Presidio dei lavoratori Bekaert di Figline sotto la sede di Pirelli a Milano

Pirelli disponibile ad incontrare la Regione per discutere della Bekaert


 Presidio di due ore, con corteo finale, organizzato dai lavoratori della Bekaert di Incisa Figline in lotta per la difesa del loro posto di lavoro. Durante l'iniziativa il presidente toscano Enrico Rossi si è presentato all'entrata della direzione aziendale insieme al sindaco di Figline e al rappresentante della città metropolitana, chiedendo di essere ricevuto.

"Quando è in ballo il futuro di 318 lavoratori alla diplomazia preferisco la trasparenza. Stamani con Pirelli contatti non ci sono stati perché abbiamo trovato la porta sbarrata, noi assieme ai lavoratori della Bekaert; confermo tuttavia che l'azienda aveva trovato modo di farmi sapere di non potermi ricevere stamani a causa della mia partecipazione all'iniziativa dei lavoratori e che sarebbe stata disponibile a farlo nei giorni successivi su mia richiesta, cosa che farò con determinazione e rispetto" ha detto il presidente della Toscana Enrico Rossi al termine della visita alla sede della multinazionale a Milano Bicocca.

"Confermo inoltre che, come ho detto stamani davanti ai lavoratori, oltre ad auspicare la risoluzione dei problemi della Bekaert, l'azienda Pirelli dovrebbe sentirsi almeno moralmente impegnata a dare un contributo per trovare una soluzione che consenta di occupare i lavoratori e reindustrializzare la fabbrica. Anche se non c'è titolo giuridico per chiamare in causa Pirelli esiste pur sempre la responsabilità morale e sociale dell'impresa che a quanto ci risulta è stato un valore fondamentale per fondatori della grande azienda, al cui valore hanno contribuito per tanti anche i lavoratori di Figline. Auspichiamo che queste buone ragioni possano indurre l'azienda ad accogliere la nostra richiesta di incontro".

Rossi sul tema, ha infine ricordato - ribadendole - le parole dell'ex ministro allo sviluppo economico, espresse lo scorso giugno "Non siamo solo di fronte a una delocalizzazione, ma a un modo di operarla che non mostra alcun rispetto per gli operai, per la storia della fabbrica, per il paese che la ospita. Il Governo deve reagire immediatamente chiamando in causa la Pirelli, che ha ceduto la fabbrica tre anni fa e che ha con la Bekaert un contratto di fornitura che arriva al 2020 [...] Per prima cosa la Pirelli deve imporre alla Bekaert un vincolo sul contratto di fornitura. Finché esiste la produzione deve essere fatta in Italia; Invitalia deve attivare il fondo anti-delocalizzazioni (200 mil. di dotazione) facendo un accordo con Bekaert. Se entro il 2020 non verrà trovato un meccanismo di reindustrializzazione Invitalia potrà intervenire rilevando la f abbrica (con dote da parte del cessionario) e procedere direttamente alla ricerca di un partner".

I Segretari Generali di Fim Fiom e Uilm Firenze Alessandro Beccastrini, Daniele Calosi, Davide Materazzi hanno rilasciato a margine del presidio dei lavoratori Bekaert di Figline sotto la sede di Pirelli a Milano, il seguente commento: “Giudichiamo grave il comportamento tenuto oggi da Pirelli che ha negato ogni confronto non solo ai rappresentanti sindacali ma a tutte le istituzioni presenti, dal Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, alla Città Metropolitana e alla Sindaca di Figline e Incisa Valdarno Giulia Mugnai. Dicendo no alle istituzioni Pirelli ha mancato gravemente di rispetto non solo ai lavoratori, ma alla nostra intera comunità che li ha ospitati per oltre 50 anni. Ora più che mai è stringente l'approvazione del decreto annunciato che ripristina la cassa integrazione per cessazione di attività. Per richiederlo a gran voce venerdì 21 settembre, al tavolo di trattativa in programma al Ministero dello Sviluppo Economico, ci presenteremo di nuovo accompagnati da tutti i lavoratori”.

Il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, chiama in causa, davanti alla sua sede storica di Milano Bicocca, la multinazionale dei pneumatici, partecipando al presidio dei lavoratori, giunti in buon numero da Figline e che hanno trovato ad accoglierli la RSU di Pirelli e altri operai in lotta per la difesa del posto di lavoro come quelli delle rubinetterie Signorini di Campi Bisenzio.

"Sono qui - ha detto Rossi rivolgendosi ai manifestanti - per abitudine e per passione. Per me é sempre stato normale stare dalla parte dei lavoratori ed occuparmi dei loro problemi perché dove il lavoro e loro stessi sono maltrattati, lì occorre esserci. Chi lotta per difendere il proprio posto di lavoro non deve essere lasciato solo".

Il presidente, che ha chiesto, insieme alla sindaca di Figline Giulia Mugnai e al rappresentante della città metropolitana, di essere ricevuto dalla direzione aziendale, ha aggiunto di "pretendere" che il ministro Di Maio mantenga la promessa fatta a Figline e che faccia approvare il decreto che concede la cassa integrazione per cessazione di attività. E che "lo faccia urgentemente altrimenti il 4 di ottobre i licenziamenti diventeranno effettivi e tutto sarà stato inutile".

"Chiediamo - ha precisato il presidente Rossi - più tempo per poter procedere alla reindustrializzazione del sito di Figline. Una reindustrializzazione che deve partire dal riutilizzo di quello stabilimento e dalla riassunzione di tutti i 318 lavoratori. Noi possiamo favorire questo processo, impiegando allo scopo fondi europei, ma ciascuno deve fare la sua parte. Venerdì 21 saremo al Ministero per lo sviluppo economico e mi attendo che ci sia anche Pirelli. Ha perfino aumentato le sue commesse di steel cord, garantendo altri utili alla Bekaert, ha quindi strumenti per farsi sentire e in questa vicenda può giocare un ruolo. "Ci appelliamo dunque - è stata la sua richiesta - alla responsabilità morale e sociale che ogni impresa deve sentire. Chiediamo che la multinazionale Pirelli si senta moralmente impegnata a dare una mano".

Rossi ha detto poi che è "inaccettabile che i lavoratori italiani siano messi in competizione con quelli rumeni e se l'Europa privilegia i mercati finisce per essere nemica del lavoro, mentre invece dobbiamo puntare a che sia applicato il primo articolo della nostra Costituzione. E in una Repubblica fondata sul lavoro non si possono maltrattare i lavoratori mandando alle loro case le lettere di cessazione attività".

Redazione Nove da Firenze