Quando Renzi dichiarò la crisi… a Palazzo Vecchio

Nel 2002, allora segretario provinciale della Margherita, destabilizzò la giunta Domenici, formata insieme al Pds


FIRENZE- Forse non tutti ricordano che non è la prima volta che Matteo Renzi dichiara una crisi di maggioranza. Anzi, l’ex presidente del Consiglio dei ministri, ha un’esperienza di crisi politiche sin dall’inizio della sua carriera.

Già 18 anni fa, nell’inverno del 2002, l’allora segretario della Margherita fiorentina, appena 27enne, mandò in crisi la maggioranza di Palazzo Vecchio, con parole simili a quelle pronunciate in questi giorni: “Abbiamo cercato un dialogo, non ce l’hanno concesso, ora aspettiamo cosa dirà Domenici”. Il Comune di Firenze era amministrato da una Giunta guidata dal 1999 da Leonardo Domenici e sostenuta dal Partito democratico di sinistra (antenato dell’attuale Pd) e dalla Margherita (che poi sarebbe confluita nel Pd).

A pochi mesi dal primo Forum Sociale Europeo, che Firenze avrebbe ospitato con successo e senza incidenti, il giovane Renzi impose una verifica di maggioranza alla Giunta. Decisione che i partner di governo non presero molto bene. Il sindaco, in quel periodo presidente dell’Associazione nazionale comuni d’italia, si affrettò a dichiarare: "Non c’è nessuna crisi istituzionale", mentre anche il numero due dei popolari, Lapo Pistelli, successivamente acerrimo nemico di Renzi, ribadì seccamente: “Non si è trattato di una posizione imposta da Roma”, invitando il coordinatore fiorentino a riaprire il dialogo il prima possibile, dopo le dimissioni dei tre assessori della Margherita.

La crisi di giunta fu letta da sinistra come una battaglia per le poltrone. «Lo spettacolo che la maggioranza di Palazzo Vecchio offre alla città, tutto spostato sulle poltrone e privo di qualsiasi contenuto, rende al momento impossibile un rapporto» commentarono la capogruppo di Rifondazione Comunista, Monica Sgherri, e il segretario provinciale Niccolò Pecorini.

La crisi a Palazzo Vecchio fu ricomposta in breve tempo. Ma per valutarne l’esito, con il senno di poi, si fa meglio a ricordare come si svilupparono le carriere dei suoi protagonisti. Matteo Renzi, l’anno dopo, divenne segretario provinciale del partito, per poi candidarsi a Presidente della Provincia di Firenze, trampolino di lancio per la sua ascesa nazionale. Leonardo Domenici fu sì rieletto Sindaco anche al secondo mandato, ma concluse la sua carriera politica nell’esilio dorato del Parlamento europeo a Bruxelles, dove rimase per una sola legislatura. Quanto a Lapo Pistelli, a lungo il rivale interno di Renzi, terminerà il suo percorso politico dimettendosi nel 2015 dall'incarico di viceministro degli Esteri, e quindici giorni dopo, dalla Camera dei Deputati, proprio durante il Governo Renzi.

Una vicenda, quella del 2002, che chi decide di mettersi contro al leader di Italia Viva farebbe bene a conoscere, per valutare il rischio di sedersi al suo stesso tavolo da gioco. Che se si comincia una partita di scacchi contro di lui, serve una strategia adeguata.

Nicola Novelli