Prostituzione: dalla Firenze delle case di tolleranza agli appartamenti autogestiti

Nella Firenze del 1849 l'attività era presente nel centro storico, sulle sponde dell'Arno


La Legge del 20 febbraio 1958 ha richiesto alla senatrice Lina Merlin circa 10 anni di dibattito parlamentare per arrivare nel settembre dello stesso anno alla chiusura delle case di tolleranza aperte sul territorio nazionale. Alla base del provvedimento c'era la dignità dell'essere umano; sul ruolo dello Stato nei controlli di polizia e nei controlli sanitari obbligatori. 
Uno di quei temi irrisolti che tornano a far discutere e che hanno visto recentemente il sindaco di Firenze sposare la filosofia di una parte di Europa che ha puntato sulla repressione, multando i clienti.
C'è anche una Europa che si è riorganizzata, ricevendo osservazioni da parte di associazioni che operano nel sociale, ed è quella di cui parla, ad esempio e con cadenza regolare da almeno 5 anni, il neo ministro dell'Interno, Matteo Salvini.

Ma la repressione e la riorganizzazione hanno ridotto il fenomeno della prostituzione in strada? I dati sono in continuo aggiornamento, nonostante questo alla regolamentazione sembrano sfuggire quelle situazioni in cui i soggetti coinvolti sono privi di permessi che consentano la permanenza sul territorio.

Secondo Salvini la riapertura delle "case chiuse" sarebbe un vantaggio per lo Stato in termini di sicurezza, sanità e di beneficio economico. "Con gli introiti delle tasse sulla prostituzione, potremmo garantire asili nido gratuiti per tutti, come in Francia" è una delle dichiarazioni del leader della Lega. Una mera propaganda che merita maggiore approfondimento? La materia è complessa.

Difficile ipotizzare un ritorno alle case controllate da figure di riferimento che potevano dialogare con l'alta borghesia, più facile l'ipotesi di appartamenti autogestiti, che sarebbero da inquadrare in un nuovo contesto urbanistico e sociale.

Quali sarebbero le vie del sesso nella Firenze contemporanea? Quali caratteristiche avrebbero queste attività di vicinato? Quali sarebbero i costi fissi di gestione? Quali rapporti di lavoro verrebbero a crearsi? Come risponderebbe il vicinato? 
 
Per farsi un'idea si potrebbe guardare a cosa era Firenze nella metà dell'800, secondo un modello rimasto immutato sino alla Grande Guerra.

Nel 1849 il Granducato di Toscana rappresentava un governo europeo e l'attenzione sul tema era soprattutto sanitaria, con una corsa alla regolamentazione. Come spiega Michela Turno riportando una famosa inchiesta del Prefetto di Firenze "Sulla base di dubbi criteri di prevenzione sanitaria fu pianificato un sistema di controllo poliziesco, registrazione, ghettizzazione e sostanziale emarginazione delle meretrici, con un impatto pesante sulla condizione femminile in generale".

 Interessanti risultano le relazioni inviate dalle delegazioni di governo dei quartieri di Santa Maria Novella e di Santo Spirito, il 30 novembre 1849, volte a conoscere lo stato del meretricio in città.
 Nel quartiere di Santa Maria Novella c'erano quattro bordelli autorizzati: nel Vicolo dell’Oro, nel Vicolo dei Limonai, in Via Lontammorti ed in Via dell’Amorino. Nel quartiere di Santo Spirito vi erano due bordelli, uno in Via dei Giudei e l’altro in Borgo Stella.

La casa in subaffitto. "La tenutaria di via dei Giudei, prese a pigione tutto lo stabile ov’è situato il bordello da certo Antonio Angioli al quale comunicò l’uso che voleva farne, e da cui ne ricevette l’adesione. La casa però appartiene al possidente Cesare Catellacci il quale sembrò in principio volere frapporre qualche ostacolo al subaffitto dell’Angioli, ma sembra che questi lo convincesse, e nulla vi è in contrario attualmente". Le case avevano una servitù costituita da un cuoco, una dama di compagnia della tenutaria e più cameriere.

Il ricavo dell'attività. "Le tollerate passano alle tenutarie dieci paoli al giorno per ciascheduna. Con questa somma sono mantenute di letto biancheria, e di vitto cioè colazione, desinare di più piatti, e cena" così recitano gli atti conservati presso l'Archivio di Stato.
La disciplina delle tollerate. "Le cautele che si sono prescritte a tutela della pubblica decenza sono: d’impedire di affacciarsi alla finestra, e di non vagare per Firenze, che in certi casi di loro urgenza. Assentandosi dal Casino si provvedono di un permesso scritto come anticamente si usava dall'ispezione di polizia. I bordelli sono sorvegliati dalla forza pubblica, cioè adesso dai Gendarmi".

C'era anche all'epoca un vicinato avverso "Il tribunale è stato avvertito dei seguenti inconvenienti: delle lagnanze che il vicinato ha fatto contro le tollerate per non volervi il postribolo, e per questo appunto la tenutaria ha dovuto sloggiare dalla Via Tedesca, dalla Via Chiappina, e dalla Piazza di Santa Maria Novella. Adesso con certe prescrizioni è tollerata in via dell’Amorino".

Ripristinare la "case chiuse" o più facilmente degli appartamenti autogestiti significherebbe oggi creare delle vere e proprie attività commerciali con transazioni immobiliari, rapporti di lavoro, ed un indotto costituito da beni ma anche servizi, non ultimo quello delle consulenze legali. 

Il tema si divide ancora oggi tra nostalgici e refrattari, c'è chi conserva memoria del capoluogo toscano nel dopoguerra, in un contesto di decadenza dove spuntano vie e palazzi insospettabili e chi gioca la carta dell'Antica Grecia in cui le classi sociali erano distinte anche in questo campo e dove le etere erano donne di compagnia perfettamente istruite e destinate ad essere persino delle consulenti privilegiate nelle piazze istituzionali.
La via di mezzo rappresenta un mondo da interpretare ed aggiornare al moderno contesto storico.




Redazione Nove da Firenze