Piano rifiuti in Toscana: le mosse per passare da emergenza a risorsa

La Regione si riorganizza davanti all'ipotetico allarme di sistema


Un allarme è scattato, se preventivo o lungimirante è da capire, ma era imprevedibile che al grido di aiuto lanciato dagli operatori del settore e la virata green istituzionale, subentrasse il desiderio dell'attivismo di avere voce in capitolo. Se dietro al dibattito sui sacchi neri vi siano scenari politici ancor prima che ambientali non sembra al momento interessare i cittadini, desiderosi invece di mettere in chiaro le mosse sulla scacchiera della raccolta differenziata. Come farla? Dove e quanta? Di che qualità si parla? 

La riorganizzazione del sistema comporterà costi e benefici di quale entità ed in quali proporzioni? Ergo, serve un tavolo tecnico economico ma anche sociale. 

Il governatore della Regione Toscana Enrico Rossi è oggi sostenitore sia dell'economia circolare, con dismissione degli inceneritori, e di un governo aperto alla partecipazione della cittadinanza, per questo le associazioni del territorio chiedono un confronto sul piano regionale dei rifiuti in fase, sembra, di avanzata elaborazione.

Il 1 Agosto 2018, data dell'ultima seduta del Consiglio della Regione Toscana prima delle pausa estiva, le Mamme No Inceneritore hanno consegnato una lettera al Presidente Enrico Rossi, all'Assessore all'ambiente Federica Fratoni e ai tutti i gruppi del consiglio.

Il comitato delle Mamme No Inceneritore elenca 10 punti, condizioni necessarie affinchè il piano possa trasformare la Toscana da gestore dei propri rifiuti a eccellenza "Scongiurando cosi' che per malagestione e scarsa volontà politica si riproponga la costruzione o il mantenimento degli attuali inceneritori, gridando, come gia' si sta facendo, all'emergenza rifiuti" è il commento. 

Tra i 10 punti: l'eliminazione dalla programmazione dell'inceneritore di Firenze, aumento sostanziale degli obiettivi di riduzione complessiva dei rifiuti e incremento delle raccolte differenziate (l'obbiettivo minimo deve essere almeno l'80%), proposte concrete su come agire per incentivare l'economia circolare, ridefinizione degli ATO ed altro. 

"Altre regioni si sono già mosse concretamente, è ora che anche la giunta della Regione Toscana faccia la sua parte se vuole far diventare la Regione Toscana la regione d'eccellenza per la gestione dei rifiuti, per l'economia circolare e per sostenere attivamente la difesa dell'ambiente" concludono le attiviste toscane. 

Intanto arriva il via libera a maggioranza del Consiglio regionale (22 voti a favore, 10 astenuti) alla legge sull’economia circolare, prima firmataria la consigliera e vicepresidente del gruppo Pd Monia Monni.

Il testo, illustrato in Aula dal presidente della commissione Affari istituzionali, Giacomo Bugliani(Pd) punta a orientare le politiche regionali verso un modello circolare, fondato sul principio dello sviluppo sostenibile, che permetta di valorizzare gli scarti di consumo, estendere il ciclo di vita dei prodotti, condividere le risorse, promuovere l’uso di energia da fonti rinnovabili. La legge approvata prevede che la programmazione regionale attui tale transizione individuando obiettivi e contenuti minimi nel coordinamento dei piani settoriali regionali con il Programma regionale di sviluppo (Prs). A tal fine la Giunta dovrà presentare al Consiglio una specifica proposta entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge. Nel primo Documento di economia e finanza (Defr), successivo all’entrata in vigore della legge, dovranno invece essere presentate le modifiche al Prs.

