"Ristorazione, troppo rigide le linee guida Inail"

Brogi (Confesercenti): "Se il documento, che è una valutazione tecnica e non un atto di legge, dovesse diventare una norma fatta propria dal Governo per bar e ristoranti, con questi parametri le nostre imprese non sarebbero in grado di operare”


“Se il documento Inail, che è una valutazione tecnica e non un atto di legge, dovesse diventare una norma fatta propria dal Governo per bar e ristoranti, con questi parametri le nostre imprese non sarebbero in grado di operare”. Non usa mezzi termini il presidente regionale di Fiepet-Confesercenti Franco Brogi in merito alle linee guida sulla ristorazione diffuse oggi dall’Inail.

“Si tratta - ha poi continuato - di norme eccessivamente rigide, spesso anche di difficile comprensione, elaborate senza la partecipazione degli imprenditori del comparto, la cui applicazione metterebbe a serio rischio il settore, che in Toscana è composto oltre 27.900 aziende. Ci sono valutazioni sbagliate in materia di perdita di fatturato, si parla del 30% in forma puramente teorica, un tema sul quale occorre approfondire. La situazione in Toscana è molto variegata - ha messo in evidenza Brogi -  con imprese che operano su mercati molto condizionati dal turismo straniero e che a prescindere dal contenuto del protocollo di sicurezza, rischiano un lockdown prolungato. La percentuale di presenze straniere in città come Firenze o San Gimignano rappresenta ben oltre il 50% della clientela, nella costa o in aree interne, invece, i flussi sono diversi. Se poi occorre garantire il distanziamento sociale, diventa quindi determinante che sia data la possibilità di utilizzare aree all’aperto che, almeno in estate, attenuerebbero le problematiche del settore”.

Fiepet-Confesercenti Toscana chiede di rivedere completamente, in tavoli tecnici ai quali anche le nostre rappresentanze devono partecipare, le linee guida della riapertura e nel contempo chiede che siano introdotti sostegni economici a fondo perduto per gli operatori, o i ristoranti rimarranno chiusi. Per sempre.

Redazione Nove da Firenze