro Paese dall'occupazione nazifascista si fece qualcosa come 15 anni di carcere?” “Il passo per ritornare agli orrori del passato è lungo, ma non deve nemmeno cominciare. E io prendo le distanze ogni volta che qualcuno del centrodestra alimenta il negazionismo sui social. E' un atteggiamento insopportabile, quello della Lega, e a volte anche dei Cinque Stelle, che almeno se ne stanno un po' liberando”, aggiunge Giani.

2. La sicurezza. “Loro hanno le guardie private noi vogliamo alimentare un'idea di comunità, grazie all'impegno ad esempio dei volontari nel terzo settore. E' la differenza che c'è tra le sardine e il citofono di Salvini. Ognuno di si esprime come crede: noi solidali con gli altri, e anche le sardine dimostrano di farsi gruppo nel testimoniare valori e ideali; dall’altra parte c'è l'uomo contro uomo, l'egoismo, la sopraffazione dell’altro”, accusa Giani.

1. Il candidato della destra sarà “romano”. "Noi -rivendica Giani- il candidato lo abbiamo scelto dal basso, attraverso le consultazioni, un lavoro anche se vogliamo di mediazioni fra posizioni politiche e culturali, mentre il centrodestra lo tirerà fuori nelle ultime settimane sulla base di un mercato che ci sarà fra l'appartenenza ai partiti di Berlusconi, di Salvini e della Meloni. Come fa poi un burattino del genere, espresso da un segretario nazionale, a fare gli interessi della Toscana? Di fronte ad una inevitabile dialettica che ci sarà sempre fra Firenze e Roma, fra le regioni ed il livello nazionale, io farò gli interessi dei toscani, lui farà gli interessi che gli dicono da Roma".

Marco Bazzichi