Secondo Giacomo Giannarelli (M5s), la legge è una“mossa astuta del Partito democratico, ma nulla aggiunge e nulla risolve dei problemi dei rifiuti in Toscana. Anzi, peggio, prende in giro i cittadini. La proposta di legge che avrebbe fornito gli strumenti necessari l’avevamo presentata ed è stata bocciata dal Partito democratico. Ora diciamo la verità ai cittadini e alle imprese: il Piano regionale dei rifiuti non sarà pronto prima del 2020”. Il consigliere annuncia inizialmente l’intenzione di esprimere comunque un voto favorevole del gruppo. Posizione poi rivista nel corso del dibattito in Aula e modificata in un voto di astensione.

Secondo la consigliera Monia Monni, prima firmataria della legge approvata oggi, si tratta invece di un “un’opportunità per governare in modo uniforme la transizione verso l’economia circolare, un punto di equilibrio tra sviluppo e sostenibilità, una legge profondamente innovativa. Non ci occupiamo soltanto di rifiuti, l’economia circolare è un modello di sviluppo. Abbiamo la presunzione di avviare un percorso di cambiamento. Scegliamo di prendere una posizione netta, non ideologica, opponendoci a un modello di decrescita, immaginando invece un tipo di crescita che non distrugga le matrici ambientali. La proposta di legge che aveva presentato il Movimento 5 stelle – dice ancora Monia Monni – era incostituzionale e anche un po’antidemocratica”.

Il capogruppo Tommaso Fattori annuncia il voto favorevole di Sì-Toscana a sinistra: “Vogliamo augurarci che sia un passo sincero verso l’economia circolare, un complesso di pratiche che riguarda la riprogettazione complessiva dei sistemi produttivi. L’obiettivo è di non produrre più rifiuti, far circolare la materia senza fine: noi pensiamo che sia possibile realizzare compiutamente questo sistema. Ora –prosegue Fattori – dobbiamo chiarirci sul cronoprogramma, c’è un ritardo della Giunta, si tratta di porsi obiettivi ambiziosi sulla raccolta differenziata e una exit strategy rispetto all’incenerimento. Servono scelte concrete”.

La capogruppo Elisa Montemagni spiega la posizione della Lega, che si asterrà sul provvedimento: “Non basta aggiungere le parole economia circolare nel Prs, la proposta di legge del Pd sembra ineccepibile, ma bisogna guardare ai fatti: in Toscana l’economia circolare non si fa. Altre regioni, come Veneto e Lombardia sono molto più avanti in questo processo”.

Anche Paolo Marcheschi (Fratelli d’Italia) critica il provvedimento: “Principio alto e ancora astratto. Sull’economia circolare siamo tutti d’accordo, diversa è la declinazione di questo principio. La normativa europea, ad esempio, non esclude i termovalorizzatori, l’economia circolare come la pensiamo noi non elimina gli inceneritori”.

Pieno sostegno da parte di Serena Spinelli (Art.1-Mdp), secondo la quale la nuova legge dimostra“che c’è davvero una differenza tra destra e sinistra. Stiamo pensando a un nuovo modello di sviluppo e a tutte le fasi che lo determinano. Partiamo dal principio che possiamo riorientare i modelli di sviluppo della nostra regione. Mi piace pensare, ad esempio, come in questo nuovo modello si inseriscono i diritti dei lavoratori”.

L’assessore regionale all’Ambiente Federica Fratoniin chiusura di dibattito parla di “coraggio”. Nel riprendere le parole della consigliera Spinelli, rileva che “introdurre un principio di carattere culturale” e“orientare le politiche verso un nuovo modello di sviluppo” è una “scelta di campo assolutamente radicale”. “Realizzare l’economia circolare, dobbiamo essere consapevoli, vuol dire fare un atto di profondo coraggio”, dice. Sappiamo esattamente cosa fare” per arrivare ad una “vera circolarità”. La nuova legge di iniziativa del Consiglio, permette di“rivedere la normativa di settore e non solo il Piano dei rifiuti che –ricorda – riguarda i rifiuti urbani”.“Bisogna sostenere le aziende nei processi di innovazione – aggiunge –. Dobbiamo creare le condizioni perché la scommessa degli imprenditori trovi terreno fertile”.

Redazione Nove da Firenze