Rifiuti in Toscana: il toscano non differenzia, getta via

Se non fosse ignoranza, sarebbe menefreghismo


La Toscana deve decidere cosa vuole fare da grande, se diventare ambientalista convinta oppure proseguire nel concedere quel libero arbitrio che la vede produrre meno rifiuti ma troppo indifferenziati. Gli orfani dell'incenerimento piangono l'assenza di infrastrutture, i differenziatori piangono l'assenza di una rete funzionale ed anche i menefreghisti piangono, perché per quel che non fanno spenderebbero troppo. 

Davanti al cassonetto i toscani sono svogliati ma di chi è la colpa? Una tara culturale? Una mancanza di motivazioni e di incentivi? È troppo difficile centrare il cassonetto giusto oppure mancano le opportunità perché la rete non fornisce strumenti utili? 

Il 10 dicembre 2018 è stato presentato a Roma il rapporto annuale Ispra sui rifiuti solidi urbani (dati aggiornati al 2017) e la fotografia della situazione è una vecchia Polaroid, in particolare per la Toscana: che ancora una volta ne uscirebbe bocciata

Nel 2017, la produzione nazionale dei rifiuti urbani (RU) si attesta su 29,6 milioni di tonnellate, facendo rilevare una riduzione dell’1,7% rispetto al 2016 (-524 mila tonnellate). Tale riduzione nel 2017 mostra un disallineamento rispetto ai dati socio economici: mentre nel 2017 da una parte si assiste ad una crescita del PIL e della spesa delle famiglie, dall’altra cala la produzione dei rifiuti.
La produzione dei rifiuti sarebbe dovuta andare di pari passo con PIL e spesa delle famiglie; e invece non è vero.

Toscana. A fare i conti sono le Mamme No Inceneritore che hanno sviluppato una propensione a trattare l'argomento: "Si scopre che la diminuzione della produzione di rifiuti è più marcata: -2,7% nel 2017, attestandosi su 2,2 milioni di tonnellate. Però, con il 53,9% di percentuale di Raccolta Differenziata (RD%), è ancora al di sotto della media nazionale (56%), anche se almeno quest’anno riesce a superare la Campania (52,8%).
Tra tutte le province toscane le uniche a stare nel gruppo delle province italiane con una tasso di raccolta differenziata sopra il 65% sono Lucca (69%) e la grande new entry Prato (72,4%). Sull’olimpo, casomai in Italia venisse voglia di imitare estensivamente il modello (basato in primis su raccolta Porta a Porta con Tariffazione Puntuale), c’è la provincia di Treviso, con un tasso di Raccolta Differenziata pari all’87,8%. Si ricorda tra l’altro che maggiore è la percentuale di Raccolta Differenziata, maggiore è il recupero di Materie Prime Seconde e minore è il Rifiuto Indifferenziato da gestire, trattare e avviare a smaltimento in discariche e inceneritori.
Dalle analisi economiche contenute nel rapporto, si evidenziano costi inferiori per RD%>60% in tutti i Comuni, indipendentemente dalla numerosità della popolazione.
Uno studio specifico del rapporto riguarda circa 300 Comuni italiani, che applicano il regime di Tariffazione puntuale, ossia la tariffazione rifiuti con l’utilizzo di sistemi di rilevazione e quantificazione della produzione dei rifiuti riferiti a ogni singola utenza servita. I Comuni che applicano il regime della tariffazione puntuale presentano un costo totale medio pro-capite, ossia a carico del cittadino, inferiore rispetto ai comuni che applicano la “classica” Tari"

"Auspichiamo per il futuro che Ispra confronti i costi procapite della gestione rifuti in un campione significativo di Comuni italiani, in base al modello di raccolta dei rifiuti adottato, principalmente le 2 grandi famiglie: domiciliare o porta a porta e stradale o a cassonetto.
Sempre nel rapporto Ispra Rifiuti Urbani 2018, alla scheda che riguarda il piano rifiuti della Regione Toscana si dice che "La regione sta avviando il processo di revisione del Piano regionale". A noi per ora non risulta che si sia minimamente avviata una revisione strutturale del piano rifiuti, che preveda lo stralcio dell'inceneritore di Firenze, la riduzione programmata degli altri impianti di smaltimento e investimenti, sia sulla prevenzione della produzione rifiuti, sia sul recupero di materia e avvio a riciclo.
Nonostante i roboanti annunci del presidente Rossi e quelli più sommessi dell’assessore Fratoni, dopo lo stop giudiziario dell’inceneritore di Firenze, non si fa altro che rinviare, prima si parlava di fine luglio e ora di fine anno. Ci sembra che nel migliore dei casi si siano tirati i remi in barca in attesa delle elezioni regionali 2020 e nel peggiore dei casi che si voglia continuare dotando la Toscana di nuovi impianti di smaltimento, concedendo ad esempio nuove autorizzazioni a impianti di smaltimento esistenti, quali le discariche di Peccioli, Rosignano Marittimo e Firenzuola e gli inceneritori di Scarlino, Prato e Pescia.
È questa l'eredità che vogliono lasciare ai cittadini toscani il presidente Rossi e il partito di maggioranza?" domandano le Mamme di quei figli consumatori del futuro. 

Redazione Nove da Firenze