Rubrica — Fiorentina

Quanto conta il fattore mentale per questa Fiorentina

Immagine concessa da violachannel.tv
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Il problema reale della Fiorentina va al di là dei sistemi di gioco e delle posizioni in campo


Pensare che tutto sia già fatto, pronto, preparato non è un sintomo positivo, anzi, lascia qualche perplessità. I ragazzi conoscono bene i movimenti, le diagonali e i sistemi; eppure non riescono a massimizzare occasioni o altri intenti, perdendosi dentro ad un bicchier d’acqua.

Fin dall’inizio del campionato 2018/19 abbiamo notato con precisione che la difesa fosse quel pezzo forte su cui poggiare la maggior parte dei pesi. Adesso due partite 6 gol subiti. Cos’è successo? Non funzionano più gli automatismi ormai rodati? Chi sostituisce un titolare non ne ha la stoffa? Poco attendibile.

Il problema risultati è da attribuire esclusivamente al fattore mentale che rappresenta una cosmologia interiore del calciatore gigliato fatta di contrapposizioni. Quindi caos e poca limpidezza che comportano uno status emozionale dettato dal pessimismo e dall’amaro “ritorno alla realtà”.In pochi termini: rifiuto dell’ammissione dei problemi verso se stessi e ciò che gli sta attorno. Devono capire se no, diversamente, non potranno proseguire il loro percorso comunque non affatto svantaggioso.

Contro il Sassuolo sono Simeone e l’espulsione di Duricic che riaprono la partita ai danni degli emiliani. Infatti per 65 minuti la Fiorentina non appare sul pezzo e reagisce in quanto i viola credo che sia vita facile riacciuffare il risultato. La facilità è la chiave del pareggio finale. Vedere, sentire che con poche energie si arriva a fare tanto. Sfortuna vuole che Milenkovic rimescoli ogni cosa ed espulso ristabilisca la parità numerica. Qui viene fuori non l’impegno, ma la rabbia. Perciò arriva quel 3-3 finale conosciuto.

Pioli aveva preventivato attraverso le sue parole enigmatiche, che affermavano la partitella dall’allenamento pre-Sassuolo come quella con più gol, che sarebbero sussistiti diversi grattacapi per la difesa. A parte questo non aveva previsto i 65 minuti blackout e la passività quasi masochista della squadra. Forse erano proprio nella partitella tali indizi.

Interpretazione e atteggiamento formavano l’essenzialità dell’insegnamento che Pioli dava alla rosa viola. Questi hanno reso obsoleto il sistema perché probabilmente non possedevano linee guida visibili, palesi e si sono rivoltate contro l’intensità che rappresentava la base perfetta del gioco. Ora potrebbe essere difficile e nervoso ripristinare ordine dove è stato commesso l’errore.

Positività dai momenti negativi. Questa la soluzione?

Fiorentina — rubrica a cura di Manuel Cordero

Manuel Cordero

Manuel Cordero — Nato a Firenze nel 1995, è appassionato di giornalismo, di calcio e tifoso

E-mail: fiorentina@nove.firenze.it