Firenze – È stata l’assessora regionale a Sanità e Welfare Monia Monni a rispondere in Aula a un’interrogazione che porta nuovamente all’attenzione del Consiglio la vicenda del Forteto. Nello specifico, l’interrogazione, presentata dai consiglieri Chiara La Porta, Matteo Zoppini, Marcella Amadio e Claudio Gemelli di Fratelli d’Italia, era in merito “al contributo concesso dall'Unione dei Comuni Valdarno e Valdisieve a Rodolfo Fiesoli, finalizzato alla copertura della retta della Rsa presso la quale ha scontato parte della condanna definitiva per maltrattamenti ed abusi sessuali su minori”.
Monni ha spiegato che il servizio sociale dell’Unione dei Comuni è intervenuto non per propria iniziativa, ma su impulso del servizio sociale del ministero della Giustizia e del Tribunale di sorveglianza di Venezia che ha deciso di concedere gli arresti in Rsa al Fiesoli, detenuto presso la Casa di reclusione di Padova. Al servizio sociale il 15 giugno 2022 è arrivata infatti richiesta di intervento per un inserimento di Fiesoli in Rsa e, dato che il comune di Pelago era l’ultima residenza non transitoria dell’anziano, ha provveduto a richiedere l’apertura del percorso della non autosufficienza con la predisposizione di una piano assistenziale personalizzato, che ha previsto il ricovero urgente in una Rsa; dopo vari solleciti del magistrato di sorveglianza la struttura è stata individuata in provincia di Padova, dove Fiesoli è stato ricoverato dal 28 febbraio 2023.
Il servizio sociale, dati l’urgenza e il fatto che i familiari si sono rifiutati di farsi carico dell’assistenza dell’anziano, si è fatto carico della compartecipazione al pagamento della retta della Rsa; quando è stato nominato il tutore legale che ha chiarito e fornito “la complessa situazione reddituale” di Fiesoli, la compartecipazione è cessata, il 1° settembre 2023. Il servizio ha quindi chiesto il rimborso della spesa anticipata al tutore, che è stato effettuato ad agosto del 2025.
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Di conseguenza, ha proseguito l’assessora, non si riscontra alcun danno ipotizzabile a carico dell’ente, in una situazione in cui si configurava l’obbligo giuridico di intervenire “in virtù delle gravi condizioni di salute certificate dalle competenti autorità sanitarie”, peraltro sanzionato dal Codice penale (rifiuto di atti di ufficio). La qualifica degli incaricati di pubblico servizio, è stata la conclusione, “rende gli stessi esclusivamente soggetti alla legge e ai regolamenti vigenti in materia e non a valutazione di tipo morale, posti l’indignazione e lo sdegno che la vicenda del Forteto ha suscitato in tutti noi”.
Matteo Zoppini ha replicato che “della vicenda del Forteto se ne è parlato poco quando se ne doveva parlare, è una ferita ancora aperta che ora torna all’attenzione per il pagamento della Rsa a Fiesoli. La questione è stata appurata grazie al lavoro della Commissione parlamentare d’Inchiesta, che ha fatto emergere tante verità frutto del rapporto malato tra Fiesoli e istituzioni locali”. “Anche questo contributo – ha concluso Zoppini – non doveva essere elargito; si dice che non c’è stato alcun danno visto che i soldi sono stati restituiti, ma non dovevano essere dati visto che le risorse c’erano. È un ulteriore schiaffo alle vittime”.